Cosa sta cambiando per frumento e mais

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Il cerealicoltore è chiamato costantemente ad affrontare scelte professionali molto importanti per mantenere la sostenibilità del proprio reddito a un livello di garanzia e remunerazione soddisfacente. Negli ultimi anni l’estrema volatilità del costo di alcuni mezzi tecnici di produzione, in particolare i fertilizzanti, e la situazione piuttosto negativa dei prezzi dei cereali autunno-vernini e del mais, ha ulteriormente responsabilizzato l’imprenditore agricolo, il quale pone sempre maggiore attenzione nel valutare il beneficio delle opzioni relative a rotazioni colturali, concimazioni, difesa fitosanitaria, scelta varietale e gestione agronomica delle colture.
La situazione attuale dei prezzi è relativamente migliore, ma questo non permette di esimersi dal confronto quotidiano sulle diverse opportunità, soprattutto in un’ottica di medio-lungo termine.
Per capire meglio le intenzioni degli agricoltori del NordOvest, siamo andati dai fratelli Aldo e Lorenzo Montiglio, cerealicoltori a Livorno Ferraris (Vc), con una superficie coltivata di circa 100 ettari.
«La nostra azienda – ci raccontano i due agricoltori piemontesi – è specializzata nella produzione di cereali (frumento, triticale e mais in particolare) e noi pensiamo di continuare questa tradizione. Ad aiutarci in questa scelta è stata anche la possibilità di coltivare, ormai da due anni, mais e triticale per la produzione di insilato per l’alimentazione di una centrale a biomasse, situata nel nostro comune a poca distanza dai terreni che conduciamo.

 

PIANO COLTURALE INVARIATO
Negli ultimi anni abbiamo adottato un avvicendamento più attento del mais con i due cereali autunnovernini anche per soddisfare le diverse normative introdotte dalla Pac o collegate ai piani di sviluppo rurale». «Gli indirizzi produttivi dell’azienda Montiglio F.lli – afferma ancora Aldo – non cambieranno per i prossimi anni, anche perché con la modifica della destinazione del mais per insilato e non più per granella pensiamo di essere riusciti a diversificare la produzione senza variare la coltivazione. Inoltre, così facendo, non abbiamo neanche dovuto ricorrere all’acquisto di macchinari nuovi, vista l’autosufficienza completa della filiera legata alle centrali a biomassa per quanto riguarda tutte le operazioni di trinciatura e trasporto dell’insilato. Resta il fatto che la mia posizione – continua Aldo – è comunque sempre stata favorevole alle rotazioni considerato il loro ruolo fondamentale nell’organizzazione aziendale, potendo operare una semina scalare del mais suddivisa tra primo e secondo raccolto e una semina autunnale del frumento tenero e del triticale».
Nel 2011 il piano colturale (tabella 1) non varierà rispetto a quello del 2010 e la coltivazione principale sarà sempre il mais con una superficie di 76 ettari (raggiunti comprendendo il 2° raccolto), ma non meno importante sarà la quota destinata ai cereali autunnovernini, suddivisi tra frumento e triticale, per complessivi 47 ettari.

 

REINTRODOTTA LA CONCIMAZIONE ORGANICA
«Per le concimazioni della prossima stagione colturale – dichiara Lorenzo – abbiamo pensato di reintrodurre la fertilizzazione organica e di non utilizzare concimi con il fosforo in pre-semina (vedi tabella 2), in quanto le analisi chimic-ofisiche dei terreni che noi effettuiamo da diversi anni nell’ambito di un programma agronomico Pioneer evidenziano una buona dotazione naturale di questo elemento. Negli ultimi anni ho notato che diminuendo l’apporto di elementi nutritivi con le concimazioni calano le produzioni, quindi cerco sempre di fornire circa le stesse unità fertilizzanti per ettaro, sperimentando da un anno all’altro prodotti e formulazioni diverse, scegliendo anche in base al prezzo di ogni concime».
I fratelli Montiglio meditano nei prossimi anni invece di sostituire gradualmente l’apporto generalmente garantito dai tradizionali concimi organici, con il riutilizzo del digestato prodotto dalla vicina centrale a biomasse dove loro conferiscono tutta la produzione di trinciato. Il problema dell’uso di ammendanti è comunque limitato, i terreni aziendali sono caratterizzati da buone dotazioni di sostanza organica e fosforo dovute anche all’apporto costante e cospicuo di letame eseguito in passato, reperito principalmente da una grande allevamento bovino di un paese limitrofo a Livorno Ferraris.
Parlando di fertilizzanti, i due titolari affermano di non aver ancora effettuato acquisti in quanto non sembrano molto competitivi a livello di prezzo,mastanno valutando l’evoluzione del mercato e prenderanno al più presto delle decisioni in merito.

 

PROBLEMI PARASSITARI
«Nel 2010 – continua Aldo – abbiamo provato ad utilizzare la calciocianamide come fertilizzante e come disinfettante del terreno, sperando che potesse avere anche un effetto deterrente sulla presenza dei ferretti, soluzione che però non ha dato risultati soddisfacenti. Gli attacchi di ferretti sul mais sono un problema importante e infatti il prossimo anno pensiamo di acquistare il microgranulatore per la seminatrice allo scopo di applicare un geodisinfestante sulla fila, perché da quando non è più consentito l’impiego dei vari concianti stiamo riscontrando problemi enormi per questa coltura nelle fasi iniziali del ciclo».
Per quanto concerne la questione diabrotica, nel 2010 la presenza di questo parassita è stata decisamente inferiore all’annata precedente, ma l’attenzione dell’azienda agricola verso questa problematica è sempre massima. Le produzioni di mais nell’annata appena conclusa non sono state completamente soddisfacenti per l’andamento climatico negativo e soprattutto per la concomitanza di eventi atmosferici distruttivi quali forte vento e grandine che hanno danneggiato la maggior parte delle coltivazioni.


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