FOTOVOLTAICO. Come si calcola la prevalenza agricola per gli agricoltori individuali e le società

Produzione e cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili come attività agricola connessa
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La soluzione dell’impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica viene presa in considerazione da molte imprese agricole vuoi per la necessità di sostituire la copertura dei tetti, ma anche per tentare un nuovo filone produttivo che assicuri una certa redditività.

Il comma 423 della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) ha stabilito che «La produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestale fotovoltaiche effettuate dagli imprenditori agricoli costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario».

Pertanto essendo considerate attività agricole connesse si rende necessario, ai fini della tassazione su base catastale del reddito, che l’attività di produzione di energia sia svolta rispettando la prevalenza con l’attività agricola principale svolta dall’imprenditore agricolo. Per gli impianti fotovoltaici, non essendo possibile individuare un criterio di connessione con il fondo agricolo, come avviene nel caso della produzione di biomasse per gli impianti alimentati a biogas, l’Agenzia delle Entrate ha individuato tre criteri alternativi fra loro.

In particolare la circolare ministeriale n. 32/E del 6 luglio 2009 chiarisce che la produzione di energia da fonte fotovoltaica, eccedente la franchigia di 200kW (che è sempre produttiva di reddito agrario), è agricola se rispetta almeno uno dei seguenti requisiti:

– i pannelli fotovoltaici sono integrati architettonicamente su strutture aziendali esistenti (l’integrazione può essere sia parziale che totale);

– il volume di affari derivante dall’attività agricola (escludendo ovviamente l’attività di produzione di energia) sia prevalente rispetto al volume d’affari dell’attività di produzione di energia fotovoltaica eccedente la franchigia (dal volume d’affari deve essere esclusa la tariffa incentivante);

– il titolare dell’impresa agricola deve dimostrare di coltivare almeno un Ha di terreno (utilizzato per l’attività agricola) per ogni 10kW di potenza nominale installata eccedente i primi 200 kW e fino a un massimo di potenza nominale di 1MW.

Inoltre, per poter considerare la produzione d’energia da fonte fotovoltaica attività connessa, la circolare n. 32/E/2009 richiede che l’imprenditore agricolo sia in possesso di terreni agricoli su cui esplichi la propria attività agricola (ovvero deve condurli) e che gli stessi siano ubicati nel medesimo comune in cui è situato l’impianto fotovoltaico oppure nei comuni confinanti.

Nel caso in cui l’impianto fotovoltaico sia ubicato sulle strutture aziendali esistenti (ad esempio su tetti di stalle o serre dell’azienda agricola) questo ultimo può avere una potenza superiore a 1 KW in quanto ciò che conta per il requisito sub a) della circolare n. 32/E/2009 è che l’impianto sia integrato sulle strutture aziendali indipendentemente dalla potenza dell’impianto. In sostanza il requisito sub a) richiede solamente che l’impianto sia integrato (parzialmente o integralmente) su strutture aziendali esistenti, intendendo con quest’ultimo termine che la struttura aziendale deve essere già accatastata al momento della costruzione dell’impianto.

Infatti la costruzione di serre coperte con pannelli fotovoltaici non rientra in questa ipotesi in quanto non si tratta di fabbricato esistente; ne consegue che l’imprenditore agricolo che intende realizzare un simile impianto deve disporre di terreno sufficiente per rientrare nel reddito agrario (1 ettaro per ogni 10 kW). Diversamente deve prima costruire le serre e procedere al completamento dei lavori; quindi quando i fabbricati possono essere considerati esistenti è possibile la copertura fotovoltaica.

Per elaborare i predetti requisiti l’Agenzia delle Entrate si è riferita alle indicazioni fornite dal ministero delle Politiche agricole (in particolare alla nota prot. n. 3896 del 27 luglio 2008), dove quest’ultimo ha individuato i predetti limiti di potenza per considerare attività agricola connessa la produzione di energia da fonte fotovoltaica, limiti che sono stati riportati nel testo della Cm 32/E/2009.

