Girasole, servono ibridi a duplice produttività

I risultati delle prove varietali nell’ambito del progetto finanziato da Assosementi
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Dopo vari anni di declino, in cui la superficie investita a girasole aveva subito una progressiva diminuzione fino a toccare, nel 2010, il valore più basso da oltre un decennio, l’interesse per la coltura sembra essersi ridestato con la concreta prospettiva di un ritorno a livelli più consoni. Il fattore determinante per questa ripresa va ricercato, innanzitutto, nel rilevante aumento di prezzo che si è mantenuto interessante fino all’inizio dell’estate scorsa ed ha scongiurato l’infausta possibilità che la composita venisse relegata a coltura marginale nel panorama produttivo italiano (Frascarelli, 2011).
L’oleaginosa, inoltre, gode di molteplici vantaggi, come la possibilità di fruire di una tecnica agronomica semplice e ormai consolidata, i bassi costi di anticipazione colturale richiesti, la brevità del ciclo colturale che permette di lasciare sgombro il terreno in congruo anticipo per la coltura successiva, i ridotti costi di lavorazione, il rilascio di residui colturali favorevoli alle colture successive (Del Gatto et al., 2008). La buona produttività, anche con scarse disponibilità idriche e la effettiva assenza di possibili alternative valide, come colza o Brassica carinata, ne fanno una delle colture cardine specialmente nelle zone della collina asciutta dell’Italia Centrale.
Nel panorama poco rassicurante in cui versa l’economia nazionale ed, in particolare, il settore agricolo, si impone quanto mai l’esigenza di ottimizzare le scelte di tecnica agronomica in funzione del contenimento dei costi di coltivazione ed innalzamento delle rese. A tal proposito riveste sicuramente un ruolo preminente la scelta varietale. La possibilità di disporre di una gamma di genotipi adatta agli areali italiani di coltivazione è la premessa indispensabile alla valorizzazione di colture come il girasole, sfruttabile anche dal punto di vista energetico (Del Gatto et al., 2011a).
Anche nel 2011 sono state allestite prove di confronto in località dell’Italia Centrale (Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna) nell’ambito del Progetto “Qualità girasole”, finanziato da Assosementi dal 1999 (Fig. 1). Scopo della sperimentazione è dare continuità nel tempo alla valutazione delle cultivar presenti nel ricco panorama proposto dalle industrie sementiere, assicurando il collaudo delle novità che, numerose, vengono inserite ogni anno. Si cerca in tal modo di fornire indicazioni attendibili per orientare gli agricoltori nelle problematiche di scelta varietale, che, in alcuni casi, possono risultare determinanti nel successo della coltura (Del Gatto et al., 2011b), attraverso l’accertamento delle possibilità di adattamento, delle attitudini produttive e delle caratteristiche qualitative (contenuto e tipo di olio prodotto) delle varietà. Non va trascurato, a tal proposito, che, nella quasi totalità dei casi, i genotipi immessi sul mercato italiano sono frutto di un lavoro di breeding estero, in paesi dalle condizioni pedo–climatiche diverse dal nostro.
 

ORGANIZZAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE
Nel 2011 sono state poste in valutazione trentadue varietà, di cui nove ad alto contenuto di acido oleico, elencate in ordine alfabetico, con accanto il nome della ditta distributrice, nella Tab. 1; undici di queste sono presenti nelle prove di confronto da tre anni (tre ibridi) o più (otto ibridi); sette per il secondo anno consecutivo e quattordici sono state poste in valutazione per la prima volta. Quest’ultima indicazione sta a significare la dimensione e la rapidità del ricambio varietale nel settore elianticolo e, per conseguenza, l’importanza di una costante e puntuale attività di valutazione.
L’inserimento nella rete di prove è riservato esclusivamente alle varietà poste in commercio dalle società sementiere operanti sul mercato italiano, con esclusione di tutte quelle ancora in fase sperimentale, in collaudo precommerciale o in corso d’iscrizione al Registro nazionale; vengono inoltre prese in considerazione solo quelle nei cui confronti le rispettive ditte distributrici dichiarano, senza riserve, pieno interesse alla commercializzazione nella stagione agraria in cui vengono allestite le prove e in quelle immediatamente successive (Monotti et al., 1998).
Istituzioni e responsabili che hanno curato la realizzazione delle esperienze sono riportati in Tab. 2. Figura, tra queste, l’unità operativa dell’Università di Bari, che ha svolto le prove in Puglia (Gravina–BA) e Basilicata (Metaponto–MT) con il finanziamento del progetto nazionale SUSCACE (Supporto Scientifico alla Conversione Agricola verso le Colture Energetiche); quest’ultimo è stato concepito con la finalità di supportare le opzioni di investimento in colture a destinazione energetica nelle aree interessate a progetti di riconversione agricolo–industriale in ottemperanza alle disposizioni dettate dalla riforma Ocm zucchero.
Tutte le esperienze sono state realizzate secondo modalità di conduzione ordinarie (Tab. 3), con disegno sperimentale a blocchi randomizzati con tre ripetizioni e densità d’investimento di 6 piante/m2. Sono stati eseguiti i principali rilievi biomorfologici, produttivi e qualitativi date di emergenza, inizio fioritura e maturazione agronomica; altezza delle piante; diametro della calatide e sua superficie sterile centrale, peso di 1.000 acheni, numero di piante peronosporate, ramificate, allettate, stroncate e presenti alla raccolta, percentuale di olio negli acheni determinata con il metodo NMR, resa areica in acheni e olio e, per le varietà ad elevato contenuto di acido oleico, composizione acidica dell’olio proveniente da calatidi autofecondate tramite sacchetti di cotone posizionati sulle stesse prima dell’antesi, così da isolarle da polline estraneo, tramite analisi dei metil esteri degli acidi grassi con gascromatografo. Tutte le analisi sono state eseguite dall’unità coordinatrice del progetto.
Va precisato che a Conselice e Gravina si è dovuto procedere ad una risemina della prova che non aveva fornito sufficiente omogeneità nell’ emergenza delle tesi. La sperimentazione svolta a Policoro, per le particolari caratteristiche pedologiche e di conduzione agronomica (esecuzione di due interventi di irrigazione ausiliaria da 25 mm ciascuna il 8/4 e 10/5), verrà illustrata separatamente.
 

