Eolico: Norme incerte e tariffe a tempo frenano lo sviluppo del minieolico

Il settore paga lo svantaggio di essere partito per ultimo nella corsa alle rinnovabili
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Sostenere lo sviluppo e la crescita e rappresentare le ragioni e gli interessi del minieolico, comparto relativamente giovane e ancora debole del settore delle energie rinnovabili. La necessità di lavorare a questi obiettivi ha spinto recentemente alcuni produttori italiani del minieolico a riunirsi nel Consorzio italiano dei produttori di minieolico (Cpem), con sede a Foggia e Torino. Primo presidente del Cpem è stato eletto l’ingegnere Carlo Buonfrate, riconosciuto esperto del settore energetico, affiancato dal vicepresidente. Nicola Danza, già presidente della 3A – Associazione Adriatica Agrienergetica.

«Il settore del minieolico è un po’ la “cenerentola” nella filiera della produzione di energia da fonti rinnovabili – dichiara Buonfrate –. Tuttavia l’interesse verso questo settore ha registrato una crescita esponenziale con l’introduzione della “tariffa onnicomprensiva”, una incentivazione garantita per 15 anni, che remunera con 0,30 euro ogni kWh di energia prodotto. Indubbiamente la crescita del minieolico ha trovato terreno fertile anche nella serie di modifiche normative, in negativo, che hanno subito altre più diffuse forme di produzione di energia da fonti rinnovabili. Dopo le importanti riduzioni degli incentivi sul fotovoltaico con l’inserimento di vincoli e divieti, è diventata meno attrattiva la produzione energetica da fonte solare; inoltre anche lo scenario dei certificati verdi, che interessa le altre energie, per le taglie più elevate si profila incerto nel medio periodo».

 

VENTO DI SINERGIE

Il minieolico, ovviamente, paga lo svantaggio di essere partito per ultimo nella corsa delle rinnovabili e presenta molte problematiche ancora da risolvere.

«In primo luogo c’è la scadenza troppo ravvicinata della validità dell’attuale tariffa, a fine 2012. Il rischio è che, appena neonato, il minieolico debba già prepararsi a una fine prematura. In secondo luogo, da un punto di vista normativo, molte situazioni dovranno essere ancora chiarite, in particolare, per quanto riguarda gli aspetti fiscali e autorizzativi. Perciò il settore del minieolico, realtà che si è affacciata da poco nel panorama delle energie da fonti rinnovabili, corre il pericolo, se non adeguatamente sostenuto, di crescere poco o di non crescere affatto. Peraltro il minieolico si trova ad affrontare anche altre difficoltà, come la sicurezza delle installazioni, l’integrazione con i panorami urbani e naturali e il sistema molto complesso delle autorizzazioni».

Il Cpem ha subito avviato un dialogo con Aper, la più rappresentativa associazione delle rinnovabili in Italia, «per delineare in sinergia con essa una strategia per il breve e medio termine e procedere insieme con celerità e forza nelle varie battaglie da fronteggiare».

La prima presentazione pubblica del Cpem è avvenuta in occasione del convegno organizzato lo scorso giugno a Foggia sul tema: “Opportunità, vantaggi e criticità della microgenerazione e del minieolico”. Al convegno, tra le varie presenze, anche quelle del direttore dell’Aper Marco Pigni per il quale «il minieolico comincia a far affermare la propria presenza tra le altre fonti energetiche rinnovabili, più presenti e sfruttate nel mercato energetico nazionale. Tuttavia, nonostante la crescita registrata grazie all’introduzione della tariffa onnicomprensiva, appare ancora sottodimensionato rispetto alle potenzialità. Il comparto ha tratto beneficio anche dalla riduzione degli incentivi destinati al fotovoltaico e alle altre fonti energetiche rinnovabili, che ha portato gli investitori a concentrarsi sul mini eolico. Questa tecnologia però, in quanto ultima arrivata, soffre ancora delle incertezze normative relative ad aspetti fiscali e autorizzativi».


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