FLOROVIVAISMO. Fiori, i Paesi emergenti da produttori a consumatori

I possibili scenari futuri per il comparto
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Ragionare sui numeri e sulle dimensioni del comparto florovivaistico è utile non tanto per conoscere l’esistente ma per provare a immaginare gli scenari futuri. Ciò nel nostro Paese è drammaticamente sottovalutato ma è tanto più valido in questo periodo di grande crisi economica da cui il settore non è indenne. I dati non sono sempre omogenei e rilevati in modo corretto, quindi controllabili e verificabili, aiutano a comprendere le tendenze piuttosto che avere un grande valore come dato singolo.

Il mercato florovivaistico oggi è assolutamente globale soprattutto per quanto riguarda il fiore reciso, leggero e ad alto valore aggiunto, tanto che anche dalla Nuova Zelanda, che è il Paese più distante dall’Europa, vengono importati fiori freschi che possono arrivare entro 72 ore dall’ordine.

Questo è il punto di arrivo di un lungo processo partito oltre 150 anni fa con l’inizio della floricoltura moderna in Costa Azzurra e nella Riviera dei fiori grazie al clima e alla relativa vicinanza con l’Europa continentale.
Ricordiamo Alphonse Karr che tradizionalmente viene considerato il primo esportatore di fiori.

Già negli anni 30, con l’incremento dei servizi ferroviari, i fiori da Sanremo arrivavano in Gran Bretagna, in Norvegia e perfino in Finlandia e in Turchia e questa situazione di monopolio durò praticamente sino alla fine degli anni 60. In tutta la provincia di Imperia si coltivano più garofani di quanti oggi nel mondo intero. Comincia da allora una delocalizzazione, prima a livello nazionale, favorita dall’esistenza di aree pianeggianti in altre zone, dal miglioramento delle tecniche di coltivazione e dei trasporti, nonché dall’aumento dei consumi a livello nazionale e internazionale. Fino a oggi le regioni più significative sono: Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Secondo una recente indagine statistica (Mipaaf – Consorzio Ita) abbiamo nel nostro Paese poco più di 20mila aziende florovivaistiche con un fatturato di oltre 2.500 milioni di euro che rappresenta il 5,8% del totale dell’agricoltura nazionale in un rapporto 3/2 tra fiore reciso e vaso.

L’Italia, produttore leader in Europa

Il florovivaismo europeo riveste una notevole importanza economica e sociale. Tra i Paesi produttori, l’Italia con 18mila ha è al 1° posto seguita da Olanda, Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. Le superfici protette raggiungono il 70% in Olanda, il 60% in Spagna, il 50%in Italia, il 46%in Francia e il 15% in Gran Bretagna.

A partire dagli inizi degli anni 90 il mercato mondiale ha registrato la comparsa di alcuni Paesi in via di sviluppo che esportano sui mercati di quelli industrializzati, comeKenya, Zambia e Uganda. Anche Israele é tra i maggiori esportatori oltre a Ecuador, Colombia e India. Un’area di sicuro interesse oggi è sicuramente la Cina con circa il 4,1% della produzione mondiale.

Nel mondo l’estensione delle superfici è stimata in circa 650mila ha di cui 300mila ha a reciso (oltre il 50% in Asia, il 20% in Europa e il 18% in America).

La produzione lorda vendibile mondiale è di circa 43 miliardi di euro, 70 considerando anche i prodotti vivaistici.

In Europa i flussi maggiori di importazioni giungono in Olanda che funge da cerniera negli scambi. Il 72% del reciso proviene da soli quattro Paesi: Kenya, Colombia, Israele ed Ecuador. In totale sono circa 80 i Paesi che producono e commercializzano. La produzione di fiori e piante negli Usa copre una superficie di oltre 15mila ha, con una media aziendale di 2,3 ha di cui 1/3 protetti.

La produzione italiana, invece, è caratterizzata da aziende di limitata superficie, inferiore a 1 ettaro nel caso di quelle floricole e di circa 2 per quelle vivaistiche.

Il segmento del verde ornamentale, composto da fronde verdi, fiorite, a frutto e dalle foglie ha assunto sempre più rilevanza soprattutto in Toscana e Liguria. Diversamente dai fiori recisi, il settore delle piante in vaso è in espansione come pure le specie da vivaio per l’arredo degli spazi verdi. Tale segmento ha risentito molto meno dell’allargamento degli scambi su scala internazionale, ma l’aumento dell’offerta ha comunque indebolito il potere contrattuale delle aziende.

La Ue è il principale mercato al mondo per il consumo dei fiori recisi (53%). Il resto è diviso tra Usa e Giappone. Schematizzando possiamo dire che ci troviamo di fronte a un’offerta sempre più delocalizzata, in grado di muoversi velocemente coordinata per quasi la metà dal sistema delle aste olandesi e situata per buona parte in Paesi in via di sviluppo che garantiscono condizioni climatiche e territoriali vantaggiose con costo del lavoro molto basso.

Flessione generale dei consumi

Nei mercati maturi del Nord Europa, i tassi d’incremento dei consumi negli ultimi anni sono stati ridotti con l’eccezione del Regno Unito, caratterizzato da un forte incremento dei consumi d’impulso veicolati attraverso la gdo. In Europa, i Paesi che hanno tassi impressionanti di sviluppo sono Polonia e Russia pur partendo da livelli assoluti molto bassi.

È interessante notare che il consumo di fiori è correlato strettamente al prodotto interno lordo pro capite. Gli scostamenti in positivo (Svizzera, Giappone e Uk) e in negativo (Usa) sono legati a fattori culturali che condizionano le abitudini dei consumatori. Questo banalmente, ma non tanto, significa che le possibilità d’incremento del mercato dei prodotti florovivaistici sono legate all’aumento del Pil pro capite e, nei Paesi con abitudini consolidate, all’incremento del mercato di impulso.

È realistico pensare che globalmente il mercato si espanderà in parallelo al miglioramento delle condizioni di vita e che molti Paesi, oltre che produttori, cominceranno a diventare consumatori.

Siamo attrezzati o ci stiamo attrezzando per intercettare una parte di questi consumi crescenti? Il mercato, i gusti, le esigenze stanno cambiando, occorre (occorrerebbe) studiarle e poi organizzarci per competere secondo un modello nostro. Non esistono alternative.

La sfida futura sarà giocata sul piano della sostenibilità ambientale. Non c’è occasione, convegno o manifestazione che non sottolinei in modo forte e convinto questi aspetti. Nelle ultime due edizioni di Hortifair, la principale fiera mondiale di settore, le parole d’ordine sono state: growing sustainably e for a sustainable future. Una tendenza generale che non è sostenuta solo dagli ecologisti, ma anche da economisti classici. Basti una citazione da Harvard Business Review: «In futuro solo le imprese che porranno la sostenibilità come obbiettivo acquisiranno un vantaggio competitivo. Questo significa ripensare il modello commerciale, i prodotti, le tecnologie e i processi».

Centro servizi floricoltura della Regione Liguria (Csf) Sanremo


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