RISULTATI
L’andamento climatico del 2011 è stato caratterizzato da temperature sempre più alte della media poliennale (Fig. 2). Le piogge solo ad Osimo sono risultate deficitarie per tutto il ciclo della coltura, specialmente in estate; viceversa a Gravina lo scostamento è sempre stato positivo, mentre nelle altre località si sono apprezzate precipitazioni utili almeno durante il periodo critico di fioritura–allegagione. Per conseguenza (Tab. 4) la resa in acheni nella località marchigiana è risultata la più penalizzata e simile a quella dell’ambiente pugliese, solitamente il meno produttivo; le produzioni più alte sono state realizzate nell’Italia Centro Settentrionale, dove si sono sfiorate le 4 t/ha.
A Cesa, che ha espresso, in assoluto, la resa media più alta, Inostarck ha ottenuto la migliore prestazione (4,63 t/ha), ma ben quattordici accessioni hanno superato o eguagliato il valore di 4 t/ha. A Conselice, invece, Pacific ha conseguito in assoluto la resa massima dell’intera rete, oltrepassando le 5 t/ha; in questo caso quindici ibridi hanno prodotto più di 4 t/ha di acheni, ma la differenziazione varietale è stata la più alta fra località, con uno scarto fra i valori produttivi estremi di 2,39 t/ha. In Umbria Sillouet ha fornito la maggiore resa (4,58 t/ha) con altri quattro ibridi, Pacific, Sikllos CL, NK Camen e Brasil. A Gravina NK Rocky è stata la migliore; ad essa si sono affiancate Barolo RM e Sillouet. Ad Osimo nessuna cultivar è riuscita a superare i 40 q/ha: le migliori hanno superato (NX 54127, NX 00989, Mas 83.R) o approssimato (Barolo RM) i 35 q/ha. Nella media di tutte le località i dieci migliori ibridi in valore assoluto sono stati Sillouet, Pacific e, con una resa comunque superiore a 3,70 t/ha, NX 00989, Inostarck, NK Rocky, Mas 88.OL, Barolo RM, Sikllos CL, NK Ferti e Mas 83.R.
Il contenuto di olio (Tab. 5), espresso dalla percentuale di lipidi sul peso secco degli acheni è risultato, pur nella variabilità dei risultati, abbastanza uniforme tra ambienti: lo scarto tra le varie medie ha di poco superato i tre punti percentuali. A Conselice si è registrato il valore medio (49,08 %) ed assoluto (52,56 % con NK Rocky) più alto, con ben undici varietà che hanno superato il 50%; a Cesa, invece, dove si è distinta DKF 3554 (52,27 %) e si è verificato il massimo scarto nel tenore lipidico (10,27 %), solo tre hanno valicato tale limite, così come a Gravina, che ha spuntato valori superiori a quelli delle restanti due località dell’Italia Centrale, dove le due migliori varietà, Brasil, a Montecastrilli e Doriana ad Osimo non hanno però eguagliato tale valore. Complessivamente questi due ultimi ibridi e NK Rocky sono apparsi quelli maggiormente dotati, con contenuti superiori al 49%.
La produzione di olio per ettaro (Tab. 6), contemplando congiuntamente la resa areica di acheni secchi (0% di umidità) e il loro contenuto in olio, è il carattere che esprime più compiutamente la potenzialità produttiva delle varietà. L’andamento fra ambienti di prova riflette quanto già osservato per la resa in acheni. All’interno delle graduatorie locali, invece, si è osservata qualche differenza, soprattutto dovuta alla flessione causata da qualche riscontro analitico non adeguato alla posizione occupata dal genotipo in funzione della sua produttività in acheni. È il caso di Sanbro MR che a Cesa è uscito dal gruppo dei migliori, come è avvenuto per Solaris a Conselice, che è retrocesso di ben undici posizioni e Barolo a Gravina, che ha perso ben nove posti, mentre le oscillazioni, positive o negative, delle altre località sono state molto meno sensibili. Mediamente la graduatoria delle dieci migliori cultivar non ha fatto osservare vistosi cambiamenti, tranne che per Barolo RM che è dovuta scalare di ben 12 posizioni e per Sikllos, scivolata dall’ottavo al tredicesimo posto.
Il risultato produttivo delle varietà, spesso, è condizionato dall’areale in cui è stato conseguito: alcune cultivar hanno fornito risultati incoraggianti in un’esperienza e decisamente modesti in altre. È necessario, perciò, poter esprimere un giudizio complessivo sul comportamento degli ibridi. Per far questo è stato costituito il grafico di Fig. 3, dove, per i principali caratteri quantitativi, viene presa in considerazione la produzione media di tutte le prove come indice di potenzialità produttiva e la variabilità di resa nei vari ambienti come espressione di stabilità produttiva (Del Gatto et al., 2009). Esaminando le cultivar che hanno ottenuto un indice medio, indicato dal pallino rosso nel grafico, per la resa in acheni superiore a 100, potenzialmente le migliori della sperimentazione, appare evidente la diversità nel loro comportamento: l’ampiezza del segmento che include il tondino indica la variabilità registrata nelle varie esperienze e, quindi, la costanza di produttività dimostrata. Ecco perciò che varietà come NX 00989, Mas 88.OL e Mas 84.E hanno evidenziato una affidabilità superiore a quelle che, magari, le sopravanzano per indice produttivo (ad es. Pacific, Rocky, Sanbro MR).
La colonna relativa al contenuto di olio mostra un andamento completamente diverso da quello espresso nelle altre due, mettendo in evidenza degli intervalli di variazione davvero esigui, a significare una minore dipendenza di questo carattere dalle condizioni ambientali di quanto non risulti, invece, nei confronti del genotipo (Laureti et al., 2006). Quest’ultima componente ha inciso, in alcuni casi, sensibilmente, modificando il comportamento degli ibridi nella resa in olio rispetto a quanto già osservato nel prospetto relativo agli acheni: generalmente il campo di oscillazione degli indici si è ampliato, mentre ha comportato un miglioramento della performance soprattutto nelle accessioni di posizione media e medio bassa (un esempio su tutte Doriana) e, viceversa, un peggioramento in quelle presenti nei posti più alti della graduatoria. Per una valutazione globale delle varietà è utile esprimere contestualmente attitudini produttive in acheni e tenore di olio degli stessi. Va infatti ricordato che nel girasole il prodotto finale economicamente utile è l’olio, qualunque ne sia la destinazione, anche se la remunerazione sul mercato italiano fa riferimento al prodotto in acheni; per conseguenza l’ottimizzazione della scelta dovrebbe essere conseguita indirizzandola verso varietà che associano alti indici di resa per entrambi i caratteri.
In Fig. 4 sono riportati gli indici produttivi in acheni e olio delle varietà in prova in ordine decrescente per il primo carattere. Come già evidenziato, in svariati casi il tenore in olio determina scostamenti tra i giudizi relativi all’uno o all’altro criterio. Così possono notarsi chiaramente accessioni a prevalente produttività in olio, come Sillouet, NX 00989, Inostarck, Rocky, NK Ferti, Mas 83.R, NX 54127, Mas 84 E, Brasil e Doriana, o in acheni, come Pacific, Barolo RM e Sikllos CL, Sanbro MR, accanto ad altre in grado di coniugare alte produzioni per entrambi i caratteri (Mas 88.OL, NK Camen, Arena PR).
Le varietà ad alto contenuto di acido oleico si sono distribuite equamente nelle varie graduatorie di merito, conservando in esse la stessa rappresentatività nell’ambito delle prove sperimentali. Dal riscontro analitico effettuato tramite gascromatografia su acheni ottenuti da piante autofecondate (Tab. 7) si evince che tutte quelle dichiaratamente dotate di tale caratteristica hanno evidenziato un elevato e stabile tenore in acido oleico, mediamente superiore all’84%, con Mas 88.OL, Heliagol HO, Mas 89.OL, NK Camen, Pacific e PR64H41 in grado di oltrepassare tale valore in tutte le esperienze della rete, le ultime cinque con valori di acido linoleico sempre inferiori al 3%.
In Tab. 8 è illustrata, come primo carattere, la precocità delle cultivar, espressa come numero di giorni dall’emergenza alla fioritura. A Conselice le piante hanno raggiunto per prime l’antesi, anche in relazione al ritardo di semina che ha inevitabilmente contratto il ciclo della coltura; ad Osimo per ultime, anche in considerazione della scarsa disponibilità idrica che ha inciso in maniera contraria. Sanbro MR è stata la cultivar più precoce, fiorendo per prima in quasi tutte le località, Mas 93.IR la più tardiva, confermando tale prerogativa in quattro dei cinque ambienti di prova. Le piante hanno presentato la stessa statura media dell’anno scorso risultando più alte in Umbria e, come di consueto, più basse in Puglia; Mas 89.OL e Mas 90.T hanno raggiunto la maggiore taglia superando di 25 cm Barolo RM, la cultivar più bassa. Il peso medio degli acheni è oscillato intorno ai 50 g con punte di 62,3 (LG 56.35) e 45,3 (Arena PR).
 

