ENERGIA DAI SARMENTI

La convenienza dipende dalla logistica della filiera
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I residui di potatura non rappresentano oggi una fonte di reddito ma costituiscono un problema e un costo per i viticoltori. Il loro potenziale produttivo non è però da sottovalutare, visto che dalle potature annuali è possibile recuperare circa 10 q s.s. di biomassa per ettaro. Una soluzione può venire dal loro utilizzo energetico: il materiale è di mediocre qualità, con un contenuto di umidità che va dal 40 al 50%. Il tenore idrico piuttosto alto è legato alla stagionalità della raccolta, che è effettuata da dicembre a marzo, in un periodo decisamente piovoso. Tuttavia la raccolta invernale presenta due aspetti positivi: in inverno le attività agricole sono rallentate e i viticoltori dispongono di maggior tempo per effettuare dei lavori complementari, quale il recupero delle potature; in secondo luogo è proprio in inverno che c’è la maggior richiesta di calore, e questo permetterebbe di inviare la biomassa ricavata dall’operazione direttamente in caldaia, evitando lo stoccaggio e la movimentazione intermedia.

La possibilità di raccogliere i tralci a condizioni economiche e la scelta della tecnologia più adatta per la lavorazione del prodotto dipendono da vari fattori, tra cui la giacitura del terreno, l’estensione degli appezzamenti e la spaziatura tra le piante. In tabella 1 è riportato uno schema delle principali tecniche di raccolta, completo di una breve lista dei “pro e dei contro” e dei nominativi di alcune ditte costruttrici.
Il viticoltore individuale può avere delle difficoltà a dotarsi di una macchina per la raccolta dei sarmenti, a causa delle dimensioni spesso esigue degli apprezzamenti di proprietà, e anche della eventuale carenza di un impianto per utilizzare il materiale in proprio.
In questi casi la soluzione migliore è quella di rivolgersi ad un contoterzista, oppure di riunirsi con altri agricoltori formando un consorzio. Il consorzio potrebbe dotarsi di una o più macchine, da mettere a disposizione dei soci o da affidare a quelli più interessati ad integrare il proprio reddito attraverso la fornitura di un servizio di raccolta dei sarmenti agli altri soci. Il materiale recuperato può essere utilizzato in caldaie di medie dimensioni, in purezza o miscelato con altra biomassa. Oggi non mancano esempi in questo senso, e forse il più interessante è quello offerto dalla Società Cooperativa Agricola Livenza (Coal).

L’esperienza associativa
Questa cooperativa incentiva il recupero degli scarti di vite presso i soci, da cui visto che annualmente si potrebbero ottenere circa 20.000 q di biomassa fresca. Nella scorsa stagione di potatura, la raccolta dei sarmenti è stata effettuata su 150 ha, che rappresentano già oltre il 10% degli appezzamenti afferenti alla Coal. La cooperativa ha messo a punto una logistica di cantiere interessante e funzionale, sviluppata anche con la collaborazione dei soci afferenti. Gli agricoltori eseguono una potatura manuale delle viti e sistemano i tralci in andane secondo le prescrizioni della cooperativa. I sarmenti vengono poi raccolti con una rotoimballatrice da fieno, rinforzata per riuscire a lavorare il materiale legnoso e dotata di un pickup costruito appositamente. La rotoimballatrice è inoltre dotata di due rostri, che convogliano il materiale verso il pickup e vengono utilizzati quando le andane sono troppo larghe. Le balle prodotte hanno una misura di 120 x 150 e un peso unitario di circa 500 Kg. Tra febbraio e marzo 2009 sono state raccolte 300 balle, poi stoccate presso le varie aziende viticole della zona. A settembre la cooperativa passerà a ritirarle per portarle presso la propria sede. Qui le balle vengono ulteriormente stoccate sotto tettoia o coperte con tessuto traspirante, così da lasciare uscire l’umidità ma impedire l’ingresso dell’acqua. L’idea è quella di cippare solo al momento del bisogno e stoccare il materiale imballato. Eventualmente il cippato può essere stoccato al coperto e per brevi periodi.

