Cresce la febbre da farmer market

Marini: così l’agricoltore può conquistare valore aggiunto
AS_12_9_farmer-market.jpg

Un nuovo modello distributivo per tagliare le intermediazioni e creare così un filo diretto tra agricoltori e consumatori. È il progetto di nuova rete commerciale che la Coldiretti sta costruendo pezzo su pezzo e che ha già raggiunto un importante traguardo. All’assemblea della fondazione Campagna Amica, che si è svolta il 24 febbraio scorso a Roma, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha illustrato il bilancio della rete commerciale che ha oggi al suo attivo circa 6mila punti vendita gestiti dagli agricoltori tra mercati, aziende, botteghe, ristoranti e orti urbani.
Il fenomeno in rapida crescita è quello dei farmer market che hanno raggiunto quota 878. Partito dai 109 mercatini degli agricoltori, il fenomeno si è consolidato integrandosi con le altre strutture agricole e dando vita così al network. E le vendite dirette sono volate, con una crescita di oltre il 50% nel 2011 sull’anno precedente e in controtendenza rispetto ai canali tradizionali. In pochi anni – ha rilevato lo studio della Coldiretti – nei circa 900 mercati degli agricoltori sono stati coinvolti più di 20mila produttori e sono spuntati 3.500 nuovi posti di lavoro.
Un dato che testimonia anche l’altro gradimento dei consumatori che hanno speso nelle strutture agricole 489 milioni di euro. «L’esperienza dei mercati degli agricoltori dimostra che, nonostante la crisi, c’è spazio per crescere con l’innovazione in un sistema distributivo ingessato da anni – ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini – e la concorrenza ha creato migliaia di nuove occasioni di lavoro e interessanti opportunità di spesa per i cittadini che hanno premiato un modello che valorizza il made in Italy e garantisce sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente al giusto prezzo».
La Coldiretti ha fornito uno spaccato della rete e un identikit dell’acquirente tipo.
I mercati agricoli sono presenti su tutto il territorio anche se la parte del leone la fa il Nord dove si concentra oltre il 50% delle strutture.
A fare la spesa direttamente dal produttore nei mercati degli agricoltori sono per il 68 per cento donne, mentre il livello di istruzione è medio alto per il 68 per cento degli acquirenti.
L’età è inferiore ai 54 anni nel 64% dei casi mentre lo status sociale ed economico è medio alto nell’82 per cento. «Un risultato – spiega il rapporto – che evidenzia come il risparmio sia solo una delle ragioni che spinge all’acquisto e che la scelta è fortemente condizionata dalla ricerca di cibi sani, di informazioni sui prodotti e dal bisogno di essere rassicurati su quello che si mette nel piatto». Non è un caso – precisa la Coldiretti – che il tempo di permanenza è in media di 35 minuti, molto elevato se si tiene conto che si tratta spesso di strutture di dimensioni contenute. I prodotti più gettonati sono ortaggi, frutta, formaggi, salumi, vino, latte, pane, conserve di frutta, frutta secca, biscotti e legumi, ma stanno prendendo piede anche prodotti no food come gli agricosmetici, da quelli al latte d’asina a quelli a base di spumante.
Un altro elemento sottolineato dal rapporto è il risparmio sul fronte logistico. «Nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica – spiega lo studio – si trovano prodotti locali del territorio che non devono affrontare lunghi trasporti con mezzi inquinanti, messi in vendita direttamente dall’agricoltore nel rispetto di precise regole comportamentali e di un codice etico ambientale, sotto la verifica di un sistema di controllo di un ente terzo. Nei mercati vengono contenuti anche gli sprechi di imballaggi, sono banditi gli Ogm e sono messi a disposizione spesso servizi di vendita a domicilio e offerte speciali per i gruppi di acquisto solidale». Insomma un sistema su cui la Coldiretti chiede attenzione. E Marini ha anche lanciato un appello al governo a sostenere il vero agroalimentare made in Italy: «Tu ministro – ha detto rivolgendosi a Catania – sei sensibile, ma non è così per tutto il governo. Molti hanno studiato all’estero e non comprendono che l’Italia non è la Cina, il Brasile o gli Stati Uniti, e non vogliamo esserlo ».


Pubblica un commento