BIOLOGICO: I DATI FEDERBIO

I dati FederBio confermano: il comparto è ancora in salute
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Come nell’edizione dedicata al Sana dello scorso anno, ci troviamo ad avanzare un’analisi dell’andamento del settore biologico basata su dati non ufficiali.

Il Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica), infatti, presenta solo alla vigilia della manifestazione l’elaborazione dei dati comunicati dagli organismi nazionali di controllo al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, e le esigenze editoriali (questo numero di AzBio viene chiuso in anticipo alla diffusione dei dati ufficiali) impongono il ricorso ad anticipazioni.

La fonte è come di consueto la federazione unitaria FederBio, che ha aggregato i dati forniti dagli organismi di controllo suoi aderenti.

Dato che a FederBio aderiscono 10 organismi nazionali di controllo sui 15 che al 31 dicembre 2008 risultavano autorizzati dal ministero e dato che nell’anno precedente questi controllavano oltre il 90% delle aziende biologiche italiane, pur non trattandosi dei dati nazionali completi il campione è di entità tale da far ritenere decisamente attendibili i numeri e le tendenze che da esso emergono. (Tab. 1).

Al 31/12/2008 le aziende del campione FederBio erano 46.216. Considerando che gli organismi di controllo esteri autorizzati dalla Provincia autonoma di Bolzano a operare nel suo territorio (qui non considerati) in base all’andamento storico controllano non meno di 500 ulteriori aziende, e che non sono comprese nel campione le imprese soggette al controllo degli organismi non associati a FederBio che, per quanto con un’articolazione territoriale contenuta, al 31 dicembre 2008 erano comunque operativi, si può ritenere che la consistenza numerica delle aziende sia sostanzialmente analoga a quella ufficialmente rilevata dal Sinab come consuntivo 2007 (50.276 unità), con scostamenti (in un senso o nell’altro, anche se è probabile una leggera contrazione) di misura estremamente contenuta.

La consistenza della Sau controllata dai soli 10 organismi FederBio nel 2008 è pari a 944.958 ettari (780.212 già in produzione biologica, 164.746 in fase di conversione), contro un totale di 1.150.253 ettari censiti nel 2007; anche qui per la conferma è necessario attendere i dati ufficiali completi, ma sembra emergere una tendenza alla contrazione. (Tab. 2).

Rimangono confermati i principali orientamenti produttivi: prati e pascoli (217.915 ha), cereali (217.589 ha) e foraggi (187.198 ha), che nel loro insieme rappresentano due terzi della superficie ad agricoltura biologica.

In ordine di importanza seguono le superfici investite a olivicoltura (107.942 ha), vigneto (37.860 ha) e agrumi (24.059 ha).

Per quanto riguarda la zootecnia, il campione registra 204.575 bovini, 997.189 ovini, 79.308 caprini, 952.567 polli da carne, 1.144.411 ovaiole e 32.591 suini; poco più di 100.000 le arnie.

Il solo campione supera i dati ufficiali 2007 per ovini, suini e avicoli (qui con un rilevante +59%), mentre sembra in contrazione il numero di bovini e caprini. In riduzione anche il numero di alveari, ma il dato va letto con ancora maggior cautela, stante le problematiche generalizzate dell’apicoltura nel corso del 2008.
 

Segnali positivi

Il campione parziale registra, da solo, il superamento del numero delle aziende registrato da Sinab nel 2007 in Toscana, Abruzzo, Campania e Sardegna. Sembra certo il superamento del dato 2007 anche per Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia. Solo per il Molise sembra si possa parlare di un calo consistente, mentre per le altre regioni è necessario attendere il dato Sinab.

Sicuramente in crescita è per l’ennesimo anno il numero delle imprese di trasformazione e distribuzione: il campione FederBio registra, da solo, 4.738 aziende (erano 4.782 nel 2007 e 4.739 nel 2006), ancora prevalentemente concentrato nelle regioni settentrionali, dove ha sede il 46%. Nelle regioni settentrionali hanno anche sede 42 delle 49 imprese autorizzate all’importazione da Paesi terzi. Per quanto riguarda l’attività di controllo, gli organismi associati a FederBio hanno svolto nel 2008 59.293 visite ispettive, con una media di 1,28 per azienda.

