Batterio killer: I voti in sicurezza alimentare. Italia vigile, Germania opaca

In 25 anni l’origine delle ricorrenti emergenze è stata sempre extra-nazionale
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Quasi un mese e oltre 30 morti prima di individuare nei germogli vegetali (soia, lenticchie, erbamedica, fieno greco e fagioli azuki) contaminati da Escherichia coli sierotipo O104:H4, prodotti da un’azienda bio tedesca, l’origine dell’emergenza sanitaria che ha avuto come epicentro la zona di Amburgo.
«In Italia non sarebbe successo, almeno non in modo così grave». Sul tema della sicurezza alimentare il nostro Paese ha molto da insegnare alla Germania e agli altri Paesi europei. Ne è convinta Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico di Torino, responsabile della sorveglianza epidemiologica nell’ambito dell’igiene degli alimenti di origine animale e vegetale di tutto il Nord-Ovest, punto di riferimento nazionale per emergenze come quella per la Bse. Una convinzione che trova fondamento sull’organizzazione e sull’alto numero dei controlli effettuati in Italia. E in più, nel caso dell’E. coli, sul fatto che l’Istituto superiore di Sanità sia il laboratorio di riferimento in Europa per le contaminazioni di questo batterio, da subito pienamente coinvolto nelle indagini sull’epidemia, tanto da riuscire a mettere a punto il protocollo analitico che consente di individare le positività in due giorni. «Il ceppo O104 in questione – spiega Caramelli – è raro, ma già conosciuto. Inserito nella lista d’allarme redatta dall’Effsa (gli altri sierotipi di E.coli nel mirino dell’agenzia per la sicurezza alimentare sono: O111, O145, O26 e O157, quest’ultimo oggetto di controlli di routine su latte e carne), ed è simile a un ceppo identificato 10 anni fa sempre in Germania ». I primer da utilizzare per le identificazioni in laboratorio sono quindi già disponibili. La procedura validata in Italia, nel rispetto delle norme Iso, prevede l’utilizzo della Pcr (polymerase chain reaction) e richiede 24 ore per individuare le negatività dei campioni, più altre 24 per confermare le positività. 
 

 

AGGRESSIVITÀ RAFFORZATA
Rispetto ai casi passati il ceppo risulta però rafforzato.
In grado di attaccare in maniera devastante con la sindrome da insufficienza renale (indotta attraverso le shigatossine batteriche) adulti, soprattutto di sesso femminile, mentre in precedenza erano riportati casi solo in individui minori di 5 anni. In più in precedenza le contaminazioni erano tutte su alimenti di origine animale, mai vegetale. L’Effsa ha poi informato del fatto che il ceppo ora condivide caratteristiche di E.coli di origine animale con quelle di enterobatteri di origine umana, e ciò potrebbe spiegare i motivi della resistenza al trattamento antibiotico. Forse sono stati questi gli elementi che hanno sviato l’autorità sanitaria tedesca. «Che si è però contraddistinta anche per una certa opacità – denuncia Caramelli –. Stupisce soprattutto la fretta con cui è stata attribuita la colpa a cetrioli e ortaggi di origine spagnola e olandese, nonostante l’epicentro dell’emergenza fosse chiaramente la Bassa Sassonia. L’Italia non si è comportata in questo modo nei precedenti casi della cosiddetta mozzarella blu, determinata da semilavorati tedeschi, o della diossina su carne con la stessa origine ». In effetti, se si mettono in fila le crisi sanitarie ricorrenti che hanno funestato il settore primario negli ultimi 25 anni, la costante comune è la provenienza extra-nazionale delle contaminazioni. «Segno che il nostro sistema funziona, innanzitutto perché la responsabilità della sicurezza alimentare è sotto il ministero della Sanità, che governa questa priorità con stretti rapporti sinergici con le strutture periferiche». La conferma viene dalla lettura dei dati del recente rapporto sul Sistema di allerta comunitario (Rasff). Il nostro Paese è primo nelle notifiche (548 contro i 400 della Germania), ma quarto in Europa (e decimo nel mondo) riguardo all’origine delle irregolarità (113, contro i 144 tedeschi e addirittura i 418 cinesi).
Un buon numero di irregolarità riguarda la presenza di oggetti estranei nelle confezioni, la matrice più interessata da contaminazioni microbiologiche è il pesce. Presenze di E.coli (5 casi) sono state individuate solo in prodotti di origine animale. Indicativa anche la fonte di queste segnalazioni: per oltre la metà si tratta di controlli o di respingimenti in dogana; il 35% deriva dall’attività ufficiale di controllo; solo il 7% dall’autocontrollo aziendale. Segno che il modello anglosassone dell’Haccp non potrà mai essere alternativo al servizio pubblico. E che l’accentramento amministrativo, se governato con efficienza, mette il sistema al riparo da derive commerciali. 
 

 

RECORD NEI CONTROLLI
Con buona pace di agricoltori e allevatori, che in Italia subiscono il più alto numero di controlli al mondo. «La coincidenza – testimonia Luciana Prete dell’Ausl di Bologna – è che nei primi mesi di quest’anno eravamo impegnati proprio in verifiche straordinarie sulla sicurezza microbiologica delle matrici vegetali. Con la nuova emergenza l’attenzione si è spostata su cetrioli e altre orticole provenienti da Spagna e Olanda, con ritiri delle partite campionate decisi volontariamente dalle ditte».
Nel 2009 sono state oltre 985mila le ispezioni effettuate da Asl, Servizi veterinari, Nas (Fonte: Rapporto su vigilanza e controllo,ministero della Salute), a cui vanno aggiunte le oltre mille analisi dei laboratori dell’Arpa e le quasi 18mila dell’Istituti zooprofilattici (senza considerare i controlli della Repressione Frodi del Mipaaf). Un sistema impegnativo e costoso, ma è certamente molto più pesante l’impatto economico dei sequestri, e soprattutto le conseguenze commerciali delle crisi sanitarie. L’Unione Europea dovrà tenerne conto.


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