Cercosporiosi, la messa a punto del modello previsionale

Beta adotta il sistema sviluppato in Minnesota. Nuove prospettive nella protezione della bietola
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Cercospora beticola è un fungo presente in tutte le aree bieticole ed è particolarmente dannoso nei comprensori dove la bietola viene coltivata da anni e con una certa intensità come la Valle Padana centroorientale. In queste zone, per ragioni climatiche e di diffusione dell’inoculo, il parassita trova ambienti particolarmente favorevoli al suo sviluppo. I cali produttivi, in termini di PLV, possono raggiungere livelli di decurtazione (fra coltivazioni correttamente protette e non trattate) che possono variare da un 10 ad un 35%.

 

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Durante la passata campagna, in cui la cercosporiosi è stata altamente virulenta, prove sperimentali specifiche svolte in pianura Padana centro-orientale hanno evidenziato delle perdite economiche nette (dei costi per il trattamento) fra coltivazioni difese correttamente ed in maniera inadeguata (inizio ritardato o numero ridotto dei trattamenti), sia su varietà sensibile che tollerante, di circa 280 €/ha (con una differenza pari all’8,4% fra le due ipotesi di difesa. Ciò significa che, nei comprensori bieticoli del Nord Italia (considerando una superficie totale di circa 48 mila ettari) le perdite annuali determinate da un forte attacco di cercosporiosi, scarsamente controllato con i mezzi tecnici disponibili, potrebbero potenzialmente ammontare ad oltre 13 milioni di euro!
 

 

A FAVORE DELLA MALATTIA
Lo sviluppo delle infezioni cercosporiche è legato a fattori colturali e soprattutto climatici. Infatti, i processi infettivi del patogeno sono strettamente legati alle condizioni di temperatura e umidità relativa dell’aria che, interagendo fra di loro con effetti limitanti, influenzano in modo significativo la comparsa della malattia. La Pianura Padana, caratterizzata da una situazione climatica con temperature medie mensili superiori a 20° C e piogge attorno a 70 mm mensili nel periodo della coltura è, fra le aree colpite dalla cercosporiosi, quella in cui il parassita è regolarmente presente nel corso di ogni stagione colturale e dove danno economico è sempre rilevante.
La cercosporiosi viene attualmente controllata attraverso l’utilizzo combinato di prodotti fungicidi e di varietà tolleranti.
Quest’ultimo aspetto della lotta ha subito un sensibile calo di importanza per la difficoltà di selezionare materiale genetico ad elevata tolleranza verso il patogeno ed allo stesso tempo altamente produttivo (vedi Fig. 1).
Negli ultimi anni infatti l’attività di selezione ha migliorato la produttività delle varietà a svantaggio della tolleranza (i massimi livelli furono raggiunti negli anni novanta). Ciò per effetto della correlazione negativa che lega questi due caratteri del genotipo.
Conseguentemente è quanto mai necessario, per massimizzare il contenimento dei danni causati dal patogeno, impiegare al meglio il mezzo chimico attualmente disponibile attraverso l’applicazione delle strategie più efficaci (scelta del momento ottimale di intervento e degli anticercosporici più efficaci). Rimane comunque il consiglio di impiegare le varietà a più elevato livello di tolleranza, nelle aree dove la malattia si presenta con maggior virulenza e soprattutto negli estirpi più tardivi.
 

 

ORIENTAMENTI DI LOTTA
In attesa di una completa “messa a punto” del modello, il metodo “a calendario” rappresenta ancora il metodo di riferimento per il bieticoltore. Questo sistema, costruito su rilievi storici inerenti il momento di comparsa ed il livello di virulenza del patogeno in ciascun comprensorio, prevede un avvio dei trattamenti predefinito e differenziato per ciascuna area omogenea. Tali date vengono definite quindi sulla base di esperienze maturate in anni di sperimentazione e di monitoraggio comprensoriale della malattia.
Il proseguimento dei programmi di difesa prevede di intervenire univocamente secondo turni fissi di 18-20 giorni fino alla raccolta rispettando dovutamente i periodi di carenza dei prodotti impiegati. In tabella 1 vengono riportate le indicazioni riferite all’anno 2011.
Le date di inizio dei trattamenti ed il numero delle applicazioni totali (definito in base all’epoca di raccolta prevista) rappresentano indicazioni di massima, infatti possono subire delle variazioni sulla base di un monitoraggio comprensoriale svolto annualmente per l’individuazione dell’effettiva comparsa delle prime macchie, momento ottimale per l’avvio della protezione. Questo metodo, se da un lato ha il vantaggio della semplicità, presenta di contro lo svantaggio di non tenere in considerazione le condizioni ambientali legate all’umidità relativa ed alla temperatura che si verificano di anno in anno. 
 

 

IL MODELLO PREVISIONALE
Al fine di raggiungere gli obiettivi sopra menzionati è necessario affiancare al metodo a calendario uno strumento (modello di simulazione/previsione della cercosporiosi) in grado di seguire la malattia nella sua evoluzione epidemiologica, introducendo così criteri oggettivi di supporto decisionale per la definizione dei momenti di intervento.
Il modello previsionale adottato da Beta è stato sviluppato dal dipartimento di patologia vegetale delle Università del Minnesota e del Nord Dakota al fine di prevedere, con ragionevole anticipo, l’inizio di ciascun ciclo infettivo di Cercospora beticola e di seguirne l’andamento evolutivo durante il ciclo colturale. Questo sistema può quindi essere impiegato per guidare l’applicazione dei fungicidi per un controllo guidato della malattia.
Il modello si basa essenzialmente su due parametri meteorologici che devono essere registrati in maniera oraria: umidità relativa e temperatura media dell’aria. Valutando nell’arco delle 24 ore il numero totale di ore con umidità relativa superiore all’85% e la temperatura media oraria, viene definito un valore di rischio di infezione giornaliero (IG). Tale valore rappresenta una stima di quanto le condizioni meteorologiche registrate (UR e T°C) siano state favorevoli per far avvenire l’infezione di Cercospora beticola nel giorno in esame. Le prime indicazioni ottenute utilizzando il modello negli anni 2009 e 2010, hanno mostrato un andamento epidemiologico della malattia rispondente a quanto rilevato in campo. In particolare, nel 2010 la malattia ha mostrato una virulenza superiore a quanto osservato nel 2009, con un inizio del ciclo infettivo anticipato all’ultima decade di maggio. Ciò ha determinato una differenza di 36 giorni, nel superamento delle soglie di rischio nei 2 anni in esame (3 luglio 2009 contro il 28 maggio 2010). Ciò può tradursi, a livello di impostazione dei programmi di intervento, in una maggiore razionalità nell’avvio dei trattamenti, differenziando (nei due anni in esame) l’inizio dei trattamenti di diversi giorni. Nella stessa località il metodo “a calendario” prevedeva invece l’avvio della difesa nella terza decade di giugno. Da un punto di vista produttivo le tesi trattate al superamento delle soglie determinate dal modello, pur ricevendo un intervento in meno rispetto ai programmi “a calendario”, non hanno determinato perdite significative di produzione in termini di saccarosio e di reddito netto (PLV al netto dei costi per i trattamenti). 
 

 

Gli autori sono di Beta


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