FORAGGICOLTURA: Da giugno prezzi in calo ora si attende un rialzo

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Da alcuni anni, in Italia, le produzioni foraggere sono sempre in diminuzione. Il trend è evidentemente dovuto al fatto che, nelle programmazioni colturali, gli agricoltori italiani preferiscono le coltivazioni dei cereali e dei semi oleosi perché oggettivamente più vantaggiose sul piano economico.
Nonostante questo il numero degli ettari complessivamente impegnati per queste produzioni rimane sempre significativo, sia per il grande numero di utilizzatori diretti che integrano gli allevamenti con i campi, sia per il miglioramento che tali coltivazioni apportano ai terreni, molto importante nelle rotazioni culturali.
Nell’annata agraria 2010-2011 sono state ottenute produzioni foraggere inferiori di circa il 20% rispetto a quelle dell’annata precedente, stando alle stime degli operatori che vanno ritenute sicuramente realistiche.
Per cui complessivamente si può parlare di quantitativi attorno e oltre ai 16 milioni di quintali, una massa sempre significativa, che rappresenta una fonte rilevante per l’alimentazione dei bovini e degli ovini, oltre che indispensabile sul piano qualitativo.
Le produzioni delle mediche disidratate, poi, risultano diminuite percentualmente ancora di più, si stima attorno al 25%. Infatti queste sono per buona parte destinate ai mercati esteri, sempre più difficili da rifornire per la forte concorrenza di altri Paesi esportatori; di conseguenza le aziende trasformatrici specializzate hanno dovuto necessariamente limitare al ribasso le lavorazioni, non trovando possibile, fra l’altro, avere maggiori spazi di mercato a livello nazionale per le quotazioni mercantili ritenute al limite minimo per coprire i costi crescenti.

 

L’ANDAMENTO COMMERCIALE
Fin qui le quantità prodotte. Per quanto riguarda poi gli andamenti commerciali, pur in presenza di una minore offerta i corsi mercantili dei nuovi raccolti sono risultati sostanzialmente ribassisti nell’annata appena trascorsa. Questo perché anche i consumi sono senza dubbio diminuiti e limitati al minimo tecnicamente necessario.
Ma soprattutto perché nell’annata 2009-2010 i prezzi del granoturco e di tutti i cereali bianchi erano su basi significativamente più basse mentre invece per i foraggi, soprattutto per i foraggi tradizionali, per ragioni anche speculative si erano raggiunte quotazioni talmente elevate da non potere oggettivamente essere sostenute.
I fieni misti di leguminose e graminacee, raccolti da maggio ad agosto e oltre a seconda degli andamenti stagionali, essiccati al sole o pressati, sono stati trattati a fine campagna, cioè nei mesi di marzoaprile 2010, attorno ai 175-190 €/tonnellata, con aumenti del 50% rispetto a quelli praticati nei mesi corrispondenti dell’annata precedente, mentre quelli tradizionali pressati di erba medica venivano compravenduti con prezzi vicino ai 190 €/t, anch’essi superiori di oltre il 30% rispetto al 2009.
Prezzi questi diminuiti poi progressivamente di circa 60 €/t da giugno a dicembre, posizionandosi in media dai 110 ai 130 €/t.
Abbastanza simili anche gli andamenti mercantili delle mediche disidratate, sia cubettate che in balloni, che avevano toccato i prezzi più elevati nel 2008 per poi indebolirsi progressivamente già nel 2009 e confermando in tutto il 2010 una tendenza, pur moderatamente, ribassista.
Le mediche disidratate in pellet sono state trattate all’inizio 2010 dai 150 €/t (per quelle di 2a qualità al 14% di proteine) ai 170 €/t (per quelle di migliori qualità merceologiche e al 16% di proteine), per poi stabilizzarsi le prime dai 136 ai 138 €/t e le seconde attorno ai 160 €/t.
Le disidratate in balloni poi, con corsi più lineari in questi ultimi anni, quotate a inizio anno sui 210 €/t, sono state successivamente ribassate con corsi poi stabili negli ultimi mesi dai 170 ai 185 €/t in relazione ai tempi di raccolta, che naturalmente premiano gli ultimi sfalci che forniscono prodotti più pregiati, più appetibili, meno fibrosi e più proteici.
Una breve nota anche per le paglie di cereali bianchi, frumenti, orzi e avene, raccolte in rotoballe e utilizzate in parte non solo come lettiere ma anche come integrativo fibroso nelle razioni che prevedono una somministrazione significativa di concentrati. Diversamente dai foraggi i prezzi di questi prodotti sono aumentati nell’annata appena trascorsa perché sono risultate ancora minori le quantità raccolte, per le caratteristiche sempre più contenute della taglia delle piante dei cereali, ma anche per l’effetto trainante dell’aumento delle quotazioni dei frumenti a livello non solo nazionale ma addirittura mondiale dopo gli incendi dell’estate trascorsa in Russia. I prezzi dei cereali a fine 2010 sono risultati infatti superiori del 70-85% rispetto a dicembre 2009 e questa situazione non può che modificare nei prossimi mesi anche gli andamenti mercantili delle varie tipologie di foraggi di più largo consumo.
Bisogna dunque aspettarsi andamenti mercantili con prezzi ben diversi da quelli che hanno caratterizzato le compravendite nell’annata appena trascorsa su basi inevitabilmente rialziste, difficili da quantificare ma inevitabilmente penalizzanti per gli utilizzatori


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