Domande Pac non solo con i Caa

Agea quest’anno non ha rinnovato la convenzione con i Centri di assistenza agricola
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La notizia è arrivata ufficialmente il 24 febbraio 2009 nel corso di una riunione per la quale Agea aveva convocato i Caa (Centri di assistenza agricola) con i quali fino al 31 dicembre 2008 vigeva una convenzione per consentire ai Caa stessi di ricevere mandato dagli agricoltori a presentare le domande Pac.

Già dalla fine del 2008 alcune lettere del presidente dell’Agea, ora commissario straordinario, Domenico Oriani, avevano preannunciato la rottura, per cui non è giunto del tutto inaspettato il temuto annuncio che l’Agea non stipulerà più convenzioni per consentire ai Caa di ricevere i mandati dagli agricoltori, di gestire e tenere il fascicolo aziendale e di ricevere in cambio un compenso di 28 euro a fascicolo. Sotto l’aspetto economico non si tratta di piccole cifre in quanto si dovrebbero sfiorare complessivamente 1,8 milioni di fascicoli. Una torta divisa fra tutti i Caa in proporzione ai fascicoli gestiti: la fetta maggiore va ai Caa della Coldiretti seguiti a distanza da quelli di altre organizzazioni professionali e degli ordini professionali fino ai privati.

Come spesso succede in questi casi l’ultimo sportello Caa di un centro nazionale presso il quale l’agricoltore presenta la sua domanda riceve per l’attività svolta un compenso inferiore a quello riconosciuto dall’Agea al Caa nazionale, forse in ragione della struttura capillare che viene messa in atto ma, certamente per la diffusa abitudine a sub appaltare ogni servizio creando quindi delle rendite passive nel vero senso della parola.

Questo tipo di convenzioni a carattere oneroso per l’Agea sono previste in quanto il servizio di presentazione e gestione della domanda per conto degli agricoltori è previsto che debba avvenire senza oneri per il produttore.
Inoltre il sistema coinvolgeva la responsabilità diretta dei Caa i quali dovevano verificare la correttezza dei dati inseriti sulla base della documentazione presentata dal produttore per formare il fascicolo aziendale e a garanzia della correttezza del loro operato e contro l’eventualità di errori a danno del produttore dovevano presentare all’Agea una cauzione anche di parecchi milioni di euro in funzione dei fascicoli trattati, a copertura di tali rischi.

I Caa con le funzioni sopra descritte dal 1° gennaio 2009, quindi, non esistono più anche se non possono essere cancellati in quanto istituiti per legge con compiti anche più ampi di quelli di cui alle vecchie convenzioni Agea.

Il mancato rinnovo della convenzione con l’Agea ha costituito comunque un fulmine a ciel sereno in quanto durante tutto il 2008 non era arrivato alcun segnale che l’Agea stesse costruendo una nuova architettura informatica per la gestione delle domande Pac. Infatti se l’Agea giungesse alla decisione di mantenere in piedi i rapporti con i Caa alla vecchia maniera, dovrebbe mettere in soffitta una procedura informatica che sembra sia costata alcune decine di milioni di euro. L’Agea si difende affermando che la nuova procedura è una forma di attuazione della vecchia legge sulla trasparenza amministrativa n.241/91 in base alla quale il cittadino dev’essere messo a contatto diretto con la Pubblica amministrazione in maniera diretta e chiara. E infatti già dal 15 marzo 2009 ogni agricoltore potrà vedere sul portale dell’Agea tutti i dati relativi alla propria domanda fatta nel 2008 comprese le anomalie avverso le quali può presentare domanda di revisione.

A maggio 2009, in occasione della scadenza del termine di presentazione delle domande Pac 2009, poi, potrà vedere la sua nuova domanda già completa dei dati inseriti dall’Agea sulla base di quelli a disposizione nelle banche dati.

Se questa domanda risulterà corretta potrà presentarla con una semplice conferma informatica, viceversa ne potrà formulare una nuova con altri dati.
Il problema reale nasce dal fatto che la presentazione elettronica della domanda non viene fatta solo con un semplice clic sul computer, ma anche e soprattutto con la firma digitalizzata rilasciata da un apposito ente certificatore che costa non meno di 70 euro.

Questa nuova architettura non è certo stata progettata e realizzata in qualche settimana ma ha richiesto mesi e mesi di lavoro di cui i Caa non hanno avuto alcuna percezione e tantomeno, in maniera ufficiale, il Consiglio di rappresentanza, organo di controllo e di indirizzo.
Il Consiglio, peraltro, ha rappresentato al ministro Zaia lo stato di disagio, anche logistico nel quale ha lavorato in questi anni al punto da non poter esercitare nessuna delle funzioni previste dallo Statuto. La progettazione e la costruzione di questa nuova architettura informatica, peraltro apprezzabilissima sotto il profilo della trasparenza amministrativa, della funzionalità, e vedremo ora dell’efficacia, potevano essere un importante argomento da discutere in seno al Consiglio.

L’apprezzamento di Agea
Il futuro dei Caa, almeno nei rapporti con l’Agea, appare inesorabilmente compromesso ma non dovrebbe essere così in quanto è la stessa Agea, che per indorare la pillola, formula espressioni di stima e di gratificazione per l’attività che i Caa e le professionali (di cui sono emanazione) svolgono a favore del mondo agricolo e di cui non si può fare certo a meno. Infatti secondo l’Agea i Caa potrebbero assumere incarichi di vera e propria assistenza agricola nei confronti degli agricoltori, a carattere oneroso per gli agricoltori stessi o addirittura essere abilitati, al pari di tanti altri soggetti quali persone fisiche e persone giuridiche a presentare le domande di aiuto.

L’attuale mandato potrebbe quindi essere sostituito con un vero e proprio contratto per incarico professionale conferito dal produttore che prevederà un compenso economico con durata liberamente scelta dalle parti. L’altra differenza tra il vecchio sistema e il nuovo è costituito dal fatto che i Caa non hanno alcuna responsabilità per la veridicità degli elementi inseriti nella domanda di aiuto in quanto svolgono la sola funzione di “tramite” e il dichiarante rimane responsabile di quanto dichiarato.

L’agricoltore che è stato abituato negli anni scorsi ad essere condotto per mano nel labirinto delle norme e delle procedure per ottenere gli aiuti, e in questo i Caa hanno svolto un’insostituibile funzione di Virgilio di dantesca memoria, si trovano sbattuti innanzi ai computer da soli con procedure sulle quali fino ad ora armeggiavano solo gli addetti dei Caa dall’altra parte del tavolo.

Per evitare lo sbandamento più che naturale, ora gli viene offerta un’assistenza tecnica di tipo professionale che però ha un costo che, perlomeno all’inizio sarà il frutto della concorrenza che si scatenerà in questo nuovo mercato dei servizi.

Partita tutta da giocare

Inoltre il vecchio mandato ai Caa comportava obblighi di durata almeno annuale e modalità precise di rescissione mentre il nuovo incarico professionale si presenta meno rigido e quindi, soprattutto con possibilità di cambiare professionista più facilmente.
È chiaro infine che in questa prima fase i Caa cercheranno di sostituire i vecchi incarichi con il nuovo in maniera da confermare le fidelizzazioni ed evitare che gli agricoltori siano presi dalla frenesia di avere più assistenza a minor costo.

La partita quindi è ora tutta da giocare e sta soprattutto ai produttori svolgere il loro ruolo da protagonisti.


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