Biometano, meno colture dedicate

Con biomasse e scarti di «secondo raccolto» balzo del Pil agricolo del 5% ma servono incentivi
AS_11_39_biogas.jpg

Una produzione di otto miliardi di metri cubi di biometano entro il prossimo ventennio, utilizzando 400mila ettari di colture dedicate, una quantità crescente di sottoprodotti e materie prime agricole di secondo raccolto. A mettere nero su bianco le potenzialità del combustibile verde derivato dalla raffinazione del biogas è il position paper «Il biometano fatto bene», presentato la scorsa settimana dal gruppo di lavoro coordinato dal Consorzio italiano biogas (Cib) e al quale hanno aderito, tra gli altri, Agroenergia- Confagricoltura, Aiel-Cia, il Crpa di Reggio Emilia, Itabia e diverse sigle del settore.
«Tra le rinnovabili – ha detto Piero Gattoni, presidente Cib –, il biometano è una fonte strategica per la sua programmabilità, efficienza e flessibilità negli utilizzi: dalla produzione elettrica a quella termica, fino all’autotrazione. È un asset centrale per la politica energetica nazionale, caratterizzato da una componente made in Italy per progettazione, sviluppo e gestione». E con un potenziale in grado di produrre, ha sottolineato lo stesso Gattoni, «una crescita del Pil agricolo del 5% e un forte sviluppo industriale. Si tratta di una fonte energetica capace di concorrere alla crescita del paese: per questo chiediamo una veloce definizione del quadro normativo e incentivante per permetterne lo sviluppo».
Secondo il documento, in meno di un decennio – e quindi entro il 2020, anno in cui dovranno essere centrati gli obiettivi Ue sulle rinnovabili –, sarebbe già possibile sviluppare il 60-65% del potenziale complessivo del biometano, arrivando a circa cinque miliardi di metri cubi: per la metà utilizzabile direttamente per produrre elettricità e calore presso gli impianti a biogas; e per il resto da immettere in rete e impiegare come combustibile per autotrazione, termica e cogenerazione ad alto rendimento.
Al 2030, invece, si potrebbe arrivare a quota otto miliardi di metri cubi. Un risultato raggiungibile, secondo il position paper, attraverso uno sviluppo tecnologico in grado di ridurre al massimo il ricorso a colture dedicate, evitando la competizione food- no food, e di garantire invece un crescente utilizzo di biomasse d’integrazione, come sottoprodotti agricoli, colture di secondo raccolto (come triticale o mais di seconda semina), effluenti zootecnici, scarti agroindustriali, colture non alimentari.
Passando progressivamente dall’uso di un mix di substrati per la produzione di biogas – e quindi di biometano – composto dal 23% di sottoprodotti e il 77% di colture dedicate (85mila ettari), come quello attuale, a un mix più sostenibile, con l’impiego del 65% di biomasse d’integrazione (si veda il grafico). E arrivando a utilizzare circa l’8% dei terreni agricoli italiani a seminativi. Basterebbe sfruttare, si legge nel documento, i terreni ex set aside e quelli persi dalla coltura della barbabietola negli ultimi dieci anni: in totale, circa 400mila ettari.
Per lanciare il biometano servono, comunque, i provvedimenti attuativi (di concerto tra i ministeri Sviluppo economico, Politiche agricole, Ambiente) previsti dal Dlgs 28/2011 sulle rinnovabili: le specifiche tecniche per l’immissione in rete e il sistema di incentivazione, entrambi attesi da più di un anno. La discussione su un primo documento tecnico di consultazione dovrebbe partire in questi giorni.
A sostenere un rapido sviluppo del biometano sono anche le associazioni agricole. «L’Unione europea ha sottolineato l’importanza della bioeconomia per alimentare la crescita, ma anche per migliorare la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria – ha spiegato Donato Rotundo, responsabile Ambiente e territorio di Confagricoltura –. In questo senso il biometano è un’opportunità concreta per tutta la filiera, ma occorre accelerare sui decreti attuativi». Per Marino Berton, presidente Aiel-Cia, «l’Italia presenta le migliori condizioni per uno sviluppo in tempi brevi del biometano: abbiamo una delle reti di distribuzione di gas naturale tra le più diffuse del mondo, la prima flotta di autoveicoli a metano d’Europa e un grande potenziale di biometano da matrici organiche che, nel pieno rispetto del suolo, può rafforzare la capacità competitiva delle imprese agricole».


Pubblica un commento