FIERA DI CREMONA:La denuncia dell’Ismea e di Paolo De Castro al convegno degli Stati generali

Latte, costi ancora troppo alti e deludono le nuove norme Ue
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Da inizio 2005 a oggi il prezzo del latte è sempre stato inferiore al costo di produzione.
In particolare il rapporto prezzi/costi, un indice della redditività di questa produzione, è sempre diminuito, facendo registrare due picchi negativi in occasione dei momenti in cui la crisi di mercato si è fatta sentire di più, uno nel secondo trimestre 2008 e uno nel secondo trimestre 2009. Lo ha ricordato alla Fiera di Cremona, al convegno degli Stati generali del latte, Claudio Federici di Ismea, che ha sottolineato come soltanto nel 2010 il rapporto prezzi/costi abbia mostrato segni di ripresa (vedi grafico), riportandosi ai livelli di fine 2006.  

 

 

Più in particolare, Federici ha quantificato così il costo di produzione del latte, nel 2009: 41,59 €/100 kg in Piemonte, 42,75 in Lombardia, 46,09 nel Veneto.
Solo in quest’ultima regione, nonostante i costi più elevati, i ricavi totali hanno superato i costi; questo grazie al prezzo del latte più elevato, +32% rispetto al Piemonte, e ai maggior ricavi ottenuti dalla vendita della carne e dai premi, +42%.
Preoccupante secondo Ismea il confronto tra i costi italiani e quelli dei competitor europei.
I costi di produzione del latte registrati in Italia sovrastano quelli degli altri paesi Ue: se nel Veneto i costi arrivano a 46,09 €/100 kg, in Francia scendono a 44,94, in Galizia a 44,22, nel Belgio a 41,47, in Germania a 39,62 e nel Regno Unito a 32,19.
Diversa tra i Paesi Ue anche la competitività del prezzo: tra il prezzo maggiore, che si registra in Italia, e il minore, in Ungheria, c’è un differenziale del 25%.

 

IGNORATO IL PARLAMENTO
In questo contesto decisamente in salita per gli allevatori italiani non sembra arrivare un grande aiuto dalla Commissione Ue, che sta per presentare due importanti atti normativi, il Pacchetto latte (entro Natale) e il Pacchetto qualità (8 dicembre).
In entrambi i casi infatti, ha detto alla Fiera di Cremona Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura al Parlamento Ue, «si tratta di interventi modesti, che per di più non tengono conto della volontà del Parlamento europeo.
Per questo cercheremo noi di inserire in questi pacchetti normativi ciò che il commissario Dacian Ciolos non ha previsto».
Per esempio la programmazione produttiva: «Non ne abbiamo trovato traccia nel Pacchetto qualità denuncia De Castro eppure il Parlamento europeo ne aveva richiesto l’inserimento, votando un preciso emendamento».
Neppure l’ipotesi di valorizzare i prodotti di qualità non dop o igp trova posto nel Pacchetto qualità: «Accanto alle dop, igp ed stg, che sono la strumentazione europea, si era ipotizzato anche di introdurre un “secondo binario”, gestito dagli stati membri, per dare risposte positive a quelle tante filiere produttive di qualità ma che non hanno una dimensione economica o di impresa tale da poter avere una dop europea, una autorizzazione europea».
Anche sull’etichettatura, continua De Castro, il Pacchetto qualità mostra gravi carenze: «Negativo il fatto che Ciolos non abbia seguito la volontà del Parlamento Ue che in giugno, in seduta plenaria, aveva approvato l’idea dell’obbligo dell’etichettatura d’origine per tutti i prodotti freschi e, fra i trasformati, per quelli monoingrediente.
Molto meno avanzato invece quanto intende stabilire Ciolos: creare la base giuridica per atti delegati successivi in cui la Commissione, filiera per filiera, e dopo studi di impatto, possa introdurre l’etichettatura d’origine».
Rilevanti, ha aggiunto De Castro, anche i limiti del Pacchetto latte. «In più di una occasione il Parlamento aveva detto a Fischer Boel prima e a Ciolos poi che dalle idee del Pacchetto latte ci si aspettava derivassero strumenti in grado di coinvolgere tutti i settori produttivi, almeno quelli in difficoltà, e non soltanto il latte, perchè il problema della volatilità dei mercati coinvolge tutta l’agricoltura.
Invece l’approccio della Commissione europea concentra l’attenzione solo sul latte.
Il Commissario deve capire che alcuni strumenti, anche molto utili, proposti da questo Pacchetto latte devono poter venire estesi anche agli altri settori.
Per esempio a noi piace questa idea di costituire Op anche nel settore lattiero caseario, o di dare più forza alla contrattazione, o di permettere lo stoccaggio privato anche per altri prodotti oltre che per i formaggi».

