Fotovoltaico: Così cambia il conto energia

Le novità rispetto al passato e le nuove tariffe incentivanti fino al 2016
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Il “conto energia” italiano per il fotovoltaico ha subito negli ultimi dodici mesi ben due revisioni della normativa incentivante, che hanno radicalmente modificato le convenienze economiche negli investimenti in questo settore. L’ultima revisione è quella del Dm. 5/5/2011 che ha introdotto il cosiddetto “quarto conto energia”.
Anche l’agricoltura ne è pienamente coinvolta. Molti imprenditori agricoli negli ultimi anni hanno investito nel fotovoltaico con notevole soddisfazione. Alla luce del quarto conto energia, è opportuno chiedersi quali siano le novità rispetto al passato e se ancora oggi c’è convenienza negli investimenti fotovoltaici.
 

 

UNA FRENESIA NORMATIVA
Il fotovoltaico in Italia ha avuto una grande espansione grazie al Dm. 19/2/2007 che ha introdotto un sistema di incentivazione, noto come “secondo conto energia”.
Nell’agosto 2010, la necessità di aggiornare il conto energia italiano, alla luce dei cambiamenti avvenuti nel settore fotovoltaico, aveva portato alla pubblicazione del Dm. 6/8/2010, che introduceva il “terzo conto energia” con un nuovo quadro tariffario e poche altre novità (fig. 1).
Tale decreto sanciva una decisa diminuzione delle tariffe e aboliva la distinzione fra impianti integrati e parzialmente integrati, riconoscendo semplicemente gli impianti installati sugli edifici e gli “altri impianti” (tra cui quelli installati a terra).
L’aggiornamento lasciava intravedere una nuova fase del fotovoltaico italiano, caratterizzata da incentivi meno remunerativi ma anche da solide garanzie per gli investimenti nel settore grazie ad un sostegno ancora al di sopra degli altri Paesi europei.
Dopo il Dm. 6/8/2010 si pensava di essere entrati in una fase di stabilità per il fotovoltaico italiano, invece la frenesia normativa era appena iniziata. A pochi giorni di distanza dal Dm. 6/8/2010, la legge 129/2010 (nota come ‘legge salva-Alcoa’) sanciva una proroga dell’incentivazione del secondo conto energia per quegli impianti la cui installazione fosse avvenuta entro il 31 dicembre 2010 (escluse le opere di connessione alla rete elettrica di distribuzione) e che fossero entrati in esercizio entro il 30 giugno 2011.
Questa legge di fatto spalancava le porte alla speculazione nel mondo del fotovoltaico, alimentando la ‘caccia al sole’ nel secondo quadrimestre del 2010. Il Gse (Gestore dei servizi energetici), nel gennaio 2011, denunciava un boom delle installazioni tale da provocare, nel solo 2010, un incremento del 160% della potenza installata rispetto a quella entrata in esercizio nel 2009.
Si giungeva così al 3 marzo 2011, giorno della firma del Dlgs. 28/2011, il cosiddetto ‘ammazza rinnovabili’. Tra i provvedimenti più importanti almeno due riguardavano il fotovoltaico:
– l’emanazione entro il 30 aprile di un nuovo Dm. che regolasse gli incentivi;
– la fissazione di limiti cogenti per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra, in aree agricole, con potenza superiore a 1 MW.
Diretta conseguenza del Dlgs. 28/2011 (fig. 1), che ha recepito la Direttiva 2009/28/CE (Obiettivo 202020), è stata la pubblicazione del quarto conto energia (Dm. 5/5/2011). Esso rivoluziona gli incentivi al fotovoltaico a partire dal 1° giugno 2011 prevedendo il passaggio, nel 2013, da un sistema d’incentivazione feed-in premium a una tariffazione omnicomprensiva (feed-in tariff). 
 

