Decolla la riforma dei vini Doc. Varati dal ministro Galan 4 decreti.

All’appello mancano perĂ² le norme per avviare il nuovo corso sui controlli che parte il 19 gennaio
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Entra nel vivo la riforma dei vini Doc. Il ministro per le Politiche agricole, Giancarlo Galan, ha firmato nei giorni scorsi quattro dei sette decreti applicativi della legge 61/2010, il provvedimento quadro che dopo quasi vent’anni ha riscritto le regole sui vini a denominazione d’origine rivedendo le regole fissate dalla precedente legge, la 164 del 1992.
Dei decreti appena varati (che si aggiungono al provvedimento sui controlli pubblicato nello scorso novembre) quelli relativi a schedario vitivinicolo e ai consorzi di tutela rappresentano il perno della riforma. «Sono provvedimenti che modernizzano il comparto – ha commentato il ministro Galan – fissando nuove regole per il riconoscimento della qualità, della tutela e dell’accesso per le produzioni vitivinicole. Un traguardo importante per un settore in cui l’Italia è leader nel mondo».

 

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Secondo i dati di Federdoc (la federazione dei consorzi di tutela) le denominazioni d’origine in Italia sono oggi 384 (331 Doc e 53 Docg senza contare le 119 Igt) e rappresentano una produzione di circa 12,9 milioni di ettolitri pari a circa 17 milioni di bottiglie per un fatturato di 4,3 miliardi di euro. Una fetta rilevante dei circa 10 miliardi che rappresentano il giro d’affari del vino made in Italy.
«Sportello unico» e nuovi compiti dei consorzi rappresentano quindi il clou della riforma. Due aspetti, fra l’altro, strettamente collegati visto che per esercitare le nuove competenze di gestione dell’offerta i consorzi devono poter contare su dati affidabili sulla produzione. Dati che verranno resi disponibili dal nuovo «sportello unico», che sarà gestito dal Sistema informativo agricolo nazionale (Sian). Lo «sportello» sarà l’interfaccia nei rapporti tra i produttori e le istituzioni e sarà alimentato dalla dichiarazione annuale richiesta ai produttori. Un’unica dichiarazione che sostituirà le due denunce fornite in passato rispettivamente a Camere di commercio e regioni.
Gli altri provvedimenti varati dal Mipaaf prevedono poi la definizione della disciplina nazionale per istituire nuove Doc (istruttoria che rispetto al passato verrà svolta a Bruxelles) e le regole per i concorsi enologici. All’appello mancano quindi solo i decreti sulle commissioni di degustazione e sui contrassegni per distinguere le bottiglie Doc da quelle Docg. «I decreti Mipaaf – aggiunge il vicepresidente di Federdoc, Giuseppe Liberatore – recepiscono molte delle osservazioni avanzante dalla filiera. Senza contare che le nuove regole sono state definite a sette mesi dalla legge quadro mentre in passato abbiamo avuto decreti applicativi pubblicati undici anni dopo la riforma».
Tuttavia non manca qualche perplessità. In particolare l’assenza delle regole sulle commissioni di degustazione lascia incompleto il quadro di riferimento per i nuovi controlli che dovrebbero partire il prossimo 20 gennaio. Entro due mesi dalla pubblicazione del decreto sui controlli infatti (avvenuta lo scorso 19 novembre) gli organismi di certificazione devono comunicare al Mipaaf i piani di controllo. Ma i piani non possono essere redatti senza conoscere le regole su commissioni di degustazione e contrassegni.
Proprio in questa ottica nelle scorse settimane le organizzazioni agricole – Confagricoltura, Coldiretti e Cia – avevano chiesto che, nel quadro di un maggior coordinamento fra le misure, i nuovi decreti venissero varati contestualmente. «Ma così non è avvenuto – conclude Liberatore – e ora non resta che sperare in una proroga sull’avvio delle nuove certificazioni».


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