DIFESA. Septoriosi e fusariosi della spiga. Allarme funghi sui campi di grano

La pioggia frequente tra levata e spigatura favorisce le due patologie piĆ¹ temibili
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Il frumento, per ottenere rese quantitativamente e qualitativamente elevate, nel periodo che intercorre dalla semina alla raccolta, necessita di condizioni climatiche non limitanti, sia per la crescita vegetativa della pianta, sia per ridurre al minimo le infezioni fungine che, nei casi estremi possono, da un lato ridurre la resa e dall’altro aumentare il rischio di contaminazione micotossigena delle cariossidi.

Le condizioni climatiche che si sono verificate nella pianura padana a partire da dicembre dell’anno passato e che sono proseguite durante i primi mesi di questa stagione produttiva, sono state caratterizzate da coperture nevose più prolungate del normale e da temperature abbastanza rigide. Nel corso della primavera inoltre la stagione è decorsa quanto mai incerta, con temperature al di sotto della media e con prolungati periodi piovosi. Tutto ciò ha portato, nella maggioranza dei casi e a seconda delle varietà coltivate, ad un ritardo della crescita vegetativa della coltura di circa una settimana rispetto alla precedente annata. La fase di accestimento è terminata verso la prima settimana di aprile, mentre quella di spigatura è stata raggiunta per la maggior parte delle varietà al termine della prima settimana di maggio. Le varietà di grano duro più tardive hanno invece raggiunto la completa spigatura verso la seconda metà di maggio.

Con le dovute eccezioni in funzione della diversa suscettibilità delle varietà di grano tenero e duro alle diverse fitopatie, lo stato fitosanitario della coltura si mantiene nel complesso buono anche se le prolungate piogge che si sono verificate in aprile, e soprattutto in queste due prime settimane di maggio, possono suonare da campanello di allarme per il rischio di septoria e fusariosi della spiga.

Le temperature primaverili al di sotto della media stagionale, ma soprattutto le piogge frequenti, di fatto, stanno sfavorendo gli attacchi oidio (Blumeria graminis f.sp. tritici), generalmente sempre presente negli areali cerealicoli del nord Italia.

La malattia, di norma è in grado di svilupparsi già dalla fase di accestimento, ma si manifesta con maggior virulenza nel periodo compreso tra la levata e la spigatura. Il fungo tuttavia, come tutti gli oidi, è un ectoparassita (si sviluppa principalmente all’esterno dell’organo colpito) e, come tale, viene sfavorito dalle piogge frequenti che lo dilavano dalla vegetazione.

Non sono stati segnalati attacchi di ruggine gialla (Puccinia striiformis), la prima delle ruggini a comparire, in virtù dei valori di temperatura ottimali di sviluppo più bassi, ma anche la più sporadica nei nostri areali. Alla seconda metà di maggio, molto scarse sono state anche le segnalazioni di ruggine bruna (Puccinia triticina), probabilmente sfavorita da temperature non ottimali al suo sviluppo.

La septoria
(Septoria tritici), come è noto è favorita dalle condizioni climatiche che si verificano dall’inizio della levata fino alla spigatura. La malattia, già stata segnalata all’inizio dell’accestimento sulle prime foglie basali, in seguito alle piogge che hanno veicolato le spore sulle foglie sovrastanti, sta facendo la sua comparsa sulla coltura anche se, per il momento, è relegata a situazioni agronomiche particolari e su varietà particolarmente suscettibili. Al momento pertanto non si registrano ancora attacchi preoccupanti di septoria, anche in considerazione del fatto che nella maggior parte dei casi il trattamento consigliato contro questa avversità è stato eseguito correttamente nella fase di levata.

Purtroppo le condizioni climatiche particolarmente fresche e piovose stanno alzando il livello di allarme per la fusariosi della spiga (Fusarium spp.) e la contaminazione della granella ad opera delle micotossine.

Analogamente a quanto è avvenuto per la septoria, le piogge hanno avuto la possibilità di disseminare l’inoculo dalle foglie basali a quelle sovrastanti. Inoltre le piogge sono proseguite proprio nel momento in cui le diverse varietà entravano scalarmente nella fase di fioritura, fase fenologica di massimo rischio infettivo. Fondamentale pertanto era eseguire il trattamento in quella fase per proteggere la spiga. Purtroppo le incessanti piogge, che non permettevano l’entrata dei mezzi sugli appezzamenti e l’organizzazione del contoterzismo per l’esecuzione del trattamento non hanno permesso l’applicazione fungicida in tempo e su tutte le superfici investite.

Pertanto, alla fine della prima decade di maggio, solo un 25-30% della superficie interessata è riuscita ad essere protetta dalle piogge infettanti della prima settimana di maggio mentre il restante ha dovuto intervenire non appena le condizioni di praticabilità dei campi lo consentiva. Tutto ciò porta a ritenere che il rischio infettivo di fusariosi della spiga possa prevedersi da medio a elevato e di conseguenza anche il rischio di contaminazione della spiga da micotossine, specialmente nelle situazioni di coltivazione a maggior rischio come nei casi di assenza di rotazione o alternanza con mais, e con la minima lavorazione del terreno o semina su sodo.


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