 

IL QUARTO CONTO ENERGIA
I provvedimenti introdotti dal quarto conto energia sono finalizzati a limitare gli incentivi al settore, introducendo dei cap (tetti) annui al costo dell’incentivazione favorendo, in particolare, la diffusione degli impianti di piccolamedia potenza realizzati su edifici.
Infatti, il secondo e il terzo conto energia avevano la stessa impostazione di fondo, vale a dire feed-in premium senza limiti di spesa per il Gse e, in estrema sintesi, il terzo conto energia aveva determinato solo una notevole riduzione degli incentivi e poche altre rilevanti novità.
Il boom delle richieste di installazioni di fine 2010, creatosi a seguito del provvedimento contenuto nella già citata legge ‘salva Alcoa’ (che ha prorogato di fatto il redditizio secondo conto energia), ha causato il raggiungimento dell’obiettivo nazionale di potenza cumulata da installare entro il 2020 (8 GW) con ben 10 anni di anticipo. L’impennata dei costi degli incentivi, causata da tale boom, è stato il pretesto per effettuare un ulteriore taglio degli incentivi, annunciato col decreto ‘ammazza rinnovabili’ (Dlgs. 28/2011) e ratificato con il Dm. 5/5/2011.
Quest’ultimo introduce limiti cogenti alla spesa per gli incentivi, sancendo il ritorno a una modalità d’incentivazione di notevole complessità gestionale sia per il Gse che per gli investitori, che prevede, come anticipato, tetti di spesa annui per l’incentivazione.
Importante e decisiva, a tal proposito, è la distinzione fra piccoli e grandi impianti fotovoltaici, entrambi definiti dal Dm. 5/5/2011:
1) i primi sono gli impianti ‘realizzati su edifici’ con potenza non superiore a 1MW, gli ‘altri impianti fotovoltaici’ con potenza non superiore a 200 kW operanti in regime di scambio sul posto, nonché gli impianti fotovoltaici di potenza qualsiasi realizzati su edifici della PA;
2) i secondi sono, invece, quegli impianti non ricompresi nella definizione di piccoli impianti. 
 

 

GRANDI IMPIANTI
Nel periodo 1° giugno 2011 31 dicembre 2012 l’installazione di grandi impianti sarà “contingentata” poiché verranno applicati dei tetti massimi di spesa (art. 2, Dm. 5/5/2011) che non potranno essere superati. A tale scopo è prevista l’istituzione di un registro per i grandi impianti, al quale dovranno iscriversi tutti i grandi impianti per gli anni 2011 e 2012 (eccezion fatta per i grandi impianti che entrano in esercizio entro il 31 agosto 2011). Tale iscrizione è condizione necessaria, ma non sufficiente per l’accesso alle tariffe incentivanti; il registro serve per controllare che le incentivazioni non sforino i limiti di spesa periodici previsti dal Dm. 5/5/2011 (il superamento dei costi indicativi non limiterà l’accesso alle tariffe incentivanti ma determinerà una riduzione aggiuntiva delle stesse nel periodo successivo).
In definitiva, i grandi impianti sono sottoposti ad un rigido controllo da parte del Gse poiché la loro incentivazione sarà subordinata alla pubblicazione periodica di una graduatoria nazionale degli impianti iscritti al registro, stilata secondo criteri di priorità ben definiti (fig. 2).
Il nuovo iter burocratico per l’accesso agli incentivi dei grandi impianti fotovoltaici potrebbe allungare il tempo necessario per accedere agli incentivi, creando incertezza negli investitori e problemi di bancabilità dei progetti stessi. 
 

