Biologico, il «toto-premi» dei Psr

Le misure dei nuovi Piani di sviluppo rurale per l’introduzione e il mantenimento della coltivazione
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Gli incentivi all’agricoltura biologica nell’ambito delle misure agroambientali rappresentano ancora una voce finanziaria importante nei diversi Piani di sviluppo rurale 2007-13. Infatti tutti i Psr prevedono l’apposita misura dedicata all’agricoltura biologica con stanziamenti e strategie di intervento diversificate.

Basti pensare che il 42% della spesa pubblica totale di tutti i Psr (quasi 7 miliardi di euro) è dedicata all’asse II – tutela e miglioramento dell’ambiente – e che il 52% delle risorse di quest’asse fanno riferimento alle misure agroambientali e quindi soprattutto all’agricoltura biologica (oltre 3,7 miliardi di euro). La centralità dell’agricoltura biologica nei Psr trova la sua naturale giustificazione nel fatto che l’Italia si pone al primo posto in Europa e al quarto nel mondo per estensione della superficie a biologico (1.148.162 ettari nel 2006). Estensione che nel corso degli ultimi 15 anni è cresciuta con una media del 7% all’anno anche grazie agli incentivi comunitari, del regolamento 2078/92 prima e dei Psr poi.

Tuttavia, come evidenziato dallo stesso Piano strategico nazionale, il mancato riconoscimento di un valore aggiunto ai prodotti da agricoltura biologica rispetto ai prodotti convenzionali rimane ancora un problema fondamentale: da una parte i premi e dall’altra la difficoltà di integrazione verticale e orizzontale degli agricoltori condizionano il decollo della filiera. In maniera analoga all’offerta la domanda di prodotti biologici mostra segnali di crisi soprattutto come conseguenza dell’innalzarsi generale dei prezzi al consumo.

In linea generale la misura dei Psr che si occupa di agricoltura biologica si struttura su due tipi di azione: un incentivo all’introduzione del metodo e un premio per il mantenimento dedicato a quelle imprese che già hanno intrapreso la strada del biologico. In entrambi i casi i premi a ettaro sono calcolati tenendo conto dei costi aggiuntivi e delle predite di reddito connesse all’impegno assunto dall’agricoltore a «fare» agricoltura biologica sul totale della propria azienda per un periodo di 5-7 anni. Il calcolo dei costi aggiuntivi e delle perdite di reddito definisce e giustifica il livello di premio differenziato per tipo di coltura e per Regione. L’unico riferimento generale è dato dai massimali fissati dalla regolamentazione comunitaria: 600 euro a ettaro per le colture annuali; 900 per colture perenni specializzate; 450 per «altri usi».

Sono proprio i livelli di premio differenziati a creare i maggiori problemi e i maggiori contenziosi. La differenziazione per Regione rischia spesso di causare discriminazioni tra territori, anche limitrofi, con conseguenze sul piano della concorrenza e dello sviluppo del mercato dei prodotti biologici. La differenziazione tra colture e la giustificazione adottata da ogni Regione è spesso fonte di preoccupazione per gli agricoltori. In alcuni casi si assiste a sottocompensazioni evidenti che rischiano di condurre all’abbandono dell’agricoltura biologica da parte di molti imprenditori a favore di attività più redditizie e incentivate anche in maniera più favorevole dagli stessi Psr come l’agricoltura integrata.


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