Agroalimentare: Etichette, via ai primi due «cantieri»

Il ministro Galan apre i tavoli per la definizione dei decreti applicativi
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Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, alla presentazione della nuova legge sull’etichetta trasparente aveva annunciato tempi strettissimi per la convocazione dei tavoli per i primi decreti.
E infatti l’1 e 2 febbraio si sono aperti i tavoli per definire i decreti delle filiere dei suini e del lattiero-caseario.
Certo non sarà un compito facilissimo tenendo conto che il confronto farà emergere i contrasti emersi in questi lunghi anni di dibattito sull’etichetta.
Sergio Marini, presidente della Coldiretti, l’organizzazione che ha spinto molto per l’approvazione della legge, è convinto che se c’è la volontà non ci saranno troppi problemi. Per quanto riguarda i suini, spiega infatti Marini, per le carni fresche – spiega il presidente della Coldiretti – «si può tranquillamente adottare il modello delle carni bovine».
Per i prodotti trasformati, come i prosciutti, basta indicare la provenienza della carne con i quali sono realizzati. Per le salsicce, nel caso di mix di carni italiane e straniere, vanno indicate anche queste ultime.
Analogo per Marini il «trattamento» relativo a latte e formaggi. Per il latte a lunga conservazione si può adottare la stessa etichetta del latte fresco che indica il luogo di mungitura. E per i formaggi che sono realizzati con la materia prevalente latte si indica il luogo da cui proviene. E se ci sono aggiunte di latte straniero vanno indicate. La Coldiretti poi ricorda che l’etichetta va completata anche con le informazioni sull’eventuale impiego di mangimi Ogm nella dieta dei capi. «E anche per questo – afferma Marini – il percorso è semplice perché sui mangimi è indicato se sono prodotti con Ogm».
Il presidente della Cia, Giuseppe Politi, sottolinea che la norma va gestita su due fronti, quello comunitario e quello interno per definire i regolamenti attuativi perché i problemi per i vari prodotti trasformati sono diversi.
Per Politi il lavoro deve puntare a realizzare una comunicazione semplice e senza aggravi di costi. Secondo le valutazioni della Cia sulla prevalenza non ci sono dubbi; se c’è il 51% di materia prima nazionale il prodotto è made in Italy. E il presidente della Cia invita a questo punto a non rimettere in discussione «l’ultima lavorazione sostanziale». Politi invita anche a non demonizzare i prodotti stranieri: «l’etichetta è importante ma non è certezza di qualità. Bisogna essere laici. I prosciutti spagnoli per esempio sono ottimi». Per i formaggi, aggiunge, il vero grosso problema sono i prodotti freschi e in particolare le mozzarelle dove deve chiaramente essere indicata la provenienza del latte.
Per il responsabile della direzione economica di Confagricoltura, Franco Postorino, bisogna chiarire due questioni in particolare. Una – spiega Postorino – riguarda l’ultima trasformazione, per stabilire se sarà applicata la norma europea che già la regola. Altro punto è la definizione della prevalenza che secondo quanto recita la legge dovrebbe riguardare le materie prime e non gli ingredienti. «Come considerare, per esempio – si chiede il rappresentante di Confagricoltura – quei prodotti, è il caso delle salsicce, costituite da carni di due animali (pollo e suini)?
Di certo il lavoro è complesso anche per evitare modifiche alla ricette». L’interesse, dice ancora Postorino, è la valorizzazione della materia prima nazionale, anche se non si può non tener conto del fatto che importiamo nel settore dei salumi il 40% della materia prima utilizzata ». E poi c’è un’altra questione che pone Postorino ed è relativa alla tracciabilità. «Una tracciabilità che riguarda solo i prodotti agricoli – aggiunge – lascia perplessi, perché potrebbe creare degli oneri aggiuntivi ai nostri agricoltori. D’altra parte una regola che non è comunitaria non la si può imporre ai partner. Da qui la nostra richiesta per una normativa europea valida per tutti».
Anche per Assolatte i punti da chiarire sono molti. Secondo gli industriali del settore lattiero-caseario una questione chiave è la definizione della prevalenza. Fondamentale per l’industria poi è la standardizzazione dell’etichetta per tutti i prodotti alimentari. Assolatte è pronta a fornire tutto il supporto alla definizione dei decreti, ma chiarisce anche che parte da alcuni punti fermi. Un’assoluta priorità è arrivare a un’etichetta che sia chiara per i consumatori ma che sia anche di facile applicazione per le aziende.
«Non abbiamo alcun problema a comunicare – afferma Davide Calderone, vicedirettore di Assica (Associazione industriali delle carni) – siamo collaborativi, ma sono necessari chiarimenti sulla prevalenza per evitare aggravi logistici e organizzativi senza che questo comporti un aumento di valore aggiunto per il consumatore ». Per le carni fresche e i prosciutti i problemi si pongono meno, ma per la mortadella per esempio o le salsicce di carni miste il concetto va precisato bene. Riteniamo che sia necessario fornire indicazioni sulla provenienza comunitaria o non comunitaria, ma forse è solo una complicazione in più scrivere che la materia prima arriva dalla Francia piuttosto che dall’Olanda». Insomma il modello su cui secondo Assica si potrebbe ragionare è quello dell’etichetta dell’olio.


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