LA PROVA IN BASILICATA
Informazioni supplementari sulle capacità produttive dell’oleaginosa possono desumersi dai risultati della prova svolta in Basilicata (Tab. 9), dove si sono raggiunte produzioni ragguardevoli, seppure con l’ausilio irriguo, a dimostrazione della validità del materiale in valutazione. La differenziazione varietale è stata notevole: lo scarto tra la resa migliore e peggiore è stato di 2,24 t ha-1. In molti casi gli ibridi in prova non hanno confermato le buone prestazioni fornite negli altri ambienti (Pacific, Inostarck, NK Rocky, Mas 83.R) o le hanno migliorate (Brasil, Serena, Doriana, Mas 89.OL).
Sillouet e NX 00989 hanno superato entrambe la resa di 5 t ha-1 di acheni, ottenendo le migliori produzioni in assoluto; diciannove accessioni hanno superato la produzione media (4,18 t/ha). Il contenuto in olio degli acheni è risultato inferiore di oltre tre punti percentuali a quello medio delle altre località di prova; NX 00989 e Brasil hanno approssimato il valore del 50%, LG 56.35 ha confermato uno scarso tenore con il 40,8 %. Dalla risultanza della combinazione dei due precedenti caratteri la graduatoria relativa alla resa in olio teorica ha visto primeggiare NX 00989 (2,52 t/ha) che, insieme a Sillouet, Brasil e Doriana, ha superato le 2 t/ha.
NK Camen ha raggiunto per primo l’antesi, mentre Inostarck è stato l’ultimo a fiorire. L’altezza delle piante è stata abbastanza contenuta, con uno scarto di 28 cm tra la più alta (Mas 83.R, 169 cm) e la più bassa (Pacific, 141 cm). Tutti gli ibridi hanno fatto registrare un peso medio dei semi abbastanza elevato.
 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La rete di prove allestita in più ambienti ha permesso di raccogliere informazioni e accertamenti utili per una valutazione di tipo globale di una vasta gamma di varietà di girasole proposte per il mercato italiano, in grado di supportare gli agricoltori che devono orientarsi per scegliere quella più adatta al loro areale di coltivazione.
Una indicazione di notevole interesse è costituita dall’individuazione degli ibridi dotati di elevata potenzialità produttiva e durata del ciclo contenuta. Considerato che negli ultimi tempi quest’ultima peculiarità si è via via consolidata, l’attenzione va focalizzata sulla prima, carattere composito che deve necessariamente coniugare alte rese in acheni ed olio, pur perdurando un criterio di remunerazione che prende in considerazione solo il primo aspetto, essendo tuttavia il secondo parametro quello coerente con l’interesse generale della filiera, qualunque sia il suo indirizzo (alimentare, industriale, energetico). Tale puntualizzazione è lungi dall’essere ovvia, considerando la marcata dicotomia acheni/olio che ha caratterizzato, persistendo tuttora, le varietà fin dall’introduzione del girasole nei comprensori italiani.
Un altro aspetto non trascurabile è legato alla stabilità della produzione, sia dal punto di vista del comportamento delle varietà nelle differenti condizioni rappresentative dei comparti geografici di riferimento per la rete di valutazione, sia da quello espresso in un arco temporale ragionevolmente lungo, cioè almeno un triennio.
Gli ibridi con la migliore produttività in acheni ed olio, in grado di fornire maggiore affidabilità da questo punto di vista risultano Sillouet, Doriana, NK Camen e Pacific; ad essi possono essere affiancati Barolo RM, PR64H41, e Sanbro MR, dalle soddisfacenti rese in acheni.
Delle quattordici nuove entrate nella rete di prove 2011, cinque, NX 00989, NK Rocky, Mas 88.OL, Sikllos CL, NK Ferti, hanno ben figurato e, sebbene necessitino di ulteriori conferme in prove successive, posizionandosi nel gruppo delle migliori dieci in assoluto, presentano concrete possibilità di conquistare un ruolo di primo piano nel panorama elianticolo italiano.
Circa i genotipi alto oleico, conseguito ormai un assodato miglioramento riguardo al tenore in acido oleico e alla sua stabilità, nel tempo e fra areali, si può dire sia stata raggiunta anche una sorta di parità produttiva con le varietà convenzionali: non è più così raro rinvenire, tra le migliori, cultivar di questo tipo, e ciò avviene ormai con una frequenza pari alla loro rappresentatività nella sperimentazione. Tra queste, dalle prove del 2011, si sono poste in evidenza Pacific, Mas 88.OL e NK Ferti.

