DOSSIER MASTITI

Antiossidanti per prevenire
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La mastite, assieme ai problemi di fertilità e alla zoppia, è riconosciuta come la principale causa di riforma involontaria delle bovine. La prevenzione della mastite rappresenta dunque un’azione necessaria sia per mantenere un soddisfacente stato sanitario e di benessere degli animali sia per contenere le perdite economiche che derivano dalla ridotta qualità del latte prodotto, dai costi di trattamento (farmaci, eventuale intervento del veterinario) e dai costi di eliminazione degli animali non recuperabili.

La più comune ed efficace strategia di prevenzione è quella antibiotica intramammaria in asciutta, preferibilmente associata all’utilizzo di prodotti sigillanti del dotto del capezzolo al fine di ostacolare l’ingresso di batteri nella mammella ed il loro eventuale sviluppo. Per coadiuvare questo tipo di prevenzione, si può agire potenziando la risposta immunitaria generale della bovina verso le infezioni: integrare ad esempio la razione con nutrienti ad azione antiossidante può rafforzare la capacità di difesa dell’animale nei confronti dei microrganismi responsabili di varie forme patologiche.

DANNI DAI ROS
Se le cellule della bovina non contengono adeguati livelli di antiossidanti, possono subire danni importanti dai ROS da esse stesse prodotti, riducendo così l’efficacia complessiva della difesa neutrofilica e aumentando il danno a carico del tessuto mammario circostante: per l’abbondanza di acidi grassi polinsaturi nelle loro membrane, le cellule immunitarie sembrano essere particolarmente predisposte all’insulto dei radicali liberi.

Lo stress ossidativo, dunque, non rappresenta di per sé una causa di patologia, ma è certamente una condizione in grado di favorire la comparsa e/o l’accentuazione di disfunzioni patologiche specialmente nelle situazioni in cui la bovina è sottoposta a condizioni stressanti: in questi casi, infatti, può aumentare il metabolismo cellulare, e quindi la produzione di ROS che, specialmente se vi sono carenze di antiossidanti, non vengono smaltiti in modo efficace.
Tra i principali antiossidanti coinvolti nella protezione della mammella si possono ricordare vitamina E, selenio, rame, zinco, ß – carotene e vitamina C

SELENIO E VITAMINA E
La vitamina E è un fattore antiossidante che protegge direttamente dalla perossidazione dei lipidi di membrana innescata dai radicali liberi. La vitamina E viene quasi sempre associata al selenio, in quanto sono interdipendenti e, seppur in modo diverso, svolgono la stessa funzione di base: anche il selenio infatti protegge, seppur indirettamente, i lipidi di membrana dal danno ossidativo grazie al suo ruolo nella composizione ed attività di alcuni sistemi enzimatici.

La glutatione perossidasi (GSHpx) è un esempio di enzima selenio dipendente in grado di inattivare radicali tossici come il perossido di idrogeno trasformandoli in acqua: la vitamina E, in quanto liposolubile, è presente nelle membrane cellulari, mentre la GSHpx, idrosolubile, si trova nel citoplasma. La contemporanea funzionalità di questi due sistemi massimizza la difesa contro il danno ossidativo a carico dei lipidi cellulari.

L’aggiunta di vitamina E e/o selenio alla razione ha determinato, secondo numerosi ricercatori, una riduzione dell’incidenza di mastite e della gravità della sintomatologia, in alcuni casi associata ad un contenimento delle cellule somatiche. Verosimilmente, queste integrazioni hanno agito sulla funzionalità dei neutrofili, ed in particolare sulla loro attività migratoria e battericida: si è rivelato tuttavia meno evidente l’effetto sulla loro attività fagocitaria.

Per stimolare l’immunità, specialmente se la dieta è a base di foraggi conservati, può essere utile integrare la razione con quantità di vitamina E pari a circa 500 UI/ die per la vacca in asciutta e 1000 UI/die per la vacca in lattazione (NRC, 2001). Non è invece necessario somministrare ulteriore vitamina E se le bovine hanno accesso a foraggi freschi,naturalmente ricchi di questo nutriente.

Per quanto riguarda il selenio, mediamente si considera sufficiente un’assunzione giornaliera di 0.3 mg/kg s.s. (Nrc, 2001) per tutti gli animali della mandria: nelle zone carenti di selenio, può essere utile aumentare la dose con selenio organico (seleniometionina) fino ad un massimo, stabilito per legge, di 0.5 mg di Se/kg di alimento (Reg. CE/634/2007).

RAME E ZINCO
L’importanza del rame nella protezione dallo stress ossidativo deriva innanzitutto dal suo coinvolgimento nell’attività dell’enzima SOD o superossido dismutasi, in grado di convertire i radicali superossido a perossido di idrogeno, che può essere successivamente inattivato dalla glutatione perossidasi. Inoltre, il rame serve per il funzionamento della ceruloplasmina, una proteina in grado di inattivare le forme reattive del ferro e altri radicali.

Il rame ha dimostrato un ruolo nel mantenere un’adeguata attività battericida dei neutrofili: in relazione alla mastite, un’integrazione di rame, soprattutto in condizioni di carenza, può diminuirne incidenza e gravità. L’integrazione alimentare di rame assumeuna certa importanza quando vi siano consistenti quantità di antagonisti del rame nella razione (cioè zolfo, molibdeno e ferro) che ne limitano la biodisponibilità.

Anche lo zinco, come il rame, è un componente della SOD: esso, inoltre, induce la sintesi di una proteina, la metallotioneina, potenzialmente in grado di legare ed eliminare i radicali idrossido. Oltre all’attività antiossidante, lo zinco favorisce la replicazione cellulare ed è un componente degli enzimi deputati alla sintesi di cheratina:pare che questopossa fisicamente rendere il canale del capezzolo più resistente all’ingresso dei patogeni.

L’integrazione di zinco potrebbe dunque essere di notevole utilità grazie ai suoi effetti positivi di varia natura sulla salute della mammella ed assumerebbe particolare importanza attorno al parto, quando le concentrazioni plasmatiche di zinco diminuiscono in modo evidente.

BETACAROTENE E VITAMINA C
Il ßcarotene è un precursore naturale della vitamina A contenuto negli alimenti vegetali: indipendentemente da questa sua funzione provitaminica, esso possiede anche una certa attività antiossidante. La sua particolare struttura chimica lo rende un bersaglio per i radicali liberi (specialmente i perossidi lipidici), i quali vengono in questo modo inattivati. Il ßcarotene può favorire l’attività battericida dei neutrofili, ma i risultati sono stati finora contrastanti.

Altrettanto variabili sulla mammella sono stati gli effetti della vitamina C (acido ascorbico): essa viene sintetizzata autonomamente dal ruminante e rappresenta l’antiossidante idrosolubile più importante nei mammiferi.

Essa svolge varie funzioni, tra cui quella di riportare la vitamina E alla sua forma originaria una volta avvenuta l’inattivazione dei perossidi: le elevate concentrazioni di acido ascorbico nei neutrofili suggeriscono un loro potenziale ruolo nella protezione dallo stress ossidativo, ma sono necessari ulteriori studi per giustificarne un’eventuale integrazione alimentare.


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