Distributori di latte crudo: «Moltiplicare gli impianti per far fronte alla crisi»

È la ricetta di Corrado Barcella, allevatore di Lentate sul Seveso
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Distributore di latte crudo: tutti ci hanno fatto un pensierino, molti lo hanno installato… Ma pochi sono andati oltre il singolo impianto, messo per integrare un reddito aziendale sempre più in sofferenza. Corrado Barcella, allevatore di Lentate sul Seveso (Mi) è uno di quei pochi: di distributori ne ha ormai sei, sparsi in un raggio di una quindicina di chilometri dalla stalla.

Una scelta che non si spiega con la sola volontà di guadagnare qualche soldo in più. Nella vendita diretta Barcella ci crede. «Anche noi abbiamo iniziato per rimpolpare gli introiti della vendita di latte, ovviamente. Poi nel tempo è diventata un’attività sempre più importante, quantomeno a livello di tempo impegnato. Non di guadagni, purtroppo, per le vicende che ben conosciamo».

Un crollo dopo il decreto bollitura

Affrontiamo subito la questione della crisi, allora: via il dente, via il dolore. «Abbiamo avuto un buon periodo, fino al dicembre dello scorso anno.

Dopo il primo distributore aperto nel novembre 2005 a Limbiate (uno dei primi in Italia, ndr), e il secondo, a Desio, gli altri sono arrivati perché abbiamo avuto un’ottima risposta da parte della popolazione. C’erano molti comuni che ci chiedevano di installare un impianto sul loro territorio, per non dire dei privati.

Così ne abbiamo messi altri quattro: a Limbiate (ancora una volta), a Bovisio Masciago, Nova Milanese e Meda. Poi a inizio 2009, con il decreto sulla bollitura, nel giro di 24 ore abbiamo avuto un crollo del 60% delle vendite. Crollo che purtroppo non si è ancora riassorbito».

Le cause, secondo l’allevatore, sono chiaramente legate all’ordinanza ministeriale, ma non soltanto. «C’è stata, io credo, anche una certa assuefazione da parte del consumatore. È finito l’effetto novità e soltanto chi crede nel principio ha continuato a rifornirsi presso i distributori. Inoltre non dimentichiamo che negli ultimi anni gli impianti si sono moltiplicati e naturalmente questo ha ridotto le vendite».

Speranze spostate ai mesi autunnali

Quale sia il principio “politico” che sta dietro gli erogatori di latte ce lo spiega Maria Grazia, moglie di Corrado e attivissima nella gestione burocratica (e non solo) della piccola catena distributiva aziendale. «È la filosofia della vendita diretta: un prodotto sano e sicuro acquistato direttamente presso il produttore. Io, sono sincera, ammiro le persone che comperano il latte crudo da noi. Sarebbe molto più comodo mettere la bottiglia nel carrello quando fanno spesa al supermercato; invece fanno una tappa in più per passare al distributore. È per loro che andiamo avanti, mentre oggi verrebbe voglia di lasciar perdere. Ma quando sentiamo di bambini che non vogliono nessun altro latte se non questo, oppure di persone che da anni non tolleravano il latte e ora lo bevono senza problemi, non ci va di smettere anche se le difficoltà sono parecchie. Certo, se oltre alle soddisfazioni personali ne arrivasse anche qualcuna economica sarebbe un’altra cosa».
Dalle parole di Maria Grazia, e prima ancora di Corrado, si capisce che le vendite non vanno molto bene.
«Alcuni punti di distribuzione, se volessimo fare i conti, sarebbero da chiudere. Ma non ci vogliamo arrendere, andiamo avanti. Anche perché dopo l’estate, io credo, ci dovrà essere un po’ di ripresa. Certo, se dovessi cominciare oggi, con questa situazione, forse lascerei perdere».

Le speranze dell’allevatore sono legate al consumo stagionale del latte, più consistente in autunno e inverno. «Purtroppo abbiamo aperto gli ultimi distributori a maggio, in piena crisi e col caldo in arrivo. Questo ci ha penalizzato e lo sapevamo, ma avevamo fatto delle promesse ai comuni, non potevamo rimangiarcele. Inoltre aumentare il numero di punti vendita è un sistema per compensare il calo nel singolo impianto».

Sempre per aumentare gli introiti e differenziare l’offerta, i Barcella oltre al latte vendono i derivati.
«I distributori, tutti della One Service, permettono di vendere anche prodotti solidi. Per esempio, i formaggi freschi che facciamo fare col nostro latte e poi lo yogurt di un allevatore nostro amico. C’è una forte domanda di prodotti agricoli acquistati alla fonte. È una filosofia che si sta diffondendo. Se avessimo la forza di organizzarci, noi e gli altri agricoltori, ed aprire nei negozi autogestiti… Purtroppo siamo imprenditori agricoli e non commercianti, ci manca una competenza in questo senso».


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