 

 

Del Gatto A. (1), Pieri S. (1), Ridoni G. M. (2), Sarti A. (3), Corvasce M. (3), Massoli A. (4), Frattegiani E. (4), De Mastro G. (5), Verdini L. (5)

 

(1): Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura Centro di Ricerca Colture Industriali (CRA-CIN) Ex S.O.P. Osimo (AN);
(2): Regione Toscana – Settore Promozione dell’innovazione e sistemi della conoscenza – Centro per il Collaudo ed il Trasferimento dell’innovazione di Cesa Marciano della Chiana (AR)
(3): ASTRA Innovazione e Sviluppo-Unità Operativa Mario Neri, 18, Imola (BO)
(4): 3A-Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria Soc. Cons. a r.l., Area Innovazione e Ricerca, Todi (PG)
(5): Dipartimento di Scienze Agro-ambientali e Territoriali. (DSAAT),, Facoltà di Agraria – Università degli Studi di Bari 

 

BIBLIOGRAFIA
Frascarelli A., 2011. Prevista una ripresa record per il girasole 2011. L’informatore Agrario, 11, 49-51
Del Gatto A., Pieri S., Mangoni L., Angelini P., Cardinali A., 2009. Girasole, alto oleico in ritardo rispetto ai i tipi convenzionali. Terra e Vita, 5, 54-57
Del Gatto A., Pieri S., Mangoni L., 2011a. Alto oleico, divario colmato. Terra e vita, 4, 50-53
Del Gatto, A., Pieri, S., Ridoni, G.M., Sarti, A., Cozzolino, E., Concezzi, L., De Mastro, G., 2011b. Un biennio di prove di valutazione di cultivar di girasole in Italia Centrale e Sud-orientale. In “Lo sviluppo delle colture energetiche in Italia” a cura di Pari L. Centro stampa “Nuova cultura”, 325-348 – ISBN 978-88-6134-730-4
Monotti M., Del Pino A.M., Tanzi F., Coletti A., Laureti D., Mazzoncini M., Sunseri F, Capitanio R., Polazzo D., Pieri, S, Brugna E., 1998. Valutazione di varietà di girasole in diversi ambienti italiani nel 1997. L’Informatore Agrario, LIV, Supplemento al n. 10, 9-30
Del Gatto A., Pieri S, Ridoni G., Sarti A., Cozzolino E., Leone V., 2009. Quale girasole seminare nel 2009. L’Informatore Agrario, 10, 45-49
Laureti D., Monotti M., Conti D., Del Pino A.M., Pieri S., Ridoni G. 2006. Girasole: panorama varietale per il 2006. L’Informatore Agrario LXII 10, Speciale Girasole, 34-39


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