Agea, Fruscio vince la battaglia

Il Tar del Lazio ha bocciato il decreto di commissariamento firmato dalla presidenza del Consiglio
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Alla fine l’ex presidente dell’Agea, Dario Fruscio, commissariato a sorpresa dall’ex ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, ha vinto la sua battaglia. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha accettato il suo ricorso pronunciandosi a favore dell’annullamento del decreto della presidenza del Consiglio che aveva nominato il commissario Mario Iannelli. L’amministrazione statale è stata anche condannata a pagare le spese.
Certo la vicenda potrebbe non concludersi qui, la sentenza potrebbe infatti essere impugnata, ma un risultato importante l’ex e battagliero numero uno di Agea l’ha raggiunto.
Fruscio non aveva accettato i pesanti rilievi sull’inefficienza del sistema Agea e sull’impatto negativo per i conti dell’Agenzia della mancata nomina del direttore generale. E così dopo il licenziamento aveva prontamente risposto con le carte bollate. Un primo atto era stata la richiesta da parte del Tar di ulteriori precisazioni in merito alle accuse. Quindi la decisione di rinviare la sentenza, attesa per ottobre, a gennaio. E ora l’ultimo atto, con il riconoscimento delle ragioni di Fruscio.
Una vicenda complicata quella che ha visto il professore lombardo e leghista (ma di origini calabresi) protagonista di un braccio di ferro con il Mipaaf, il suo ministero di riferimento.
Fruscio era stato nominato dall’ex ministro Luca Zaia.
Voluto dalla Lega per supportare le richieste degli allevatori. L’Agea è infatti un ganglio strategico per l’annosa emergenza delle multe latte non pagate. Quale migliore accoppiata di due leghisti al ministero e all’Agea? Ma i conti sono stati fatti senza l’oste. Fruscio infatti ha sempre assunto una posizione improntata al rispetto delle legalità. Quando Zaia ha varato l’ennesima rateizzazione la linea è stata subito chiara: la legge va rispettata. Ma come è noto fatta la legge, prontamente è arrivata la proroga. A tempi scaduti Fruscio ha prima sollecitato il nuovo ministro Galan (in poco tempo al Mipaaf si sono succeduti quattro ministri) a trovare una via d’uscita politica. A fronte del seccato diniego (Galan in quella occasione aveva invitato Fruscio a stare al suo posto di esecutore) il presidente dell’Agea non ci ha pensato due volte a trasmettere le carte degli allevatori non in regola a Equitalia. Una mossa che gli è costata la rottura dei rapporti con la Lega. Rapporti tesi anche con Galan per un’altra questione: la nomina del direttore generale. Quella che gli è costata l’allontanamento.
Lo scontro era avvenuto sulla scelta dei candidati, entrambi interni all’Agea. Al consiglio di amministrazione Fruscio aveva portato il nome di Migliorini, ma Galan invece spingeva per Nanni. Un braccio di ferro conclusosi con un nulla di fatto. L’Agea non era così riuscita a coprire la casella del direttore generale. Un tallone di Achille utilizzato da Saverio Romano, successore di Galan, per articolare le motivazioni del commissariamento. Rispedite però da Fruscio al mittente. La sentenza riconosce anche le altre contestazioni alla nomina del commissario. Per esempio il fatto che non c’erano stati accertamenti preventivi. Anche le disfunzioni denunciate a causa della casella vuota del direttore generale non sono state rilevate. Senza direttore generale, ha sostenuto Fruscio, i conti sono stati regolarmente liquidati.
Sulle difficoltà operative in realtà dei rilievi erano stati mossi, ma dallo stesso Fruscio che qualche giorno prima del decreto che lo sollevava dall’incarico in un’audizione alla Camera aveva denunciato i rischi di blocco dell’operatività piena dell’Agenzia a causa dei tagli pubblici (da 214 milioni nel 2008 a 168 nel 2011 in calo del 21,5%). Poi con l’arrivo di Romano il fulmine a ciel sereno del commissariamento avvenuto una manciata di giorni dopo l’audizione.
Ora è tutto nelle mani del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, che dovrà dettare la linea a Palazzo Chigi: contestare la sentenza o rientegrare Fruscio


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