Dialogo tra produttori e gdo, un antidoto contro la crisi

Ritardi nei pagamenti? Vero problema รจ saper concentrare l’offerta e organizzare la domanda
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Il problema è allo stesso tempo di lunga data e di attualità. Cronico, perché è ormai da molti anni che gli agricoltori lo denunciano, ma estremamente vivo, in quanto è ferma intenzione del Governo attuale di trovare una soluzione dopo anni di assenza della politica, come del resto in altri settori economici.

Stiamo parlando del cosiddetto strapotere della grande distribuzione organizzata (gdo) nei confronti dei produttori agricoli, in particolare di beni altamente deperibili, ovvero di quelli ortofrutticoli.

Pagamenti in forte ritardo, modifiche unilaterali degli accordi, richiesta di anticipi per accedere alle forniture, poca trasparenza nella determinazione dei prezzi, sperequazione nella ripartizione del valore aggiunto lungo la filiera, per non parlare dei “contributi“ richiesti per l’apertura di nuovi negozi o per sostenere l’onere di vendite promozionali sempre più frequenti, sono le principali contestazioni dei produttori alla gdo italiana.

Di queste la più sentita è sicuramente il ritardo nei pagamenti, tanto è vero che è il punto principale inserito nel recente “decreto liberalizzazioni“: obbligo di saldo a 30 giorni per le merci deperibili e a 60 per quelle alimentari non deteriorabili, con sanzioni fino a 500.000 € per le catene inadempienti.

In Europa non è un problema solo italiano. Anche in Spagna e Francia, ad esempio, in tempi recenti, se ne è dibattuto molto, tanto da indurre le autorità ad adottare provvedimenti legislativi per regolamentarlo.

C’è dunque una “anomalia italiana“ anche in questo campo? Sembrerebbe di sì, visto che alcune catene della gdo, con ramificazioni in molti Paesi europei, non si sono comportate ultimamente in modo omogeneo con i propri fornitori: i coltivatori di altri Paesi hanno goduto di tempi assai più brevi rispetto agli italiani, segno evidente che i “limiti di manovra“ da noi sono più ampi.

 

DIVERSITÀ NORD-EUROPEA

Ancora più drastica è la “diversità nord-europea“, come ad esempio quella olandese, dove le forniture di ortaggi vengono regolarmente saldate a 14 o 21 giorni. Dopo tali scadenze molte grosse associazioni di produttori o società commerciali interrompono tranquillamente le forniture, anche a grosse catene, grosse da far tremare i polsi, ovvero che rappresentano fino al 20-25% del loro fatturato. Coraggio? O differenti regole del gioco condivise da tutti gli attori della filiera?

A sentire oggi molti produttori, sembrerebbe quasi di poter uscire dalla crisi semplicemente mettendo finalmente in un angolo la gdo. La gdo italiana è dunque “il male assoluto“ nelle relazioni commerciali del settore agricolo? E ancora: siamo sicuri che tutto questo strapotere faccia bene alla stessa gdo che lo detiene?

 

A MICROFONI SPENTI

Che ci siano delle forti distorsioni è fuori discussione, sennò non si spiegherebbe perché vari governi europei hanno ritenuto necessario legiferare in materia.

I rapporti commerciali “difficili“ sono però un po’ come i divorzi nelle coppie: c’è sempre da diffidare quando sembra che le colpe siano tutte da una parte sola.

«Non sono loro a essere troppo forti, ma noi a essere troppo deboli» è una frase sicuramente impossibile da sentire in ambiti “ufficiali“, ma che si può captare talvolta a microfoni spenti, come si suol dire.

“Loro“ sono ovviamente i supermercati, “noi“ gli agricoltori. Chi la pronuncia è di solito il venditore preparato e obiettivo di qualche grossa azienda o associazione di produttori.

Chi parla così, di solito è un venditore (o produttore) che può disporre di sufficienti volumi e continuità di fornitura, di alta e costante qualità e di servizi logistici efficienti, caratteristiche molto ricercate oggi dalla gdo.

Di solito, infatti, i supermercati rappresentano il 70-80% della sua clientela e molti di loro si danno anche da fare per non perdere un fornitore così prezioso.

Guarda caso, questo tipo di azienda, associazione o venditore, pur confermando le contestazioni alla gdo elencate all’inizio, riesce in genere anche a farsi pagare in tempi ragionevoli, ovvero a circa 60 giorni (pare che vi siano in Italia solo 1-2 grosse catene che pagano oggi a 30 giorni). In caso si superino i 90 giorni, è anche un operatore che può permettersi di dire al buyer del supermercato: «Scusa, ma non ti posso più fornire a queste condizioni».

Si tratta di una realtà minoritaria in Italia, però va detto che ci sono anche soggetti che riescono a fare affari con la gdo, se vogliamo capire veramente i problemi e trovare delle soluzioni valide e durature per tutti (v. box “mors tua, vita mea”).

 

SCELTE CONDIVISE

A chi ha visto fino a oggi la gdo unicamente come un mostro insaziabile e invincibile, potrà sembrare strano sapere che i loro margini di guadagno sul “fresco“, quando va bene, non superano l’1-2%.

Ed è un vero peccato, perché l’ortofrutta è l’unico vero reparto che può qualificare un punto vendita e distinguerlo dalla concorrenza.

Solo alta qualità e servizi di prima classe possono attrarre il consumatore e convincerlo a spendere (bene) il proprio reddito sempre più magro.

Ma qualità e servizi non si creano né con il coltello sempre alla gola degli agricoltori, né cacciando in un angolo la gdo.

Programmazione, dialogo, scelte condivise, sembrano le uniche parole magiche per allontanarsi dal baratro della crisi economica.
 

 

*Ceres srl Consulenze in agricoltura


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