DIFESA: Cocciniglie di pero e melo intervento chiave a fine inverno

Grigia, virgola e San Josè: intercettarle prima che diventino un problema di difficile gestione
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La cocciniglia di S. Josè (Comstockaspis perniciosa ) è la principale cocciniglia del pero.
Può essere affiancata da altre specie come la cocciniglia grigia (Epidiaspis leperii) e la cocciniglia a virgola (Lepidosaphes ulmi), che in genere non risultano presenti in maniera significativa nelle principali aree di coltivazione del pero; di conseguenza ne risulta che su pero e melo il problema degli attacchi da cocciniglia è quasi unicamente da ascrivere alla cocciniglia di S. Josè.
La S. Josè è un fitofago molto pericoloso, in quanto una volta insediatosi, diventa molto difficile liberarsene e risanare completamente il pereto. Viceversa, appare più semplice, con una buona e costante vigilanza, evitare il formarsi di popolazioni pericolose.
Di origine orientale, questa cocciniglia è stata introdotta sul finire del 1800 e rende manifesta la sua presenza con le caratteristiche areole rossastre che compaiono attorno al punto in cui si è fissata la neanide; con più evidenza sui frutti che non sul legno.
In passato (negli anni ’80 del secolo scorso) l’azione polivalente dei numerosi trattamenti estivi con fosforganici ne aveva dimolto ridotta la presenza al punto che la strategia di difesa ordinariamente adottata era impostata su un unico trattamento specifico di fine inverno a base di polisolfuro di Calcio.
In seguito all’introduzione, nella difesa del pero, di principi attivi ad azionemirata nei confronti dei fitofagi chiave, si è assistito, come per altre cocciniglie di interesse agricolo, ad una recrudescenza degli attacchi con un conseguente aumento dei danni prodotti. Da qui la necessità di intervenire con trattamenti anticoccidici estivi nei confronti delle neanidi mobili, per mantenere bassa la presenza di S. Josè, senza, per altro, riuscire ad evitare che in raccolta si debba contare un purminimo danno.

 

DANNO DOPPIO
Il danno prodotto può essere di due tipi:
– da un lato i frutti vengono danneggiati direttamente;
– dall’altro l’attività delle neanidi è a carico del legno.
I frutti danneggiati dalla presenza del fitofago (con o senza il caratteristico alone rossastro attorno al punto i cui si è fissato) subiscono un notevole deprezzamento, che può giungere fino all’impossibilità di commercializzazione.
Le neanidi fissate sul legno sottraggono sostanze nutritive, provocando un progressivo indebolimento dei rami o delle branche attaccate fino a poter disseccare parti consistenti dell’intera pianta. Quest’attività sugli organi vegetativi ha, ovviamente, ripercussioni sulla produttività del pereto negli anni a venire.
L’individuazione del fitofago avviene principalmente in fase di raccolta o di potatura ed è così possibile impostare degli adeguati piani di difesa per l’anno successivo. Viceversa, durante la stagione vegetativa l’individuazione delle giovani neanidi in movimento è alquanto più complessa, anche se, al tempo stesso, di fondamentale importanza per posizionare i trattamenti di difesa; quando appaiono le areole rossastre il danno è fatto e non più rimediabile.
Occorre impedire che si formino popolazioni consistenti della S. Josè perché poi risultano di difficile eradicazione. Particolar attenzione va, perciò, posta nella sorveglianza del pereto che deve essere incentrata in alcuni momenti strategici:
1 – durante la potatura invernale alla ricerca di eventuali focolai ad alta densità di presenza, su cui intervenire anche meccanicamente con l’asportazione dei rami e delle branchemolto colpite;
2 – durante lamigrazione delle prime neanidi dell’anno (maggio per le condizioni dell’EmiliaRomagna) allo scopo di posizionare efficacemente un trattamento estivo di soccorso.

 

L’UNITÀ DI CAMPIONAMENTO
Indicativamente, per aziende medio-piccole, 100 organi vegetativi ad ettaro possono rappresentare un buon campione, meglio ancora se effettuato nella parte alta delle piante dove più facilmente si annida il fitofago perché difficilmente raggiungibile con i trattamenti. In pereti di grandi dimensioni, dove difficilmente può essere rispettata l’unità di campionamento sopra riportata, è consigliabile evidenziare eventuali focolai rinvenuti durante la potatura e da questi partire per effettuare i rilievi in modo da coprire tutta l’area interessata.
A tutt’oggi, e ormai da tempo immemore, il trattamento di fine inverno rappresenta il cuore della strategia per gestire razionalmente la presenza della cocciniglia; l’assenza di vegetazione consente di raggiungere adeguatamente le forme invernali dell’insetto ed ottimizzare l’effetto del trattamento. Durante la stagione vegetativa, quando le condizioni sono più difficili sia per individuare la presenza delle neanidi in movimento sia per raggiungerle a causa della fitta vegetazione, i trattamenti rivestono il ruolo di completamento della strategia di difesa, potendo contare anche su principi attivi ad azione polivalente per controllare contemporaneamente due o più fitofagi.
Per la Produzione integrata la fase di intervento fondamentale rimane, quindi, la fine inverno (alla fase fenologica di rigonfiamento gemme) quando è possibile intervenire con polisolfuro di calcio, con olio minerale o pyriproxyfen (utilizzabile entro la fase di pre-fioritura). Se, in sede di impostazione della strategia di difesa annuale, le condizioni sono tali da far prevedere in anticipo la necessità di un intervento estivo di completamento della strategia, questo deve essere previsto sulla prima generazione dell’anno per evitare di dover intervenire a ridosso della raccolta su una popolazione di dimensioni superiori e che probabilmente qualche danno lo ha già prodotto. Per questi interventi di completamento della difesa anticoccidica la Produzione integrata offre la possibilità di scegliere la sostanza attiva più adatta alle condizioni fitoiatriche del proprio pereto tra clorpirifos metile e fosmet. Inoltre, va tenuto in considerazione il fatto che la nascita delle neanidi è scalare e continuo per tutto il mese di maggio e i primi di giugno (30-40 giorni).
In agricoltura biologica, generalmente, i trattamenti vengono effettuati alla ripresa vegetativa (da rottura gemme a mazzetti affioranti), contro le forme svernanti, impiegando polisolfuro di calcio o oliominerale. Per ridurre le infestazioni, si può effettuare un trattamento con olio minerale anche a caduta foglie.
Un attento controllo del proprio frutteto è la premessa fondamentale per condurre in porto un’adeguata difesa dagli attacchi delle cocciniglie. In tal senso non bisogna concedere spazio a questo fitofago che poi diviene difficile da eradicare. I due pilastri su cui appoggiare una razionale Produzione Integrata e Biologica sono il continuo monitoraggio (specie se in condizioni di bassa presenza del fitofago) e una corretta esecuzione del trattamento di fine inverno.


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