Cacciatori all’attacco in Parlamento

Diversi ddl sono all’esame della commissione Ambiente del Senato
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Le ultime rilevazioni dell’Istat segnalano che i cacciatori censiti in Italia sono poco più di 765mila, ma riescono a dimostrare di essere più rappresentati degli agricoltori che conducono oggi circa 1,7 milioni di aziende e che vedono sempre più invasi i loro terreni dagli uomini muniti di fucili e dediti alla caccia di selvaggina.

Alta densità
 In realtà, ogni due aziende agricole vi è un cacciatore appostato a differenza di quanto accade negli altri paesi comunitari ove la densità dei cacciatori per azienda e per chilometro quadrato di superficie territoriale è inferiore.

Secondo quando dichiarano i parlamentari che tutelano i loro “diritti”, si tratta di persone dedite a uno sport come potrebbe essere il calcio o lo sci con la sola differenza che esso viene esercitato sui terreni che non vengono messi volontariamente a disposizione di coloro che praticano tale sport, ma vengono piuttosto invasi e in alcuni casi devastati completamente senza alcun risarcimento.

Il fatto che i cacciatori siano più che rappresentati dai senatori e dai deputati è confermato dal numero dei disegni di legge presentati per modificare l’attuale legislazione e cioè la legge 11 febbraio 1992, n. 157, che appare troppo restrittiva e limitante per le esigenze del mondo dei cacciatori che è costretto addirittura a recarsi all’estero per poter esercitare meglio il diritto a questo sport.

Tralasciamo i risultati di una ricerca effettuata nei siti della Camera dei deputati e del Senato in quanto non fanno altro che evidenziare alcune decine di proposte di legge presentate da parte di rappresentanti eletti con una spiccata vocazione venatoria. In alcuni casi alcuni senatori come Domenico Benedetti Valentini hanno presentato più di un disegno di legge sull’argomento caccia e sulla modifica dell’attuale legge 517/92 a testimonianza di  una tenacia degna della migliore causa.

Verso un testo unico
Al Senato, ove alla commissione Ambiente è incardinata la discussione di tali disegni di legge, è stato deciso di riunire otto tra i più significativi disegni di legge per tentare di farne un testo unificato che tenga un pò in conto anche le richieste di chi non è cacciatore, non è dedito a questo sport e vuole solo continuare a fare l’agricoltore in maniera tranquilla. Le proposte che si tenta di unificare sono quelle di Carrara ed altri, di Domenico Benedetti Valentini, di Piergiorgio Massidda, di Donatella Poretti ed altri, di Maurizio Castro ed altri e di Gennaro Coronella.

Indubbiamente il mondo della caccia e i cacciatori, oltre a difendere il diritto a esercitare uno sport all’aperto, possono essere i latori di messaggi anche economici. Il novero delle attività economiche legate alla caccia non comprende però soltanto l’industria delle armi e delle munizioni. Attorno alla caccia gravitano infatti  settori meno noti, ma comunque assai rilevanti dal punto di vista economico, quali i viaggi venatori, le aziende faunistico-venatorie, l’agriturismo venatorio, l’allevamento di selvaggina e di cani da caccia, senza contare tutto ciò che riguarda l’abbigliamento, l’editoria specializzata e le molteplici forme di pubblicità oggettistica.  Il settore dell’abbigliamento, ad esempio, produce un volume di affari annuo stimabile intorno ai 250 milioni di euro e quello dell’allevamento di selvaggina e di cani intorno ai 750 milioni di euro annui.

Lascia però perplessi che queste legittime attese trovino un accoglimento sproporzionato da parte dei rappresentanti parlamentari al punto da tradursi in una tale serie di disegni di legge. 

Le ragioni dei cacciatori possono apparire alquanto sconcertanti in quanto vanno in senso contrario alle  osservazioni formulate dagli ambientalisti e dai verdi oltre che dal mondo agricolo che non vuole vedere i propri campi invasi da schiere di doppiette.

