Caccia, aria di liberalizzazione

Unificate in un ddl le nove proposte presentate da maggioranza e opposizione
paesaggioAmbiente.jpg

L’approvazione da parte della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali del Senato del disegno di legge che aveva riunito in uno schema nove proposte presentate dalla maggioranza e una dall’opposizione in materia di riforma della caccia, è stata la scintilla che ha riaperto in maniera violenta le discussioni tra favorevoli e contrari a questa attività che si vuole definire anche come attività sportiva.

Il testo unificato era scaturito dalla necessità di riunire le contrapposte esigenze in materia di caccia in modo da arrivare alla riforma del settore che è ancora legato alla legge 157 del 1992. Ma il lavoro fatto dal senatore Orsi, incaricato di questa riunificazione e armonizzazione di testi, è servito solo a suscitare severe critiche non solo dell’opposizione e delle associazioni ambientaliste, ma anche perplessità da parte di qualche esponente della stessa maggioranza e delle associazioni venatorie. Il testo unificato può essere innanzitutto definito come una vera e propria liberalizzazione della caccia che può quindi essere esercitata in maniera meno vincolata che non in passato.

Un punto di critica è costituito dall’allargamento della gamma di animali da usare come esche vive in quanto in questa categoria sono ricompresi anche i piccoli animali. Il disegno di legge infatti prevede che nell’esercizio dell’attività venatoria da appostamento possono essere utilizzati in funzione di richiami vivi, uccelli appartenenti alle specie cacciabili ed esemplari non appartenenti alle specie cacciabili purché ne sia certificata la provenienza da allevamento autorizzato e l’esemplare sia debitamente inanellato. Inoltre ogni cacciatore può detenere un numero illimitato di richiami vivi mentre nell’esercizio dell’attività venatoria da appostamento ogni cacciatore può utilizzare un numero di richiami vivi non superiore a 40.

Un’altra norma criticata è quella che stabilisce che il cacciatore che prepara trofei di capi da lui abbattuti al fine della detenzione o altro uso personale non è soggetto ad alcuna autorizzazione, per cui è possibile che ogni bracconiere possa nascondersi dietro questa passione per la raccolta di trofei che peraltro non trova al momento un così alto riscontro nella realtà.

Il disegno di legge unificato apre però qualche spiraglio per il mondo agricolo in quanto, pur lasciando libero l’esercizio della caccia, pone alcuni limiti e possibilità di difesa per gli agricoltori e l’attività venatoria viene inoltre considerata nell’ambito della multifunzionalità dell’azienda agricola.

In particolare viene disciplinata la gestione programmata della caccia attuata con appositi piani predisposti dalle regioni in accordo con le organizzazioni professionali agricole e, ove necessario, d’intesa tra più regioni che hanno territori comuni omogenei. Viene poi individuato l’indice di densità venatoria minimo costituito dal rapporto fra il numero dei cacciatori, ed il territorio agrosilvo-pastorale.

Per l’esercizio dell’attività venatoria alla fauna stanziale, sulla base di norme regionali, ogni cacciatore, previa domanda all’amministrazione competente, ha diritto all’accesso in un ambito territoriale di caccia compreso nella regione di residenza venatoria e può aver accesso ad altri ambiti o ad altri comprensori anche compresi in una diversa regione, previo consenso dei relativi organi di gestione.

L’appostamento fisso deve poi essere realizzato con il consenso del proprietario del fondo mentre l’appostamento temporaneo è consentito a condizione che non si produca modifica permanente di sito. Il riparo predisposto dev’essere facilmente rimovibile e deve comunque essere rimosso al termine della giornata di caccia, salvo il consenso del proprietario del fondo. Non costituisce modifica di sito l’utilizzazione di residui colturali e di potatura presenti sul posto di caccia.

Il disegno di legge prende anche in considerazione i danni causati dai cacciatori ai fondi agricoli per cui viene stabilito che l’organo di gestione degli ambiti territoriali di caccia provvede, altresì, all’erogazione di contributi per il risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica dell’attività venatoria nonché alla erogazione di contributi per interventi, previamente concordati, ai fini della prevenzione dei danni medesimi.

Quindi a partire dalla stagione venatoria 2009-2010 i calendari venatori regionali e delle province devono indicare le zone dove l’attività venatoria è consentita in forma programmata, quelle riservate alla gestione venatoria privata e le zone dove l’esercizio venatorio non è consentito. L’esercizio della caccia viene comunque limitato e infatti gli Atc possono non accettare l’accesso dei cacciatori qualora il numero delle prenotazioni ricevute per l’esercizio della mobilità superi, per la singola giornata, la cifra corrispondente al 6% del numero di cacciatori iscritti.

Per quanto riguarda sempre il settore agricolo è previsto che le regioni possono autorizzare oltre all’istituzione di aziende faunistiche-venatorie anche l’istituzione di aziende agrituristiche venatorie ove è consentita la caccia e la relativa attività è considerata attività agricola.

Il disegno di legge unificato appare quindi più come un contenitore ove è stato buttato il meglio e il peggio di tutti i vari disegni di legge con l’unico obiettivo di lasciare campo libero a questa ormai sparuta schiera di doppiette e di appassionati del grilletto.


Pubblica un commento