Così la Pac «dimentica» le sementi

E prima della revisione degli aiuti post 2013 scadranno anche gli attuali pagamenti accoppiati
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Le future scelte di riforma della politica agricola comune incideranno anche sul settore sementiero che è importante in Italia, ma del quale si parla poco, rispetto al rilievo del ruolo ricoperto. Per dimostrare che la produzione di sementi occupa una posizione di un certo spessore nell’ambito del sistema agricolo nazionale bastano pochi dati: la superficie coltivata e ufficialmente controllata per la produzione di sementi ammonta a 182mila ettari nel 2010 e ci sono state epoche, nel passato, nelle quali si è sfiorato la soglia di 300mila ettari; la produzione di seme certificato è di 527mila tonnellata nella campagna 2009-10 e ha superato anche il tetto delle 700mila tonnellate nei primi anni del duemila.
Deve inoltre essere considerato che la produzione di seme è assai diversificata per specie vegetali e per varietà, interessando segmenti strategici della nostra agricoltura come il frumento duro e tenero, il mais, il riso, l’erba medica, la barbabietola da zucchero, le colture foraggere.
Insomma, quando parliamo di sementi, non ci riferiamo a un settore di nicchia dell’agricoltura italiana, ma a un comparto vitale, in grado di erogare servizi fondamentali agli agricoltori e con una valenza di primo piano, ai fini della produttività, della qualità delle produzioni, della tracciabilità.
Il settore arriva all’appuntamento del dopo 2013 dopo che le recenti riforme del 2003 (riforma di medio termine) e del 2008 (health check), con le relative scelte di applicazione compiute a livello nazionale hanno colpito duramente, determinando degli effetti sia in termini di sostegno diretto a favore della produzione di sementi (l’aiuto specifico scomparirà nel 2012), sia di quello indiretto, attraverso l’eliminazione dell’incentivo all’impiego di seme certificato da parte dei coltivatori.
E gli effetti si sono fatti sentire, tanto che, in base ai dati diffusi da Assosementi, le semine di cereali autunnovernini nel 2010-11 hanno registrato una contrazione attestata sul 10-20%, ma l’impiego di sementi certificate registra un vero e proprio crollo, con un secco -33% per il grano duro, rispetto alla campagna precedente. Addirittura, secondo l’associazione sommando le ultime due campagne di semine, la contrazione per il grano duro si avvicina al 50%, per il grano tenero al 28% e per l’orzo al 42 per cento.
Alla base di queste performance non incoraggianti ci sono state alcune novità nella normativa comunitaria e nazionale di sostegno al settore. Fino al 2009 era in vigore il premio qualità del frumento duro, con un importo di 40 euro per ettaro. Dal 2010 tale aiuto specifico, collegato all’obbligo di impiegare la semente certificata, è stato abolito ed è confluito nel calderone del pagamento unico disaccoppiato. L’agricoltore storico non ha perso in termini di aiuti percepiti, ma a venire meno è stata la spinta a rivolgersi al mercato del seme con certificazione.
Una cosa del genere è avvenuta con il passaggio dal regime dei pagamenti supplementari ante health check (il famoso articolo 69 del regolamento 1782/2003), a quello post ribattezzato sostegno specifico (previsto nell’altrettanto rinomato articolo 68 del regolamento 73/2009).
Per il settore delle sementi il cambio è stato tutt’altro che indolore, giacché per accedere agli aiuti dell’articolo 69 era previsto l’obbligo di seme certificato in pratica per tutte le colture seminative. Con il nuovo regime questa clausola è rimasta nella campagna di semine 2009-10 solo per il frumento duro e per le barbabietole da zucchero. Poi, nella campagna successiva (a partire dalle semine del 2010), a seguito di un intervento diretto da parte dei servizi della Commissione europea, l’obbligo di utilizzo del seme certificato è stato soppresso per il grano duro e rimane solo per le bietole (si veda il decreto Mipaaf del 25 febbraio 2010).
C’è ora un ultimo passaggio da evidenziare ed è la fine, nel 2012, dell’attuale regime degli aiuti accoppiati a favore dei produttori di sementi, erogato direttamente al moltiplicatore che, per il nostro paese, implica una dotazione finanziaria annuale di 13,2 milioni di euro. Anche in questo caso, le risorse confluiranno nel regime disaccoppiato.
Con tali presupposti, il mondo sementiero si accinge ad affrontare il delicato passaggio della riforma Pac per il dopo 2013. C’è una fondata preoccupazione verso il futuro, ma non ci si rassegna, come dimostrano le puntuali proposte formulate ai tavoli nazionali e comunitari per misure specifiche a favore della produzione e dell’utilizzo di seme certificato e per una legislazione armonizzata a livello continentale e aperta all’innovazione.


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