Etichetta, primo stop da Bruxelles

Coldiretti: bisogna andare avanti, essere in anticipo è un pregio e non un difetto
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Primo ostacolo per la legge sull’etichetta trasparente approvata il 18 gennaio scorso. I tavoli per mettere a punto i decreti delle prime due filiere sono stati avviati, ma quasi in contemporanea è arrivato l’ammonimento dell’Unione europea.
In una lettera inviata al ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, firmata dai commissari Ue alla Salute, John Dalli e all’Agricoltura, Dacian Ciolos, Bruxelles ha chiesto di sospendere la legge italiana (approvata lo scorso 18 gennaio) perché ritenuta «inopportuna». La motivazione è che nella Ue si sta lavorando a due provvedimenti, la direttiva sulla comunicazione ai consumatori e il pacchetto qualità. Bruxelles ha perciò chiesto a Galan di soprassedere con la norma nazionale in attesa della conclusione delle iniziative Ue.
Immediata la risposta del ministro Galan che ha espresso «l’apprezzamento al lavoro che la commissione sta compiendo per inserire nel quadro giuridico comunitario i principi dell’etichettatura obbligatoria dell’origine agricola degli alimenti a tutela degli interessi dei consumatori». Galan ha anche sostenuto che la legge italiana è stata approvata «in piena sintonia con gli orientamenti comunitari ».
Con questa legge poi, secondo il ministro, si dà «un mandato preciso e vincolante per la posizione che il nostro Governo dovrà assumere in sede comunitaria, in particolare già nella riunione del 14 febbraio per l’adozione della posizione comune del Consiglio da inserire nell’ambito del regolamento sull’informazione ai consumatori ». Galan poi scioglie tutti i dubbi e assicura che «l’applicazione della legge avverrà nel pieno rispetto dei principi e delle procedure comunitarie».
Si ricorda che il Parlamento europeo aveva inserito nella direttiva sull’informazione al consumatore l’etichettatura con l’indicazione dell’origine per tutti i prodotti freschi e di quelli trasformati monoingrediente. La norma è stata in parte smontata il 7 dicembre scorso, ma ora torna all’esame della commissione Salute il 14 febbraio.
Era dunque chiaro che la Ue non avrebbe spianato la strada all’etichetta italiana che rischia di scontrarsi con l’idea stessa di mercato unico. Se infatti tutti i «27» partner varassero ciascuno la propria etichetta si creerebbe un grosso ostacolo alla circolazioni delle merci. Ma l’Italia ha voluto anticipare i tempi per rispondere all’esigenza diffusa dei consumatori di un’informazione trasparente sull’origine.
Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, si è dichiarata pronta a difendere l’etichetta perché «è un punto irrinunciabile per la tutela delle produzioni agroalimentari nazionali e per la libertà di scelta dei consumatori».
Per la Coldiretti non ci sono dubbi: bisogna andare avanti. «Essere in anticipo è un pregio e non certo un difetto per un paese come l’Italia che ha il compito di svolgere un ruolo di leadership in Europa nella tutela della qualità e della sicurezza alimentare». Per l’organizzazione agricola dunque la legge va applicata subito anche a costo, se necessario, di aprire un contenzioso con la Ue.
«Quando sono in gioco la volontà e gli interessi dell’intera collettività non bisogna avere paura di metterci la faccia fino in fondo – ha affermato il presidente Sergio Marini – sosterremo con lealtà e determinazione l’azione a livello comunitario del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, del Governo e di tutto il Parlamento italiano».
Un invito a stemperare le polemiche arriva dalla Uila. «Sul tema dell’etichettatura sarebbe utile restare ai fatti ed evitare polemiche pretestuose che hanno come unico risultato di indebolire la posizione italiana in Europa – ha dichiarato il segretario generale, Stefano Mantegazza – non serve fare a gara per voler essere, a tutti i costi, i primi della classe o per evitare di restare con il cerino in mano».
Per il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro, «l’unica vera possibilità di approvare la norma sull’etichettatura è l’impianto proposto e votato dall’Europarlamento ». Per De Castro comunque un fatto è certo: non ci sono le condizioni per un procedimento di infrazione, più semplicemente la legge è inapplicabile.
Da qui l’invito ad aspettare il completamento dell’iter della direttiva comunitaria che chiude entro settembre. E se dovesse andar male ci sono ancora i tempi supplementari con il pacchetto qualità. La legge nazionale è utile ma per stimolare la legge europea.


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