Le proposte di legge più significative sono quelle dei Senatori Benedetti e Valentini i quali affermano, nella relazione che accompagna il disegno di legge, che  «la legge n. 157 del 1992 ha  mostrato come questa sia caratterizzata da irrazionali pregiudizi aprioristicamente contrari all’esercizio dell’attività venatoria. Alcune disposizioni di tale normativa si sono rivelate del tutto vessatorie nei confronti di quanti esercitano l’attività venatoria, giacché completamente prive di corrispondenti forme di vantaggio per le esigenze connesse alla protezione dell’ambiente e della fauna. La peculiare conformazione geografica della nostra nazione fa sì che le regioni italiane siano quasi esclusivamente territorio di transito per la selvaggina migratoria. Pertanto, la decisione di aprire in ritardo e di chiudere con eccessivo anticipo la stagione venatoria, anziché raggiungere l’obiettivo di proteggere le varie specie cacciabili, ha invece unicamente causato lo spostamento verso Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria, Spagna, eccetera, della gran parte dei cacciatori italiani, con il conseguente effetto di un notevole esodo di risorse economiche».

Nel riquadro a pag. 9  sintetizziamo i principali obiettivi delle proposte di modifica della legge 157.  Se queste nuove norme venissero approvate cosa potrebbe accadere? Gli animali selvatici non saranno più “patrimonio indisponibile dello Stato”; si potrà cacciare anche nei Parchi, nelle riserve naturali e nelle foreste demaniali verranno aboliti i divieti di esporre animali, vivi o morti nelle sagre e nelle feste gastronomiche; la caccia sarà aperta tutto l’anno, da agosto a febbraio per legge, negli altri mesi con espedienti e cavilli; aumenteranno gli animali cacciabili, includendo specie oggi protette; sarà possibile cacciare anche nei periodi di riproduzione e migrazione; si potrà cacciare il cinghiale con munizioni a pallettoni (pratica attualmente vietata perché pericolosa); verranno ridotte fino al 60% le tasse per l’esercizio venatorio.

Il 27 novembre la Lav è stata audita dalla 13ª commissione Ambiente del Senato, in qualità di associazione riconosciuta di tutela ambientale. In merito ai disegni di legge attualmente in esame, la risposta dell’associazione è stata che l’unico disegno di legge valido  porta il numero 510, prima firmataria la Senatrice Donatella  Poretti,   che propone l’abolizione dell’art.842 del codice civile che consente solamente ai cacciatori di entrare nelle proprietà altrui anche senza il consenso del legittimo proprietario.

L’art. 842 del codice civile venne approvato negli anni ‘30, in un periodo, quello pre-bellico, nel quale vi era la necessità di disporre di quanti più uomini possibile avvezzi all’uso delle armi. Fortunatamente tale esigenza è cessata da più di 60 anni, ma l’art. 842 continua a produrre i suoi nefasti effetti.

Accesso ai fondi
Chiunque voglia negare ai cacciatori l’accesso al suo fondo è costretto per legge a recintarlo con un muro, una rete metallica, una siepe, alti almeno 120 cm.

L’articolo 842, inoltre, contrasta con quanto stabilito dalla Corte Europea di Strasburgo che, con la sentenza «Verdeille», ha riconosciuto ai piccoli proprietari terrieri francesi il diritto di escludere i cacciatori dalle loro proprietà.

Con ogni probabilità i cacciatori anche agricoltori che vogliono cacciare liberamente anche nei terreni altrui sono una ristretta minoranza sia perché la caccia, in assoluto, è in calo e con esso il numero dei cacciatori e sia perché i danni provocati nei “campi aperti” sono sempre maggiori e compromettono seriamente l’attività agricola.

Gli obblighi sulla condizionalità sono infatti sempre più stringenti e gli agricoltori non possono metterli a rischio per colpa di altri, in quanto i danni causati e che incidono sulla condizionaltà mettono anche a rischio i regimi di aiuti di cui beneficiano gli agricoltori stessi.

La condizionalità
La condizionalità impone infatti prescrizioni tecniche per poter ottenere gli aiuti disaccoppiati come ad esempio la tenuta delle scoline, tecniche colturali minime in grado di mantenere in buon stato i terreni e non farli apparire come abbandonati e piene di erbacce.

I vandalismi provocati dal passaggio dei cacciatori che invadono i campi, i bossoli lasciati sul terreno, la carica di sostanze inquinanti lasciate dalle cartucce sparate, sono elementi che potrebbero alterare gravemente lo stato di buona conservazione dei terreni per cui scatterebbero le contestazioni degli organi di controllo e l’applicazione delle relative penalità.

Un terreno sottoposto alle incursioni dei cacciatori che non si preoccupano di salvaguardare l’ambiente e le coltivazioni non si presenta certamente come un terreno tenuto in buone condizioni, anche se minime.


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