Effetto manovre: Stangata sulle imprese agricole

Un cocktail fatto di Imu, costi di produzione in crescita, stretta creditizia. Chi si salverà?
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Coldiretti fa il bilancio 2011: oltre 20mila imprese agricole chiuse.

Confagri ricorda che blocco del trasporto e maltempo hanno provocato gravi danni al settore che rischiano di essere ulteriormente aggravati dalle «supertasse Imu sui fabbricati rurali». E denuncia il paradosso: «da un lato si mettono in atto politiche per aumentare la dimensione media aziendale (8,5 ha in Italia, contro i 55 della Francia), dall’altra si punisce chi lo fa con 1,5 miliardi di € di prelievo fiscale in più».

Cia parla di un’impresa su tre a rischio nel 2012. Costi produttivi (soprattutto caro-gasolio), oneri contributivi e burocrazia e il «colpo micidiale dell’Imu per i fabbricati rurali e l’aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli previsti dalla manovra del governo Monti». E Coldiretti Lombardia aggiunge i costi (migliaia di euro per singola azienda) per far periziare i capannoni e le altre strutture aziendali e non esclude che «qualcuno decida di abbattere vecchi fabbricati inutilizzati per non pagare». Cia sarebbe pronta a mobilitarsi sul territorio. Copagri ha già portato 1.000 trattori a Milano provenienti da tutte le province lombarde. Coldiretti ha contestato i ritardi nei pagamenti dello Stato protestando davanti ad Agea per sollecitare lo sblocco dei fondi comunitari.

Nessuno ancora è in grado di quantificare l’entità del salasso che colpirà le aziende agricole nel 2012. In vista della scadenza è comunque necessario fare un po’ di conteggi per tentare di capire la portata dell’Imu in agricoltura.

Partiamo dai fabbricati con la premessa che, sin dal 1997, è stata introdotta una rivalutazione della rendita del 5% ogni anno (L. 662/96) e un coefficiente per i fabbricati abitativi pari a 100. Con il decreto Salva Italia, che ha introdotto l’Imu, dal 1° gennaio di quest’anno la rendita catastale di tutti i fabbricati, strumentali e abitativi, viene moltiplicata per 60. In altre parole, sale da 0 a 60 per gli strumentali mentre per gli abitativi incrementa da 100 a 160.

Passiamo alle aliquote: tutti i fabbricati sono soggetti all’aliquota ordinaria dal 7,6 per mille che, tuttavia, viene ridotta al 4 per mille nel caso delle abitazioni principali e al 2 per mille per i fabbricati strumentali (D/10) .

Ma l’ultima parola sulle aliquote spetta ai Comuni che possono aumentarle o diminuirle: sui fabbricati abitativi (abitazione principale) dello 0,2 per mille; sui fabbricati agricoli strumentali (D/10) l’aliquota del 2 per mille può essere ulteriormente ridotta all’1 per mille.

Infine, è possibile una riduzione fino al 4 per mille dell’aliquota ordinaria del 7,6 per mille per alcune tipologie di fabbricati: beni strumentali di aziende commerciali, immobili di proprietà di soggetti Ires o locati.

C’è poi una detrazione di 50€ per ogni figlio (max 8) residente nella casa di età non superiore a 26 anni, fino alla concorrenza massima dell’imposta (200 € per fabbricato da rapportare alla quota di possesso) maggiorata di una detrazione.

Nell’attuale stesura la norma non prevede più le agevolazioni per i fabbricati storici per i quali l’imposta è dovuta in base alla normale rendita catastale. Inoltre, per i fabbricati ancora censiti nel catasto terreni, si dovranno calcolare le rendite catastali presunte in attesa dell’accampionamento al catasto fabbricati (da fare entro il 30 novembre 2012).

Sui terreni agricoli si applica un’aliquota Imu del 7,6 per mille previo aumento del valore della rendita catastale già maggiorata del 25% con il coefficiente di 130 volte (ridotto a 110 per i coltivatori diretti e Iap regolarmente iscritti negli elenchi Inps).

Il 7,6 per mille si applica anche per i terreni suscettibili di edificazione. Rimangono le agevolazioni di esenzione per i terreni delle zona agricole montane o svantaggiate già in essere ai fini Ici.


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