Talenti per l’Expo

EDITORIALE
EXPO 2015

Una fatto, concreto, è il concorso indetto
dal Mipaaf per le start up (imprese di
nuova costituzione) nell’agroalimentare
(o comunque connesse al settore).

Selezionerà le migliori esperienze
innovative e le premierà all’Expo 2015.

Identikit: aziende aperte di recente (meno
di 48 mesi), giovani (dai 18 ai 40 anni,
in realtà), iscritte entro il 15 dicembre. I
primi 25 classificati riceveranno 30mila
euro a testa (sotto forma di servizi
agevolati) e uno spazio ad hoc all’Expo.

Cosa fa innovazione? Nessun limite:
i progetti che valorizzano filiere sia
tradizionali sia innovative (nutraceutica,
bioedilizia, rinnovabili, ambiente e
paesaggio ad es.). Ma scegliere i migliori
non sarà facile perché la realtà è che i
progetti, le idee, si moltiplicano (italiani
popolo di startupper), ma solo il 25%
sopravvive e decolla.
Cosa occorre per
dare gambe a una (buona) idea? Di certo,
burocrazia snella e finanziamenti prima
di produrre un minimo di fatturato, e poi
per crescere e svilupparsi oltre i due anni
di vita.

Morale, accanto alle storie esaltanti
di “quelli che ce la fanno” ve ne sono
tante altre che non decollano (non
necessariamente per limiti del progetto).
Eppure tamponano per un pò il problema
del lavoro, fan girare il mercato dei
servizi, stimolano idee. In cambio restano
senza pensione, malattia e tantomeno
disoccupazione. Ok, il rischio è insito
nelle start up, ma è blasfemo pensare
che lo Stato dovrebbe in qualche modo
“incubare” o accompagnare meglio il
suo potenziale di innovazione e quindi di
crescita economica?


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