 

PICCOLI IMPIANTI
Diversa è la situazione per i piccoli impianti fotovoltaici. Tale categoria di impianti potrà usufruire nel periodo 1° giugno 2011 – 31 dicembre 2012 di un’incentivazione senza alcuna limitazione di spesa. È evidente che la ratio del Dm. 5/5/2011 è quella di favorire un maggiore sviluppo del fotovoltaico integrato (realizzato sugli edifici) sia nelle attività industriali, agricole e commerciali che nelle abitazioni civili, con impianti prevalentemente di piccolamedia taglia.
Questo provvedimento, dunque, dovrebbe promuovere la diffusione di un uso ‘sostenibile’ del fotovoltaico, diminuendo il consumo di suolo – spesso denunciato nel settore agricolo – e mitigando l’impatto paesaggistico degli impianti a terra, sfruttando la capacità d’integrazione architettonica della tecnologia fotovoltaica. È in quest’ottica che l’imprenditoria agricola potrebbe assumere un ruolo da protagonista sfruttando l’elevata disponibilità di coperture di fabbricati, capannoni ed edifici al fine di integrare il reddito con investimenti nel settore delle energie rinnovabili. 
 

 

ALTRE NOVITÀ DAL 2013
Una rilevante novità sarà introdotta dal 1° gennaio 2013.Apartire da questa data, infatti, l’incentivazione in conto energia, pur rimanendo sempre limitata da tetti massimi di spesa (sia per i piccoli che grandi impianti), si avvarrà di una tariffa onnicomprensiva (feed-in tariff) in sostituzione della tariffa in conto esercizio (feed-in premium), con importi semestralmente decrescenti. I tetti massimi di spesa indicativi potranno anche essere superati, ma con ripercussioni negative per le incentivazioni dei semestri successivi.
Il Dm. 5/5/2011 precisa che il nuovo obiettivo di potenza cumulata installata in Italia entro il 2016 è pari a 23 GW, corrispondente ad un costo indicativo cumulato annuo degli incentivi stimabile fra i 6 e 7 miliardi di euro (attualmente tale valore orbita intorno ai 3,5 miliardi di euro). 
 

 

CUMULABILITÀ INCENTIVI
Un aspetto che assume una grande rilevanza nel determinare la redditività dell’investimento è sicuramente la cumulabilità degli incentivi con altre fonti di finanziamento (benefici e contributi pubblici) destinate alla realizzazione dell’impianto (tab. 1).
Sono cumulabili con l’incentivazione in conto energia:
1) contributi in conto capitale non superiori al 30% del costo di investimento per impianti realizzati su edifici ed aventi potenza non superiore a 20 kW;
2) contributi in conto capitale non superiori al 30% del costo di investimento per impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative;
3) finanziamenti a tasso agevolato (Legge n. 296 del 2006);
4) benefici conseguenti all’accesso a fondi di garanzia e di rotazione istituiti da enti locali e regioni;
5) benefici derivanti dal meccanismo di scambio sul posto o, in alternativa, dal ritiro dedicato dell’energia elettrica, fino al 31 dicembre 2012.
Inoltre, l’incentivazione può aumentare, avvalendosi di specifici premi che assumono una notevole rilevanza ai fini della redditività dell’investimento (tab. 1). In particolare, il Dm. 5/5/2011 prevede i seguenti premi cumulabili con le tariffe incentivanti del conto energia:
1) premio per impianti abbinati all’uso efficiente di energia elettrica. In pratica, per edifici dotati di attestato di certificazione energetica e su cui l’impianto è installato e per i quali, in seguito ad interventi edilizi, si dimostri una riduzione minima del 10% degli indici di prestazione energetica estivi e invernali rispetto alla situazione antecedente la dotazione dell’attestato, è previsto un incremento della tariffa incentivante pari alla metà della percentuale di riduzione (fino ad un massimo del 30% della tariffa incentivante riconosciuta). Inoltre, l’eventuale nuova esecuzione di ulteriori interventi migliorativi sull’edificio, tali da permettere di conseguire una riduzione ulteriore di almeno il 10% degli indici di cui sopra permette di ricevere un ulteriore premio (fermo restando il limite massimo pari al 30% della tariffa incentivante riconosciuta).
2) premio pari a 5 c€/kWh per impianti installati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto;
3) incremento del 10% della tariffa incentivante per impianti il cui costo di investimento, escluso il costo della manodopera, sia per non meno del 60% riconducibile ad una produzione realizzata all’interno dell’Unione europea.
 

