DOP&IGP. Territori votati alle produzioni di qualità

Oltre l’80% delle Dop ha radici d’alta quota
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Le crescenti difficoltà del sistema agricolo di montagna e il rinnovato interesse verso quest’ultimo mostrato dalla Commissione europea portano a riflettere sulle possibili strategie che possono essere adottate al fine di ripristinare un adeguato livello di competitività per il settore. All’attività agricola di montagna, infatti, è generalmente associata un’idea di bassa redditività dovuta alle difficoltà ambientali e agli alti costi di produzione che la caratterizzano.

La montagna assume oggi un ruolo sempre più importante dal punto di vista ambientale e la pratica agricola diventa sempre più strumento di gestione e di presidio del territorio. A questa consapevolezza e alla forte vocazione turistico-ricreativa della montagna è necessario riferirsi per cercare di individuare nuovi paradigmi produttivi.

La strada verso una maggiore competitività del sistema agroalimentare delle aree montane s’intreccia con quella dei prodotti tradizionali e tipici che, meglio di altri, esprimono vocazionalità del territorio, artigianalità del processo produttivo e sostenibilità sociale e ambientale. L’interesse crescente verso di essi e la coscienza, da parte del consumatore, che non solo rappresentano validi prodotti agroalimentari, ma sono strumento principe per la costruzione dell’identità e della valorizzazione del territorio rurale, ne fanno un elemento indispensabile per una forte azione di marketing territoriale.

A testimoniare l’importanza del legame tra la montagna e i suoi prodotti, troviamo la creazione, promossa dal ministero delle Politiche agricole e forestali, di uno speciale Albo dei prodotti della montagna. Lo scopo principale di tale iniziativa è quello di «tutelare l’originalità del patrimonio storico-culturale dei territori montani, attraverso la valorizzazione dei loro prodotti protetti con denominazione di origine o indicazione geografica». In questo caso, infatti, al consumatore non viene offerto solo un prodotto di qualità ma viene proposto il territorio stesso inteso come insieme di storia, cultura e ambiente.

Dall’analisi dei dati relativi ai prodotti a denominazione d’origine emerge come sia particolarmente elevata la percentuale dei prodotti a marchio Dop o Igp la cui zona di produzione e/o trasformazione interessi territori montani: oltre l’80% per i prodotti Dop e il 75% per quelli Igp. Tuttavia emergono alcuni elementi di criticità come il raggiungimento della massa critica di prodotto e, in particolare, di materia prima agricola locale e i costi legati all’adozione dei disciplinari di produzione.

A oggi sono circa 22.300 i produttori localizzati in montagna e rappresentano poco meno del 30% del totale nazionale. A questi imprenditori, e quelli che nei prossimi anni decideranno di intraprendere questa strada, sarà richiesta una crescente capacità di gestione dei processi produttivi e dell’impresa; dovranno essere in grado di conciliare metodi di produzione legati alle tradizioni locali con un’indispensabile apertura all’innovazione che consenta di ottenere prodotti che il consumatore possa riconoscere e apprezzare con costi di produzione sensibilmente inferiori.

Solo in questo modo, infatti, è possibile garantire un sufficiente reddito aziendale e recuperare così quella competitività necessaria ad affrontare le sfide di un mercato agroalimentare sempre più globale.

Allo sforzo di produttori sempre più specializzati e professionali, deve corrispondere una precisa azione politica che, confermando quanto fatto in questi anni, promuova importanti sinergie tra i diversi operatori delle aree montane favorendo lo sviluppo della montagna nel complesso.


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