Superintensivo, efficienza e risparmio idrico

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Un confronto tra l’irrigazione a goccia tradizionale e quella con tecnica PRD che interessa solo una parte delle radici: questa tecnica non ha mostrato significativi effetti sull’attività vegeto-produttiva nè sui parametri fisiologici

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La scarsità della risorsa idrica nel Bacino del Mediterraneo genera la necessità di un incrementato ricorso alla pratica irrigua nell’ottica di garantire la sostenibilità dell’agricoltura e la standardizzazione della quantità e qualità dei raccolti.
Conseguentemente, gli studi riguardanti l’irrigazione dovrebbero concentrarsi sull’individuazione dei fabbisogni irrigui ottimali che assicurino il più efficiente uso possibile della risorsa idrica.
La tecnica del PRD (Partial Rootzone Drying), derivata dalle ricerche sullo splitting dell’apparato radicale di piante allevate in vaso e da successive sperimentazioni in pieno campo condotte negli anni novanta da Dry e Loveys con i loro collaboratori (Dry et al., 1996: Loveys et al., 2000), può essere potenzialmente applicata a molti sistemi colturali allo scopo di contenere l’eccessivo sviluppo vegetativo, sostenere le rese e ridurre l’impiego d’acqua, portando ad un aumento dell’efficienza d’uso dell’acqua (WUE, water use efficiency). Essa consiste nell’irrigare solo una parte dell’apparato radicale in modo tale che la pianta sia contemporaneamente sottoposta a condizioni di suolo secco e umettato. La porzione di suolo umettata e quella lasciata asciugare sono invertite tra loro secondo un turno pari ad uno o più turni irrigui e stabilito in funzione della coltura, dello stadio fenologico, dell’età della pianta e del bilancio idrico del suolo (Dry et al., 2000). Le figure 1 e 2 mostrano come la tecnica PRD è stata posta in atto nell’oliveto superintensivo sperimentale oggetto della ricerca e possono chiarire i concetti esposti.
Studi condotti negli anni passati su olivi in pieno campo secondo il sistema colturale intensivo, da ricercatori della Cadi Ayyad University in Marocco, hanno riportato consistenti risparmi d’acqua senza riduzioni della WUE (Wahbi et al., 2005) con, inoltre, un aumento del contenuto fenolico e, quindi, con un effetto positivo sul valore nutraceutico e sulla stabilità ossidativa dell’olio d’oliva ottenuto (Aganchich et al., 2008).
Studi successivi condotti, sempre dallo stesso gruppo di ricercatori, hanno mostrato che olivi adulti irrigati secondo la tecnica PRD con quantitativi d’acqua pari al 50% dell’evapotraspirazione colturale (ETc) presentavano Ψpd significativamente più basso di quello di piante che erano state irrigate su entrambi i lati contemporaneamente fornendo il 100 dell ETc (Wahbi et al., 2005). Gli olivi sottoposti a PRD avevano chiuso anticipatamente gli stomi durante il giorno e sia il contenuto idrico relativo (RWC) che la capacità fotosintetica delle foglie erano rimaste invariate negli olivi sottoposti a PRD (Centritto et al., 2005, Aganchich et al., 2009), confermando precedenti osservazioni in prove su PRD (Aganchich et al., 2007, Dry et al., 2000; Stoll et al., 2000).
La ricerca ha messo a confronto, in un oliveto superintensivo, l’irrigazione a goccia tradizionale e quella con PRD valutando gli effetti del deficit idrico in combinazione con la tecnica PRD.
L’impianto superintensivo, realizzato nel 2007 con la varietà Arbequina le cui piante sono state poste a una distanza di 1,5 metri sulla fila e 4 metri tra le file, è stato suddiviso in blocchi randomizzati con tre ripetizioni per trattamento.
La sperimentazione è stata condotta nell’annata 2011.
In ogni blocco randomizzato, costituita da una parcella con 55 piante si è proceduto alla determinazione dei parametri quantitativi e qualitativi delle produzioni di drupe e di olio. Dieci piante situate al centro di ciascuna parcella sono state usate per le misure dei parametri vegetativi e fisiologici. Gli olii d’oliva sono stati ottenuti dalla frangitura delle olive, separate per ciascuna ripetizione, poche ore dopo la raccolta in un frantoio situato a circa 15 km dal campo sperimentale. Sotto il profilo meteorologico l’annata 2011, nel sito sperimentale, ha avuto un decorso normale a eccezione di precipitazioni maggiori alla media in certi mesi, soprattutto in luglio.
La crescita vegetativa non è risultata differire statisticamente tra i trattamenti (dati non mostrati).
Le produzioni non hanno mostrato differenze significative tra i trattamenti posti a confronto (tabella 1) con valori che sono andati da 7,59 a 8,55 kg di drupe per pianta e da 0,84 a 1,05 kg di olio per pianta. Ciò può essere in parte dovuto all’ancora non completo sviluppo dell’apparato radicale al di sotto delle nuove ali gocciolanti PRD, trattandosi soltanto del primo anno di sperimentazione. La produzione di drupe del trattamento D, pari in media a 8,55 kg di drupe per pianta, seppur molto lievemente, sono risultate maggiori che nel testimone T. Come per la produzione di drupe, anche la produzione di olio più bassa in assoluto è stata osservata in PD, con 0,62 kg per pianta.
L’efficienza d’uso dell’acqua (WUE)…..

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 1/2016 L’Edicola di Olivo e Olio