 

LE TARIFFE INCENTIVANTI
La novità più rilevante del Dm. 5/5/2011 riguarda le tariffe incentivanti, che subiscono continui aggiornamenti. La tabella 2 mostra le tariffe incentivanti in vigore a partire dal 1° giugno 2011 fino al 31 dicembre 2011.
Risulta evidente il netto e progressivo decremento delle tariffe negli ultimi sei mesi del 2011.
La tabella 3 mostra invece le tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio nei due semestri del 2012.
Dal 2013 cesserà l’incentivazione feed-in premium ed entrerà in vigore una tariffa omnicomprensiva che, subendo progressive riduzioni semestrali, durerà fino al 31 dicembre 2016. La tabella 4 mostra le tariffe valide a decorrere dal primo semestre del 2013.
In particolare si precisa che, in questo nuovo sistema d’incentivazione, la tariffa autoconsumo è coincidente con il valore della tariffa in conto energia (pari dunque all’incentivo per l’energia prodotta).
Per i semestri successivi, fino al 31 dicembre 2016, sono previste le riduzioni elencate in tabella 5.
Quanto mostrato conferma il trend decrescente degli incentivi. Esso dovrebbe procedere di pari passo con la costante riduzione dei costi della tecnologia fotovoltaica che dovrebbe consentire il raggiungimento della fatidica grid parity entro il 2016. 
 

 

QUARTO CONTO ENERGIA E SETTORE AGRICOLO
Le tabelle 6 e 7 propongono un interessante confronto fra le diverse incentivazioni cumulate ottenute da due tipologie di impianti fotovoltaici installabili in ambito agricolo (su edifici e a terra), ai sensi del secondo, terzo e quarto conto energia. Tale confronto rende evidente l’entità della diminuzione della tariffa incentivante.
Tenendo conto della producibilità media annua di un impianto fotovoltaico installato in Italia centrale, pari a 1.250 MWh/anno*MW, si è proceduto a calcolare il ricavo ottenuto dall’incentivazione in conto energia ricavata in venti anni da:
1) un impianto installato a terra con potenza pari a 1.000 kW(1MW)e con una producibilità media pari a 1.250 MWh/anno;
2) un impianto installato su edificio con potenza pari a 200 kW e con una producibilità media pari a 250 MWh/anno.
Risulta evidente che nell’ultimoanno – prima con il terzo conto energia (Dm. 6/8/2010) e poi con il quarto conto energia (Dm. 5/5/2011) – l’intervento del legislatore ha sancito una drastica riduzione dell’incentivazione, giustificata principalmente con la diminuzione dei costi della tecnologia fotovoltaica.
D’altronde l’incentivazione pubblica per il settore aveva ed ha, tuttora, lo scopo di ridurre il gap di convenienza economica fra il kWh fotovoltaico e il kWh proveniente dalle fonti energetiche convenzionali non rinnovabili e inquinanti. Il raggiungimento della grid parity, previsto entro pochi anni, porrà fine ad un regime d’incentivazione che è stato molto generoso nel periodo 2008-2010 e, probabilmente, sarà al passo con gli andamenti del mercato fotovoltaico dei prossimi anni.
Nonostante il modus operandi del decisore pubblico, soprattutto nell’ultimo periodo, abbia creato incertezza negli investimenti nel mondo delle rinnovabili, il settore agricolo non risulta particolarmente penalizzato dai provvedimenti contenuti nel Dm. 5/5/2011, poiché permane la reale possibilità di integrare il reddito investendo nel settore fotovoltaico installando impianti su edifici o fabbricati. In particolare, il premio per la sostituzione dell’eternit e le opportunità offerte dagli impianti integrati con caratteristiche innovative potrebbero consentire di limitare la diminuzione della redditività dell’investimento causata dal netto taglio agli incentivi.
 

 

*Gli autori sono dell’Università di Perugia.


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