FEBBRE SUINA: il mercato iltaliano “resiste”

Allevatori e industriali: le carni sono sicure
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Alla Borsa merci di Milano, dopo un week end di allarmi sul dilagare della febbre suina, l’atteso scossone non c’è stato.
Il prezzo dei capi vivi destinati alla produzione dei prosciutti di Parma e San Daniele è stato fissato a 1,077 rispetto a 1,100 euro/kg della scorsa settimana. «Si tratta di un calo fisiologico – spiega Ugo Sassi, presidente del Gran suino padano Dop –. Il mercato, prima ancora dell’emergenza sanitaria risentiva di una sensibile frenata dei consumi determinata da una stagione difficile. Gli ordinativi per adesso restano gli stessi ma c’è ancora tanta carne da smaltire». Il clima, dunque, resta di grande incertezza per un settore che sta vivendo una stagione durissima con quotazioni in picchiata e costi in salita.

«Al momento – spiega Giandomenico Gusmaroli, presidente dell’Associazione nazionale allevatori suini – c’è l’intenzione di resistere all’onda d’urto. D’altra parte i suini italiani sono quasi per la totalità inseriti nel circuito delle Dop e, dunque, rispettano rigidi disciplinari sanitari. Non c’è motivo di allarme per la produzione made in Italy». Messaggi rassicuranti anche da allevatori e industriali. «L’Oms, il ministero della Salute italiano, l’Istituto superiore di sanità – sottolinea Francesco Pizzagalli, presidente di Assica – confermano che non si contrae l’influenza messicana mangiando carne suina o prodotti derivati. Da questo punto di vista le tavole degli italiani sono sicure e non vi è nessun motivo perché i consumatori cambino le proprie abitudini alimentari». Pizzagalli, inoltre, precisa che «non c’è nessun rischio nel consumare la carne di maiale. Inoltre non importiamo dal Messico né carne fresca, né congelata e nemmeno suini vivi».

Dal canto loro Coldiretti, Confagricoltura e Cia ribadiscono che non deve crearsi nessuna «psicosi» sottolineando che si possono continuare ad acquistare e mangiare carni suine, prosciutti e salami. «I prodotti made in Italy – sostengono – sono sicuri. Gli oltre cinquemila allevamenti nazionali sono sottoposti a rigidi e rigorosi controlli e i produttori da sempre orientano la loro azione nell’ottica della qualità e della sicurezza alimentare e animale».

La comunità internazionale, intanto, è al lavoro per mettere a punto un cordone sanitario ed evitare un’epidemia. In attesa di misure concrete Bruxelles ha anticipato la volontà di «prendere tutte le decisioni appropriate» per «rispondere a ogni eventuale emergenza». Il commissario europeo alla Salute, Androula Vassiliou, ha quindi sottolineato che in questo momento sono «attivi tutti i meccanismi Ue per aumentare la sorveglianza sui casi sospetti e ridurre i potenziali rischi di contagio».


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