Batteriosi del kiwi, ok al rame

Arriva l’autorizzazione eccezionale anche in vegetazione per 14 formulati cuprici
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Batteriosi del kiwi, armiamoci e partite. È stata posta il 1° giugno la firma sull’atteso decreto del ministero della Salute che autorizza l’impiego in vegetazione di 14 formulati rameici (in Tab.). Un provvedimento sollecitato dalle Regioni Piemonte, Veneto ed EmiliaRomagna oltre che da alcune associazioni di produttori.

 

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Pseudomonas syringae
pv actinidiae (Psa) si sta infatti dimostrando la più veloce e deleteria patologia che abbia mai aggredito l’actinidia, in grado di metterne in discussione la coltivazione nel nostro Paese e nel resto del mondo. Giappone, Cina e Corea del Sud hanno già dovuto fare i conti con queste limitazioni, ma nell’ultimo anno l’infezione ha raggiunto anche Francia, Portogallo e Nuova Zelanda. Nel nostro Paese l’epidemia si è sviluppata nel Lazio, prima su kiwi giallo e poi su verde (9mila ettari interessati) per poi propagarsi velocemente in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte (280 ettari estirpati in un solo anno, 600 quelli su cui sono stimati problemi). E le ultime segnalazioni arrivano dalla Calabria. Finora, però, le armi a disposizione per prevenire la diffusione erano un po’ spuntate: i rameici erano autorizzati solo per i trattamenti invernali “sul bruno”, mentre per il periodo vegetativo venivano finora testati prodotti fertilizzanti, biostimolanti e filmanti-traspiranti con possibile azione “disinfettante”, ma nessuno registrato come prodotto fitosanitario. 
 

 

COPERTA TROPPO CORTA
L’estensione d’impiego concessa dal decreto del 1° giugno non è però illimitata: sia la Dir. 91/414, prossima alla pensione, che il nuovo Reg. 1107/2009 in vigore dal 14 giugno prevedono che in condizioni di particolare emergenza sanitaria gli Stati membri possano autorizzare l’uso di agrofarmaci non consentiti, ma per periodi non superiori a 120 giorni. L’autorizzazione eccezionale appena emessa scadrà quindi il prossimo 28 settembre. Troppo tardi e troppo presto per i due periodi di massima suscettibilità, che sono la primavera (con gli attacchi su foglie che si evidenziano con picchiettature e maculature) e l’autunno (colonizzazione di lenticelle, peduncolo dei frutti e cicatrici fogliari). «I trattamenti tardo primaverili ed estivi – fa notare Graziano Vittone del servizio tecnico del Consorzio Creso di Cuneo – saranno comunque utili per ridurre la quantità di inoculo batterico dopo le piogge di questi giorni».
Trattamenti che non devono essere intesi come alternativi alle misure di profilassi obbligatoria allestite da alcune Regioni (abbattimenti, capitozzature, divieto a nuovi impianti, e di impiegare le api nelle impollinazioni), ma che consentiranno di prevenire danni sulle piante sane. Pioggia, vento, gelate e grandinate (ma anche tecniche agronomiche come legatura e potatura senza sterilizzazione degli attrezzi) sono fattori che favoriscono la veloce diffusione di Psa negli impianti (e tra gli impianti). «Questa notevole capacità di diffusione – afferma Marco Scortichini del Cra Centro di ricerca per le Frutticoltura di Roma – va contrastata in maniera adeguata, almeno fino a quando la presenza di inoculo batterico non verrà adeguatamente ridotta». Per questo, per evitare danni da fitotossicità (e possibili sviluppi di resistenze), Scortichini ha testato con i suoi collaboratori alcuni gruppi di prodotti con proprietà “disinfettante” da utilizzare in alternanza con il rame (concimi binari azoto–fosforo e a base di chitosano, filmanti a base di chitine e di ammine, sanitizzanti a base di sali quaternari d’ammonio – si veda IF allegato a Terra e Vita 3/2011, pag. 22). Prodotti che hanno come limite principale, oltre alla non–autorizzazione, la ridotta persistenza, ma che possono consentire di ridurre il numero d’interventi con i rameici, anch’essi non illimitati.
Le autorizzazioni appena concesse raccomandano infatti di non superare su actinidia il limite di 6 kg/ha all’anno. Ogni etichetta riporta poi i dosaggi e il numero massimo di interventi consentiti all’anno (3 in fase vegetativa, più uno “al bruno”).


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