Agroalimentare: L’etichetta diventa un «passaporto»

Approvata la legge che obbliga a indicare il luogo di lavorazione e di origine della materia prima
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A sette anni alla sua prima apparizione nel 2004 con la legge 204, l’etichetta supertrasparente ha raggiunto il traguardo. Il 18 gennaio il via libera definitivo è arrivato infatti dalla commissione Agricoltura della Camera che ha licenziato il provvedimento in sede legislativa così come era stato già fatto al Senato.
Superate dunque tutte le turbolenze che hanno contrassegnato questa norma si avvia così il percorso per l’indicazione dell’origine della materia agricola per tutti i prodotti, trasformati e non. Si tratta infatti di un punto di partenza perché come spiega la legge l’operatività è affidata ai decreti interministeriali che dovranno essere messi in cantiere filiera per filiera.
La nuova legge è finalizzata a garantire una «completa e corretta informazione ai consumatori » e per questo prevede che sia riportata in etichetta dei prodotti alimentari trasformati e non trasformati l’indicazione del luogo di origine della materia prima e l’utilizzazione di ingredienti in cui vi sia la presenza di Ogm.
Il provvevimento fa un distinguo tra prodotti. Quelli non trasformati devono indicare solo il paese dove è prodotta la materia prima. Mentre per i «trasformati » il consumatore deve sapere sia il luogo di produzione o di allevamento della materia agricola prevalentemente utilizzata e anche quello dove è avvenuta l’ultima trasformazione.
Insomma una carta d’identità completa per seguire il percorso dal campo alla tavola.
Questo è il quadro in cui dovranno poi inserirsi i decreti che dovranno dettare filiera per filiera le norme pratiche. Tali decreti saranno realizzati sentendo le organizzazioni maggiormente rappresentative della produzione agricola e della trasformazione. Oltre a declinare le regole per l’etichettatura i decreti dovranno anche definire il requisito della prevalenza.
La norma punta anche a rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari coinvolgendo nell’azione anche il Corpo forestale dello Stato.
Sono previste poi sanzioni per chi non rispetta le indicazioni: la sanzione amministrativa va da 1.600 a 9.500 euro. Per quanto riguarda i tempi non si prospettano certo brevi. Appena pubblicata la legge si potrà partire con i decreti. E gli obblighi scattano entro 90 giorni dall’entrata in vigore del primo decreto. I prodotti etichettati precedentemente potranno essere «smaltiti» in 180 giorni. Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan ha assicurato che i lavori per i tavoli per definire i decreti partiranno entro pochi giorni e si inizierà con le filiere dei salumi e dei lattiero caseari. Stretta anche sul fronte della pubblicità. Le informazioni sull’origine vanno date infatti anche nella pubblicizzazione del prodotto che dunque non potrà più spacciarsi per «made in Italy» ricorrendo solo alle immagini che evocano il bel paese.
Il provvedimento nato come un «omnibus», si è via via alleggerito di alcune questioni a partire dalla stabilizzazione delle agevolazioni previdenziali e si è così concentrato quasi del tutto sull’etichetta. Resta delle materie extra-etichette l’estensione dei contratti di filiera a tutto il territorio nazionale (prima erano limitate a Sud e aree svantaggiate).
Inerenti sempre alla tutela delle qualità ci sono altri interventi che vanno dalle sanzioni raddoppiate per violazioni relative ai prodotti a denominazione protetta se riguardano i locali dove vengono lavorati, al divieto di indicare il prodotto Dop nelle miscele dei formaggi a meno che la percentuale non sia inferiore al 20% della miscela e sia stato avvertito il Consorzio di tutela. È stato istituito il sistema nazionale di produzione integrata finalizzato a garantire che le attività agricole e zootecniche siano state esercitate secondo le tecniche di produzione integrata normate.
Giro di vite anche per chi immette in commercio prodotti sementieri che non rispondono ai requisiti stabiliti.
E infine sanzioni per la produzione di mangimi e nuovi strumenti di rilevazione imposti agli allevatori di bufale per garantire così che la mozzarella derivi da «vero» latte bufalino.


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