Codice Agricolo

Via libera preliminare dal Consiglio dei Ministri
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Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo e un Dpr attuativo che fanno da cornice al primo Codice agricolo. Un «vademecum tascabile per ognuna di quel milione e 700mila partite Iva agricole aperte in Italia, facilmente consultabile, snello e scritto con un linguaggio comprensibile», ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, presentandolo alla stampa, che mette ordine a un reticolo di norme che negli anni si sono stratificate e spesso sovrapposte.

Un primo concreto tentativo di semplificazione della normativa di settore prodotta negli ultimi quarant’anni: dalla prelazione agraria negli anni Sessanta, all’usucapione nei Settanta, dalla legge sull’affitto dei fondi rustici e dei contratti agrari negli anni Ottanta, fino alle leggi di orientamento in agricoltura e alle agroenergie. Tra le priorità c’è la razionalizzazione di tutti quei provvedimenti che dal 2001, data della prima legge di riforma, hanno ridisegnato le figure professionali e ampliato il campo d’azione delle attività agricole codificando la multifunzionalità e dando spazio alle società. Tre articoli del Codice agricolo vengono «inseriti» nel Codice civile e riguardano la definizione di coltivatore diretto, che viene aggiunta all’articolo 2083; la previsione, tra le ipotesi di attività connessa dell’imprenditore agricolo, della produzione e cessione di energia da fonti agricole rinnovabili; la sostituzione dell’articolo 2136 del Codice civile sul registro delle imprese agricole.

Il «Riordino delle normative sulle attività agricole» (così è denominato il Codice) è costituito da sei titoli (sette con quello abrogativo), per complessivi 155 articoli. Prevede in una prima fase l’abrogazione di leggi superate e, in un secondo step, il riordino dei «codici di settore». Capisaldi di questo «testo unico» sono gli imprenditori agricoli e le loro attività, compresa la vendita dei prodotti; le società agricole; i contratti agrari; le coltivazioni Ogm; la realizzazione di aziende agricole, anche attraverso l’acquisizione della terra per successione o per prelazione.

«Il nuovo Codice agricolo – ha spiegato Zaia – è frutto della collaborazione tra Mipaaf e ministero della Semplificazione, coordinato con la presidenza del Consiglio. Si tratta di un lavoro di squadra che porta a compimento uno dei punti fondamentali del programma di Governo che è appunto la semplificazione normativa dell’intero corpo legislativo nazionale».

Dopo il parere del Consiglio di Stato, della Conferenza Stato-Regioni, delle commissioni Agricoltura di Camera e Senato e delle associazioni di categoria, i provvedimenti potrebbero già ottenere il via libera definitivo del Consiglio dei ministri – per diventare quindi operativi – entro il prossimo febbraio.


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