Cibus 2012: Il Governo frena sulla «food tax»

All’assemblea di Federalimentare i ministri Catania e Passera hanno espresso un parere negativo
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Il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua
 

 

La crisi non allenta la presa e anche per il 2012 il quadro dell’industria alimentare italiana non presenta troppi punti di luce.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi Federalimentare, illustrate dal presidente Filippo Ferrua Magliani, nel corso dell’assemblea del 7 maggio scorso nella giornata inaugurale del Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione, i primi mesi dell’anno confermano la flessione registrata negli ultimi mesi del 2011. Per la produzione si stima infatti un calo vicino all’1,8% del 2011. E anche se nell’arco 2000-11 questo valore ha messo a segno un +10,4% l’attività degli operatori del settore nel primo trimestre 2012 è fortemente condizionata dalla riduzione delle commesse, che ha avuto come principale ripercussione un ulteriore accumulo delle scorte. Federalimentare ha anche sottolineato come i precari equilibri del mercato abbiano «risentito delle tensioni innescate dall’impennata delle quotazioni di commodity agricole (+50%) e combustibili (+31%). Dinamiche che si sono riflesse sui prezzi alimentari alla produzione (con una variazione tendenziale a dicembre 2011 del +4,8%, ben al di sopra dell’inflazione) e su quelli al consumo, con aumenti del +3,4% per l’alimentare lavorato e del +2% per il non lavorato».
E non va meglio sul fronte dell’export che resta il motore del settore, ma con una previsione di un calo del 2% dei volumi. Note dolenti anche per l’occupazione con un «saldo dichiarato tra le aziende che hanno dovuto ridurre l’organico, rispetto a quelle che lo hanno aumentato, che risulta per la prima volta negativo, del 10,3 per cento».
Ma uno spiraglio è stato aperto dagli interventi dei ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, e dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che hanno rassicurato sulla «food tax» tanto contestata da Federalimentare. «Non c’è alcuna decisione e personalmente – ha sottolineato Catania – non credo sia una iniziativa utile. Sono convinto che non ci sarà una tassazione a 360 gradi di quello che impropriamente viene identificato come junk food. Il ministro Balduzzi ha espresso un orientamento, ma non c’è cibo- spazzatura, c’è talvolta un uso improprio del cibo, e dobbiamo imparare ad avere un rapporto corretto con gli alimenti ». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Passera.
«Siamo due ministeri contro» – hanno detto.
Un eventuale intervento dunque non sarà prossimo. Mentre meno garanzie ci sono sull’Iva «un provvedimento – ha detto sempre Catania – che abbiamo ereditato dal precedente Governo. Stiamo lavorando per trovare delle soluzioni che possano rinviare o attutire almeno in parte il nuovo aumento dell’Iva che non sarebbe sicuramente positivo per il settore agroalimentare ». E Passera ha garantito che si stanno cercando le risorse per evitare l’aumento dell’imposta.
Catania ha anche ribadito che «l’agroalimentare italiano, che è un assett insostituibile per il rilancio dell’Italia, anche in un momento di crisi complessivo, ha la capacità di farsi valere e fare impresa. E smarcandosi dal contesto congiunturale il settore cresce più di quanto non cresca l’intera industria nazionale, e le stesse considerazioni si possono fare per l’export».
Federalimentare, da parte sua, è consapevole delle grandi potenzialità del settore, ma chiede interventi al Governo.
«Se l’alimentare sta tenendo meglio di altri settori – ha detto Ferrua – è merito dei suoi imprenditori, della loro capacità di innovare e di investire anche nel contesto della più grave crisi economica del dopoguerra. Ma per guardare con rinnovato ottimismo al futuro sono necessari interventi sulla crescita e sul rilancio dei consumi. Non vanno in tale direzione l’ulteriore aumento dell’Iva, l’introduzione di una food tax dannosa e discriminatoria o l’ipotesi di istituire un deposito cauzionale sugli imballaggi. Ben vengano, invece, un maggiore sostegno all’internazionalizzazione, con la deducibilità dei costi per la promozione dei prodotti italiani all’estero, una nuova normativa di indirizzo tariffario per uscire dalla logica di assistenza e sovvenzione all’autotrasporto e nuove misure per arginare i costi energetici, che pesano sulla produzione alimentare tra il 6 e l’11 per cento».


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