 

QUOTE, LO STOP È SICURO
Intenso al convegno di Cremona anche il dibattito sulle quote latte.
Da una parte il presidente di Cremonafiere Antonio Piva ha ricordato che «mentre l’Europa smantella il sistema delle quote alcuni grandi produttori mondiali, come gli Usa, stanno pensando di introdurlo; le quote hanno avuto un ruolo importante nel sostegno del prezzo del latte».
Dall’altra Mario Catania, membro del Gruppo europeo di alto livello sul latte, ha assicurato che «la fine del sistema delle quote non è mai stata messa in discussione», anche se non sono previsti nuovi strumenti per governare i volumi dell’offerta oltre a quelli dell’attuale schema delle misure di mercato, che non subirà cambiamenti.
Si devono invece spingere i Paesi membri, ha continuato Catania, «a fare un salto di qualità sulla razionalizzazione dei rapporti di filiera: si dovrà ricercare una maggiore aggregazione dell’offerta, un efficace tavolo interprofessionale, una contrattualistica che trovi forme di maggior tutela per i produttori.
È ormai indispensabile instaurare rapporti diversi tra allevatori e industriali trasformatori. Mancano disposizioni Ue per programmare i volumi delle dop, ma su questo faremo una campagna per convincere la Commissione ».
Intanto restano sul piatto tutte le incognite dell’applicazione in Italia del regime delle quote, ha aggiunto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. «Per quanto riguarda gli splafonatori, occorre assicurare a chi lo voglia la possibilità di regolarizzare la propria posizione.
Ci sono le condizioni per chiudere per sempre una partita che è costata tanto all’Italia in termini economici e di credibilità politica. Bisogna che gli allevatori responsabili di surplus produttivi, prima di sollecitare nuove richieste, manifestino la concreta volontà di regolarizzare la propria posizione».

 

CIFRE RECORD PER LA FIERA
Intanto l’edizione 2010 della Fiera internazionale del bovino da latte ha chiuso i battenti facendo registrare performance da record, anche grazie al sostegno di un evento che ha portato a Cremona migliaia di allevatori da tutto il mondo, il Confronto europeo di razza Holstein e Red Holstein, che ha visto in lizza oltre 150 bovini provenienti da 17 paesi. Secondo Piva «il numero degli operatori esteri che quest’anno sono arrivati a Cremona è superiore a quello registrato da qualsiasi altra manifestazione italiana agricola, zootecnica e agroalimentare.
Per esempio il numero dei visitatori professionali esteri registrati ha superato quota 10mila».
Ed è record, aggiunge Cremonafiere, per il numero totale di visitatori professionali: sono stati 73.560, di cui oltre il 14% provenienti dall’estero.
Piva ha poi annunciato una joint venture tra Cremonafiere e il colosso fieristico tedesco Dlg (Agritechnica, EuroTier).
Una prima collaborazione si concretizzerà fra pochi mesi: i due enti fiera «organizzeranno a quattro mani BioEnergy Italy (Cremona, 18-20 marzo 2011), nuova manifestazione sulla produzione di energia».


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