Il punto debole della sminuzzatura

Il punto debole della logistica è nella sminuzzatura delle rotoballe. La cooperativa mira ad ottenere un materiale regolare ed esclude l’uso del trituratore che si presterebbe meglio alla lavorazione delle grosse rotoballe grazie alla generosa vasca di alimentazione. L’uso di una cippatrice stazionaria potrebbe risolvere il problema ma negherebbe la possibilità di andare presso gli agricoltori, quando l’imballatura non sia possibile e il trasporto di sarmenti sfusi risulterebbe troppo oneroso. Trovare una cippatrice mobile dotata di una bocca di alimentazione adeguatamente ampia non è facile e la soluzione di rompere le balle prima di passarle in una cippatrice è troppo costosa.

Tuttavia la cooperativa sembra aver trovato una soluzione congeniale alle proprie esigenze, individuando una cippatrice capace di sminuzzare le balle senza romperle. La scorsa primavera, alcuni responsabili della cooperativa hanno caricato delle balle su un camion e si sono recati a Norimberga, in Germania per effettuare una prova. Secondo i tempi rilevati dal personale della cooperativa, la cippatrice è riuscita a sminuzzare una balla in 70 secondi. La cippatrice è montata su camion 4×4 con una potenza di 300 cavalli e funziona con il motore del camion. Questo allestimento permetterebbe alla cooperativa di recuperare i sarmenti presso i propri soci sviluppando un sistema di stoccaggio diffuso con consegna del prodotto secondo la moderna logica del “just in time”. L’uso della cippatrice autocarrata consentirebbe anche di espandere la raccolta ai non soci, e di intercettare altro materiale come i residui di potature dei filari e del verde urbano.

In ogni caso, i sarmenti costituiscono il principale combustibile della caldaia a cippato funzionante nella sede della cooperativa, presso cui è stata installata una caldaia austriaca Lindner & Sommerauer con una potenza di 60 kW.

La caldaia e la fornitura di calore

L’impianto riscalda gli uffici, la sala riunioni, l’abitazione e il capannone destinato alla vendita dei prodotti, per una metratura totale di circa 500 m2. La caldaia è posta all’interno di un container denominato Biocompact e distribuito dalla ditta Ecoenergie Srl. Il container è dotato di un vano caldaia in cui è alloggiata la caldaia, l’accumulatore termico, l’impiantistica idraulica ed elettrica. Il cippato è stoccato una porzione del container chiusa da tavole di legno montate su un’intelaiatura in acciaio. Le tavole sono spaziate e inclinate per permettere l’areazione del cippato prevenendo al contempo l’ingresso di acqua piovana. Il tetto del vano deposito è rigido, coibentato e in grado di scorrere su binari per consentire un carico agevole del cippato. Le ceneri sono raccolte in un bidone esterno facilmente svuotabile.
La caldaia è dotata di un sistema di pulizia automatica del bruciatore e dello scambiatore di calore.

Per cercare di internalizzare il valore aggiunto, la cooperativa sta iniziando una nuova attività basata sul servizio di fornitura calore, attraverso l’installazione di caldaie ad alta efficienza presso i propri clienti. Attualmente 5 soci utilizzano il modulo Biocompact e altri 5 prevedono di installarlo nella prossima stagione.

Sotto il profilo impiantistico, la cooperativa propone due soluzioni, fissa (locale caldaia) o mobile (container).
In entrambi i casi, la cooperativa fornisce all’utente direttamente il calore, senza che questi debba preoccuparsi di trovare il combustibile, installare la caldaia, o effettuare la manutenzione.

Con la propria attività, la cooperativa agricola Livenza promuove l’uso sostenibile dei prodotti locali, mantiene sul territorio il valore creato dalla filiera legno-energia, e infine contribuisce a risolvere il problema dello smaltimento dei sarmenti.


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