BLOCCO TIR: La Sicilia conta i danni dei forconi

Circa 500 milioni di euro. Annullati i contratti con la gdo estera. E la protesta punta su Roma
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500 milioni di euro. Questa la stima complessiva dei danni provocati dal blocco dei tir che dal 16 al 20 gennaio scorso ha letteralmente messo in ginocchio ogni angolo della Sicilia. 50 milioni di euro quelli all’agricoltura, ma è ancora troppo presto per un calcolo effettivo che tenga conto di tutte le ripercussioni.

Non c’è stato un solo comparto produttivo che non abbia subito le conseguenze di quella che gli organizzatori, il movimento dei Forconi e le associazioni di autotrasportatori hanno definito “una rivoluzione”. Una trentina di presidi in tutta l’Isola. Scelte le aree strategiche: porti, imbocchi autostradali, raffinerie.

Finito il blocco si tirano le somme e Giovanni Schembari, direttore della “Ragusa Latte” che nella parte orientale dell’Isola ha 260 soci, racconta così i “giorni di passione”:

«Abbiamo perso oltre un milione di euro di prodotto. Il latte è diventato una sorta di ostaggio di questa protesta. Se ne è distrutto parecchio e quello consegnato è stato praticamente svenduto. Gestire l’emergenza quando l’unica forma di trasporto del prodotto è il gommato non è facile. Molti produttori, pur di non perderlo, hanno improvvisato caseificazioni, per non parlare di quelli che hanno avuto problemi con gli animali per l’impossibilità di raggiungere le aziende a causa della mancanza della benzina. È stata una guerra tra poveri che non ha portato a nessuno risultato – prosegue –. Pensiamoci per il futuro, qualora dovesse succedere un’altra tragedia simile. Bisogna istituire delle nome in base alle quale il latte deve passare. Con i problemi che ci sono, con la crisi è davvero inconcepibile mandare al macero anche solo un litro».

Città e campagna dai volti irreali. Tutto bloccato. Scaffali di supermercati vuoti anche per le scorte accumulate da orde di clienti spaventati che il blocco continuasse. Frutta e verdura andate al macero. Fragole immangiabili o comunque invendibili. Senza camion la Sicilia è tagliata fuori dai mercati.

Negli agrumeti della piana di Catania si parla dell’ennesimo colpo al comparto: «Questo stop è stato devastante – conferma Salvatore Rapisarda, del consorzio Euroagrumi op di Biancavilla (Ct) – abbiamo perso l’occasione di commercializzare circa 20 milioni di kg di arance. Sono stati annullati i contratti con il nord Europa a vantaggio sia della Calabria sia, soprattutto, della Spagna. È stata una protesta contro i siciliani, una prova di forza di cui non sentivamo l’esigenza. Così come è stata strutturata non è servita a nessuno se non come dimostrazione di forza».

Tra le richieste dei manifestanti: costo dell’energia elettrica a 0,030 €, prezzo del gasolio e della benzina a 0,70 €/litro, attuazione completa dello statuto siciliano, miglioramento dell’accesso al credito, defiscalizzazione. La protesta intanto dovrebbe spostarsi a Roma.


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