Enpaia, fondo integrativo per tutti

Per il presidente Siciliani la forza √® nell’autonomia finanziaria e nell’autogoverno degli organi
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Il presidente Enpaia Siciliani con il presidente della Camera Fini

 

La Fondazione Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per i lavoratori dell’agricoltura, compie 75 anni e riparte da un progetto di allargamento a tutto il mondo agricolo. Oggi infatti l’ente bilaterale, partecipato da organizzazioni datoriali e sindacati, uno dei pochi attivi, assicura dirigenti e impiegati dell’agricoltura. Una pattuglia di 10mila addetti (attualmente sono 10.900 le posizioni aziendali e oltre 75.800 i rapporti assicurativi) che nei piani dell’Enpaia potrebbe arrivare ad abbracciare tutti i lavoratori agricoli (circa un milione) iscritti all’Inps. A questi l’Enpaia è pronto a offrire i suoi collaudati servizi di previdenza integrativa. «La Fondazione Enpaia – ha affermato il presidente Carlo Siciliani, in occasione della manifestazione per la celebrazione dell’anniversario della costituzione alla quale hanno preso parte rappresentati del mondo agricolo e parlamentari – è l’unico ente bilaterale del welfare per il mondo agricolo e sin dall’origine, 1936, svolge con efficienza i suoi compiti istituzionali». Il punto di forza dell’ente – ha aggiunto Siciliani – è la capacità di autogestirsi mantenendo sempre sia l’autonomia finanziaria sia l’autogoverno degli organi amministrativi. Le imprese e gli altri datori di lavoro iscritti all’Enpaia costituiscono un insieme particolarmente attivo di soggetti economici poiché sono quelli con un più significativo volume d’affari e con una maggiore propensione a creare occupazione».
Le competenze dell’Enpaia sono state innovate e ampliate con la gestione dell’assicurazione contro gli infortuni, del trattamento per l’indennità di anzianità e del trattamento di previdenza in aggiunta a quello pensionistico erogato dall’Inps; il Fondo di quiescenza dei Consorzi di Bonifica, le Casse di Periti agrari e agrotecnici, Filcoop e Agrifondo.
Enpaia inoltre ha giocato d’anticipo sui fondi pensioni complementari. «Il dibattito sulla previdenza complementare – ha sottolineato il direttore Gabriele Mori – sviluppatosi nel paese dall’inizio degli anni Novanta con i provvedimenti del governo Amato fino all’attuale ancora incerta e inadeguata normativa, potrebbe trovare nella storia dell’Enpaia una concreta possibilità di raffronto e possibilmente mutuarne le positività nell’interesse dei lavoratori». Un’esperienza che secondo i vertici dell’Ente potrebbe servire come modello per consolidare anche in Italia un sistema di previdenza complementare «che garantisca a ogni pensionato la possibilità di integrare il basso tasso di sostituzione della pensione Inps con questa copertura finanziaria integrativa ». Una necessità dettata, secondo Mori, dal profondo cambiamento del mercato del lavoro.
«Nel 2006 – ha ricordato il direttore della Fondazione Enpaia – le aziende agricole con manodopera erano 205mila scese a poco più di 200mila nel 2010, con una notevole differenza nella presenza sul territorio nazionale, il 65% nel meridione, il 24% nel settentrione e circa l’11% nelle regioni centrali. Gli operai agricoli dal 2006 al 2010 sono invece aumentati passando da quasi 100mila a oltre un milione e le imprese che assumono fino a cinque operai sono il 76%, fino a 10 operai il 12% e oltre 10 operai, il 10,9 per cento. Gli operai a tempo indeterminato (Oti) sono oltre il 51% al Nord, il 19,3% al Centro e il 29% al Sud, mentre gli operai a tempo determinato (Otd) sono il 61% al Sud e il 24% al Nord. Gli immigrati sono in prevalenza stagionali, nel 2010 ammontano a 142.104 e la regione con più extracomunitari è l’Emilia Romagna con 20.420 lavoratori ». Un quadro con cui dunque le forze datoriali e sindacali devono confrontarsi.
Il presidente della Confagricoltura, Mario Guidi, ha esaltato il valore della bilateralità che contraddistingue l’operatività dell’Ente: «L’Enpaia – ha detto Guidi – è l’unico ente agricolo bilaterale attivo nel panorama previdenziale. Riesce a svolgere i suoi compiti istituzionali guardando al futuro, senza fratture con il passato. La bilateralità è importante perché avvicina concretamente il mondo delle imprese e quello dei lavoratori. Si basa sul dialogo costruttivo e ha un ruolo di rilievo nel tessuto sociale e produttivo».
Guidi ha anche rilevato come l’Enpaia si ponga come modello di «una brillante gestione privata di forme previdenziali e assistenziali in favore dei dipendenti» confermato dalla solidità finanziaria e patrimoniale.
E sull’Ente si è registrata una sintonia anche da parte dei sindacati. Sono intervenuti Stefania Crogi, segretario generale Flai, Augusto Cianfoni segretario generale Fai e Stefano Mantegazza, segretario generale della Uila. E da quest’ultimo è arrivata la proposta di unificare i fondi pensione del comparto agricolo.
«Nel settore agricolo – ha spiegato infatti Mantegazza – esistono due diversi fondi di previdenza integrativa per i lavoratori: uno, il Filcoop pensionistico, gestito dai sindacati e dalle centrali cooperative; l’altro, Agrifondo, gestito sempre dai sindacati insieme alle organizzazioni agricole (Confagricoltura, Coldiretti, Cia). Entrambi hanno sinora garantito ottimi risultati di rendimento, grazie alla loro buona gestione, ma non hanno visto crescere, in maniera adeguata, il numero di adesioni, rimanendo di dimensioni troppo piccole per poter continuare a esistere». Da qui la proposta di fonderli in un’unica gestione e affidarli all’Enpaia. Un invito che è suonato musica per il vertice dell’Ente.
«L’obiettivo perseguito – ha infatti concluso Mori – è quello di diventare l’ente strumentale della filiera agroalimentare riaccorpando funzioni, compiti, gestioni di servizi oggi parcellizzati in vari rivoli».


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