Nello specifico, le aziende di sola produzione agricola hanno ricevuto una media di 1,21 ispezioni, quelle che svolgono anche attività di trasformazione 1,73, quelle di condizionamento, trasformazione e distribuzione 1,61, gli importatori puri 1,20, le imprese di trasformazione che svolgono anche attività d’importazione 2,08 (va ricordato che per il 2008 le disposizioni normative richiedevano almeno un’ispezione per operatore).

Nell’attesa dei dati definitivi, il quadro si può riassumere nei seguenti punti:
– non si registrano variazioni significative nella numerosità delle aziende;
– in almeno metà delle regioni si registra un andamento di crescita della numerosità delle aziende;
– si registra una contrazione della Sau;
– non si registrano variazioni significative sugli orientamenti produttivi;
– è in forte crescita l’allevamento avicolo, crescono anche quello suinicolo e ovino mentre, per contro, sembra contrarsi quello bovino.

Per l’andamento economico, si continua a scontare l’assenza di rilevazioni nei diversi canali di mercato.
 

Consumi in crescita

A differenza di altri Paesi europei in cui il canale distributivo prevalente è rappresentato dalla gdo, in Italia hanno particolare rilievo anche i canali della vendita diretta (con non meno di 2.000 imprese coinvolte) e del dettaglio specializzato (con oltre 1.000 imprese), sono presenti altri canali di pur minor rilievo (schemi di abbonamento e gruppi d’acquisto) ed è di una certa entità la presenza di prodotti biologici nella ristorazione collettiva scolastica (la loro presenza è resa obbligatoria da una legge nazionale e da alcune di carattere regionale; altre norme la incentivano con contributi ai Comuni), i cui dati economici non sono rilevati regolarmente.

L’utile rapporto periodico di Ismea si concentra esclusivamente sulla grande distribuzione; manca l’aggiornamento 2009, ma i dati del 2008 sono positivi.

Nell’anno concluso, gli acquisti domestici di prodotti biologici hanno confermato il trend in crescita che aveva caratterizzato sia il 2006 che il 2007. Secondo i dati del panel Ismea/AcNielsen, l’aumento delle vendite in valore dei prodotti biologici confezionati è stato del 5,4%, meno brillante del risultato 2007 (+10,2%), ma sempre migliore dell’andamento complessivo dei consumi alimentari, che in termini di spesa nel 2008 sono aumentati del 4,4%.

I tassi di crescita più significativi sono stati rilevati per l’ortofrutta (+20% circa rispetto al 2007), per il baby food (+16%), per l’aggregato pane/ pasta/riso e per le uova: su base annua hanno registrato un incremento superiore al 14%. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei consumi, i dati del 2008 hanno confermato il fenomeno dei consumo dei prodotti biologici come fortemente settentrionale: il 44,1%delle vendite si registra nelle regioni nord-occidentali e il 27,2% in quelle del nord-est. Poco meno del 20% delle vendite è generato nelle regioni centrali (Sardegna compresa), e nelle regioni meridionali, che pure contano il maggior numero di aziende di produzione, rimane il residuo 9% di quota (anche se in crescita del 12.3%rispetto al 2007).

Nell’attesa di dati più generali, va comunque segnalata la performance del prodotto biologico in Carrefour.

Nei primi quattro mesi del 2009, secondo quanto dichiarato dal gruppo, in 794 punti di vendita – a insegna Carrefour (ipermercati), GS (supermercati) e nei negozi di prossimità Dì Per Dì – le vendite di prodotti biologici sono in netta crescita. Tra le categorie che hanno registrato i maggiori livelli di spesa ancora una volta gli ortofrutticoli freschi (+42,7% rispetto al primo quadrimestre del 2008), seguiti dai prodotti lattiero-caseari (+23%); l’aggregato pasta/riso/ farina è cresciuto dell’12%, mentre le vendite di uova e scatolame sono aumentate rispettivamente del 7,2% e del 5%. Nel comparto della carne l’indice di spesa aumenta regolarmente ogni mese di circa il 5%.

Secondo le rilevazioni del gruppo, 73 persone su 100 (con una netta predominanza di donne), a parità di prezzo, orientano regolarmente la scelta sui prodotti bio, e per le responsabili d’acquisto la provenienza biologica dell’alimento rappresenta uno dei primi fattore nella scelta d’acquisto.

Gdo a parte, anche sul versante dei canali specializzati si registrano note positive: tutte le principali imprese di distribuzione hanno chiuso un 2008 positivo, con incrementi di fatturato anche a doppia cifra, e la tendenza è confermata nel primo semestre 2009.


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