DOSSIER CILIEGIO

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Nonostante le modeste superfici investite a livello nazionale, il ciliegio può essere considerato una coltura di grande reddito: l’introduzione di portinnesti nanizzanti o seminanizzanti che permettono un governo meno oneroso degli alberi, il continuo ammodernamento dell’offerta varietale, le innovazioni introdotte dalla tecnica di coltivazione e una gestione intensiva del frutteto hanno favorito un’evoluzione della cerasicoltura che può, di conseguenza, essere considerata una valida alternativa alle colture tradizionali.

Per rimanere competitivi nel settore cerasicolo occorre immettere sul mercato un prodotto caratterizzato da elevati standard qualitativi in linea con le attuali esigenze dei consumatori che ricercano frutti di grossa pezzatura, di elevata consistenza, di buon sapore, grazie a un rapporto bilanciato tra zuccheri e acidi, e con una colorazione della buccia intensa e brillante.

Accanto a questi caratteri intrinseci del frutto ve ne sono altri, di tipo agronomico e non meno importanti, che identificano il potenziale della varietà anche dal punto di vista del cerasicoltore: precocità di entrata in produzione, uniformità di maturazione, costanza produttiva, resistenza allo spacco e alle avversità biotiche, tenuta di maturazione in pianta e nel postraccolta, oltre a una prolungata disponibilità delle ciliegie perseguibile attraverso un ampliamento del calendario di maturazione.  In quest’ottica, l’innovazione varietale diventa strumento fondamentale per ottenere genotipi che assommino i caratteri sopracitati.

Attualmente il panorama varietale del ciliegio, oltre ai genotipi autoctoni ancora richiesti e apprezzati nei mercati locali, è costituito da un numero eccessivo di cultivar, se si considera il periodo di raccolta piuttosto breve di questa specie (dal primo stacco delle varietà precoci alla raccolta di quelle tardive trascorrono circa 40 giorni). Nonostante questo affollamento, soprattutto nell’epoca di maturazione intermedia, molte di queste varietà non presentano caratteri pomologici e/o agronomici tali da soddisfare le attuali esigenze del cerasicoltore da una parte e del consumatore dall’altra.

Esistono inoltre alcuni periodi in cui manca una valida cultivar (ad esempio nel periodo medio-precoce fra Burlat e Celeste Sumpaca), mentre la recente introduzione di alcune varietà straniere rende perseguibile la possibilità di ampliare il calendario di maturazione tanto nel periodo precoce che in quello tardivo. Da ciò si evince l’importanza di progetti mirati di miglioramento genetico e di una successiva attenta valutazione e sperimentazione dei nuovi ritrovati vegetali il cui comportamento è fortemente influenzato sia dalle condizioni ambientali (clima e terreno) che dal portinnesto, la cui scelta deve essere fatta considerando non solo il grado di vigoria e di fertilità della varietà ma anche quella indotta dal soggetto.

In questo senso le liste di orientamento varietale, pubblicate annualmente dal Mipaaf in collaborazione con le Regioni, rappresentano un utile strumento che può indirizzare il cerasicoltore nella corretta scelta della varietà per i nuovi impianti di ciliegio.

Di seguito vengono riportate le valutazioni effettuate dal Dca – Università di Bologna sulle principali novità varietali in osservazione presso i campi sperimentali di Vignola (Mo), ambiente tradizionalmente vocato per questa specie frutticola, e le analisi di laboratorio eseguite presso il Centro didattico-sperimentale di Cadriano (Bo) (vedi tabella). Tali descrizioni, anche di cultivar non ancora facenti parte ufficialmente del listato delle varietà sperimentate, permettono di avere un quadro generale sulle potenzialità dei nuovi genotipi e sulla possibilità di utilizzare alcuni di questi accanto, o come valide alternative, alle varietà tradizionali.
 

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Raccolta, si ottiene qualità se non si ha troppa fretta

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