In relazione a quanto stabilito dalla circolare si ritiene che il limite di un MW di potenza nominale operi relativamente agli impianti situati sul suolo nel caso in cui si utilizzi, per la verifica della connessione all’attività agricola, il criterio della superficie di terreno coltivata. Infatti nel più volte citato paragrafo 4, della circolare n. 32/E, il limite di un MW viene esplicitamente menzionato solo con riferimento al requisito degli ettari di terreni coltivati rapportati per ogni 10kW di potenza eccedente la franchigia. In base alla circolare la parte eccedente 1MW sembra essere esclusa dalla tassazione catastale ma non viene precisato se la tassazione a bilancio riguardi soltanto la parte eccedente oppure l’intera produzione di energia (con esclusione della franchigia). Tale limitazione non è però prevista dalla legge (comma 423 della legge 266/2005 e dalla legge 296/2006, comma 369 dell’articolo 1). In tal caso si ritiene che sia determinante la natura giuridica del soggetto.

Qualora il soggetto svolga l’attività agricola come persona fisica o società semplice si ritiene che solo la parte eccedente il MW rientri nel reddito d’impresa. Se invece l’attività agricola viene esercitata sotto forma societaria (Srl, Snc, Sas) l’intera produzione rientra nel reddito d’impresa se la parte eccedente (i 200kW) non rispetta nessuno dei limiti indicati al paragrafo 4 della Cm 32/E/2009.

L’attrazione nel reddito d’impresa dell’intera produzione di energia da fonte fotovoltaica deriva dalla circostanza che le predette società possono invocare la tassazione in base al reddito agrario solo se esercitano esclusivamente attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile e quindi anche un minimo di attività commerciale fa perdere loro il beneficio della tassazione su base catastale.


There are 2 comments

  1. Andrea Castellana

    gentile tecnico, approfitto della sua conoscenza per chiederle di dareuna risposta al mio quesito sperando che possa essere d’aiuto ai lettori oltre che a me.
    In base alla normativa vigente in materia di tassazione del reddito proveniente dal ricavo della vendita di energia elettrica ad ENEL (senza incentivo GSE), posso acquistare un impianto che insiste su un tetto di un’azienda del medesimo comune (in linea d’aria nel raggio di un km dai terreni dell’azienda agricola), e godere del beneficio della tassazione ridotta?

    1. Barbara Segato

      Il lettore si riferisce probabilmente ad un impianto fotovoltaico. La Legge n. 81 del 11/3/2006 ha stabilito che la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti fotovoltaiche, effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse e si considerano rientranti nel reddito agrario catastale dei terreni. Ciò significa che, per un agricoltore che produce e vende energia ottenuta con un impianto fotovoltaico, non si ha nessuna tassazione Irpef aggiuntiva.
      Per configurarsi un’attività “connessa” è tuttavia necessario che sia rispettato il requisito della “prevalenza” dell’attività agricola ed è necessario che vi sia un sostanziale collegamento tra l’azienda agricola e la produzione di energia. A questo proposito, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 32/E del 6/7/2009, ha stabilito che detti requisiti sono rispettati qualora i terreni di proprietà dell’imprenditore agricolo o comunque nella sua disponibilità siano condotti dall’imprenditore stesso e siano ubicati nello stesso Comune ove è sito il parco fotovoltaico, ovvero in Comuni confinanti. La produzione di energia derivante dai primi 200 KW di potenza nominale complessiva si considera in ogni caso connessa all’attività agricola. La produzione eccedente può essere considerata connessa se sussiste uno dei seguenti requisiti:
      a) la produzione di energia fotovoltaica deriva da impianti con integrazione architettonica o da impianti parzialmente integrati, come definiti dall’art. 2 del DM 19/2/2007, realizzati su strutture aziendali esistenti;
      b) il volume d’affari derivante dall’attività agricola (esclusa la produzione di energia fotovoltaica) deve essere superiore al volume d’affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 KW. Detto volume deve essere calcolato senza tenere conto degli incentivi erogati per la produzione di energia fotovoltaica;
      c) entro il limite di 1 MW per azienda, per ogni 10 KW di potenza installata eccedente il limite dei 200 KW, l’imprenditore deve dimostrare di detenere almeno 1 ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola.
      Per poter valutare la situazione specifica del lettore, sarebbe necessario conoscere altri elementi, quali la potenza dell’impianto.
      Barbara Segato

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