DISTRIBUTORI DI LATTE CRUDO

A Brescia il bilancio รจ positivo
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Quando nel 2004 venne installato il primo distributore di latte crudo in Lombardia, alla maggior parte delle persone nate negli anni del dopoguerra ritornarono alla mente i ricordi di quando, bambini, andavano a prendere il latte dall’allevatore per il fabbisogno familiare. L’idea piacque e dal 2004 i distributori di latte crudo installati in Lombardia sono stati oltre 900 e sono presenti nella maggior parte dei comuni.

Con una circolare del 3 febbraio di quest’anno la Regione Lombardia ha uniformato le procedure per l’inizio delle nuove attività di vendita di latte crudo mediante erogatori.

L’azienda richiedente deve già produrre latte crudo che rispetti i criteri relativi a tenore di germi e del tenore di cellule somatiche indicati in circolare 19/San (Cbt < 25.000 Ufc/ml, tenore in cellule somatiche < 300.000 ml aflatossine massime 50ppt temperatura < 4°C).

Per verificarlo, il responsabile dell’azienda richiede all’Asl di competenza l’esecuzione del campione ufficiale di latte crudo dal tank di stoccaggio aziendale per la verifica dei parametri indicati nella circolare 19/San.

GLI ADEMPIMENTI
«Una volta acquisito l’esito favorevole del campione ufficiale – ricorda Alberto Lorenzi, titolare dell’azienda omonima e tra i primi ad installare la “mucca elettronica” in Lombardia, precisamente, nel Comune di Montichiari (Brescia) – il responsabile dell’azienda presenta, presso il Comune dove ha sede, la dichiarazione di inizio di attività produttiva (Diap) per la vendita diretta di latte crudo al consumatore finale. Nello stesso tempo richiede al dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asl l’aggiornamento della propria registrazione in anagrafe zootecnica (Bdr) per la produzione di latte crudo della specie interessata destinato alla vendita diretta al consumatore finale. Se l’erogatore non è in azienda, ma, per esempio, sul suolo pubblico, il responsabile dell’azienda presenta la Diap presso il Comune dove si trova l’erogatore e, prima di iniziare la vendita, comunica l’inizio dell’attività e la localizzazione del macchinario al dipartimento di prevenzione veterinario. A seguito della presentazione della Diap e dell’effettuazione di questi adempimenti si può iniziare a vendere».

FORMAGGI E YOGURT
È importantissimo che il consumatore ponga la massima attenzione alla catena del freddo
per fare in modo che il latte mantenga le proprie qualità e soprattutto non consenta l’aumento della carica batterica. Con il tempo si è constatato che molte volte i frigoriferi di casa non sono tarati alla temperatura di +4°C, ma a temperature superiori che potrebbero provocare effetti negativi sulla conservazione del prodotto.

Lo scorso anno il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ha emesso un’ordinanza dove obbliga tutti i distributori a riportare con evidenza nella parte frontale della “mucca elettronica” la dicitura che il latte crudo deve essere consumato solo dopo bollitura. È stato inoltre vietato il consumo diretto dal distributore impedendo di fatto la vendita o l’omaggio del famoso bicchiere per sorseggiare il latte crudo.

Nel frattempo, i distributori si sono evoluti e dall’erogazione esclusivamente di latte, si è passati (trasformando la bottigliera in cella frigorifera) alla vendita di altri prodotti dell’azienda: yogurt, formaggio primo sale e grana padano. Il prodotto che più ha incontrato il favore del pubblico è lo yogurt che in alcuni casi viene venduto in quantità superiori al latte.

UNA STIMA DEGLI UTILI
Per quanto riguarda i costi e i ricavi di queste attività, dalle tabelle 1 e 2 balza agli occhi come la differenza la faccia il latte venduto. Il punto di pareggio si ottiene con una vendita di poco superiore a 50 litri giornalieri che, approssimativamente, risulta essere la vendita minima al di sotto della quale l’attività non è economicamente vantaggiosa. Da sottolineare come le voci relative a pulizia e trasporto siano state stimate in quanto rientranti nelle economie aziendali (personale aziendale che più volte al giorno sovraintende alle pulizie emezzi aziendali utilizzati per il rimpiazzo del latte).

Il latte crudo in Lombardia, secondo l’esperienza del Cis, è ormai una realtà consolidata che, dopo cinque anni di attività, si presta ad essere analizzata nei punti di forza e di debolezza.
Sicuramente non è un’attività adatta a tutte le aziende, ma solo a quelle che decidono di ricercare una qualità che va mantenuta costante per poter rimanere sempre all’interno dei parametri, molto selettivi, imposti dalla normativa.
A fronte di questo impegno, sottolinea il Cis, si viene ripagati con un prezzo maggiormente remunerativo e dall’apprezzamento del consumatore finale che, col tempo, finisce per diventare il primo promotore dell’azienda agricola.


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