Diossina negli allevamenti «rurali»

Pasquarelli (Una): l’etichetta assicura la rintracciabilità
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Sono risultate positivi al test sulla diossina alcune uova prodotte in provincia di Mantova. Un allarme limitato e circoscritto a pochi allevamenti «rurali». I responsabili dell’Asl hanno effettuato anche controlli sugli allevamenti avicoli intensivi, le stalle bovine e il latte senza riscontrare contaminazioni.
La zona coinvolta è quella tra Sustinente, San Giorgio e San Martino Dall’Argine, dove c’è una presenza di stabilimenti industriali, e dove vengono allevati capi ruspanti lasciati razzolare all’aperto e alimentati con mangime autoprodotto: i cosiddetti allevamenti «rurali» dove, per legge, non è possibile allevare più di 250 capi. Un numero esiguo, che si pone al di fuori del circuito industriale e della grande distribuzione, anche perché la stessa legislazione in vigore prevede che la produzione sia destinata esclusivamente all’autoconsumo. E ovviamente le autorità sanitarie hanno già comunicato agli interessati il divieto di consumare e commercializzazione le uova, gli ovoderivati e le galline provenienti dagli allevamenti contaminati.
Il segretario dell’Unione nazionale degli avicoltori (Una), Rita Pasquarelli, ha rassicurato: «I consumatori possono stare tranquilli. In Italia carne e uova sono monitorati quotidianamente dai veterinari pubblici e dalle aziende produttrici attraverso l’autocontrollo. Le uova, poi, hanno già l’etichetta che ne garantisce provenienza e sicurezza ». Gli allevamenti rurali, invece, pur sottoposti ai controlli delle autorità sanitarie non sono sottoposti al vincolo dell’etichettatura e della rintracciabilità. Vincoli, invece, cui sono sottoposti gli allevamenti in cui il pollame è allevato per una parte del ciclo produttivo, per poi essere destinato alle aziende dalla filiera avicola rurale, nonché i commercianti che detengono il pollame prima di rivenderlo. Solo in questi casi deve esserci un registro di carico/scarico dal quale risultino specie, numero di animali, provenienza e destinazione, nonché data della movimentazione.
La commissione europea, che ha ancora al vaglio la posizione tedesca dove l’allarme diossina ha coinvolto oltre 4.700 aziende agricole, ha escluso il ricorso all’allerta Ue. «La provincia in questione – ha detto il portavoce del commissario alla Salute, Frederic Vincent – è conosciuta per le sue attività industriali, e in particolare di Pvc. Dunque una contaminazione è possibile, soprattutto se si tratta di uova di polli ruspanti, ma resta inaccettabile e da risolvere ».


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