Substrati “ad hoc”

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La tendenza è verso un ampliamento delle miscele che soddisfi le diverse esigenze dei produttori per produzioni ad elevato standard qualitativo

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Negli ultimi anni, grazie agli input forniti dalle aziende florovivaistiche, si ritrova in commercio un’ampia gamma di substrati, perlopiù miscele di torba ed altre componenti, in grado di soddisfare le diverse esigenze produttive.
«Diversamente da quanto succedeva in passato, – ci riferisce Francesco Buono che con i fratelli Luigi e Giuseppe conduce l’azienda florovivaista “Floragro” a Scafati (Sa) che produce dai 2 ai 2,5 milioni di piante ogni anno – non sono più presenti substrati esclusivamente a base di torbe utilizzati per tutte le specie, ma un vasto campionario di miscele adatte ai vari scopi. D’altronde, le nostre condizioni climatiche si discostano da quelle dei paesi del nord Europa, dai quali viene importata la torba, per cui necessitano opportuni aggiusti che rendano i terricci adatti alle nostre esigenze».
Le principali aziende che commercializzano substrati si sono, pertanto, attrezzate per la produzione di vari tipi di miscele, necessariamente diversificate secondo le tipologie produttive, i cicli di coltivazione e le specie allevate.
«Solo le aziende di grandi dimensioni, – aggiunge Luigi Buono – trovano conveniente acquistare le componenti della miscela sfuse per poi preparare il terriccio in azienda. In questo modo riescono a risparmiare sul costo dei materiali ma devono essere adeguatamente attrezzate per preparare i miscugli. Diversamente, aziende di media dimensione, come la nostra, acquistano direttamente le miscele preparate, anche perché in commercio se ne trovano per tutte le esigenze. Talvolta, il commerciante va incontro alle richieste dei florovivaisti preparando un prodotto a richiesta, che gli consente anche di fidelizzare il cliente».
La scelta di preparare il substrato in azienda è praticata anche da diverse aziende piccole, a carattere familiare, che per risparmiare aggiungono nel miscuglio parte di terriccio prodotto direttamente in azienda.
«Scegliere terricci industriali, – precisa Giuseppe Buono – consente di standardizzare le produzioni e migliorarne qualità ed omogeneità. Quando si opta per la preparazione delle miscele in azienda è necessario aver acquisito un’elevata esperienza e avvalersi di tecnici specializzati, diversamente si rischia di compromettere la bontà del prodotto finale».
Sulla scelta del tipo di substrato, comunque, influiscono diversi fattori.
«La scelta della miscela è determinata, in primo luogo, dal tipo di produzione. – spiega Francesco – Ad esempio, per le semine si preferiscono miscugli con una maggiore percentuale di torba nera, mentre per la radicazione delle talee è preferita la presenza di una maggiore quantità di torba bionda; in entrambi i casi la torba bionda deve avere una granulometria contenuta e il substrato deve possedere una buona percentuale di acqua facilmente disponibile (dal 25 al 30%). Un alternativa è rappresentata da miscugli contenenti anche una certa percentuale di perlite che garantisce una maggiore capacità per l’aria. Per le produzioni biologiche l’unica differenza risiede nell’aggiunta nel miscuglio di concime organico in sostituzione di quello chimico tradizionalmente inserito».
Tra gli altri fattori che incidono sulla scelta del tipo di terriccio c’è la dimensione del vaso.
«Nel caso di vasi di diametro piccolo (fino a 10 – 12 cm), – continua Francesco – è necessario utilizzare torbe con granulometria “fine” (da 0 a 0,30), mentre se si impiegano contenitori più grandi si può optare per un prodotto più grossolano (> 0,30)».
Anche il periodo di coltivazione influenza il tipo di miscela da impiegare.
«Per le specie a ciclo autunno – invernale, – spiega Luigi – bisogna orientarsi verso substrati che non trattengono molta acqua e con maggiore propensione di capacità per l’aria; viceversa, per i cicli che ricadono nel periodo più caldo dell’anno è necessario adoperare miscele con maggiore capacità a trattenere l’acqua».
La provenienza della torba e la preparazione della stessa, inoltre, incidono sulla qualità della miscela.
«Le torbe bionde, più giovani, sono più stabili e vanno utilizzate per cicli più lunghi (poinsettia, ciclamino, ecc.), mentre la lavorazione in “blocchi” garantisce una migliore struttura del substrato. Per le piante verdi da interno, caratterizzate da cicli medio – lunghi in serra, questa soluzione, con l’aggiunta di una percentuale di materiale drenante come la perlite, rappresenta l’ideale. La provenienza del materiale, inoltre, determina una diversa qualità del prodotto soprattutto in relazione alla loro composizione; ad esempio le torbe irlandesi sono considerate tra le migliori».
Altre sostanze miscelate nei terricci sono rappresentate da argilla montmorillonitica e fibra di cocco.
«L’aggiunta di argilla nel substrato – precisa Francesco – aumenta la capacità di scambio e assorbendo acqua durante l’irrigazione consente di mantenere una riserva idrica facilmente disponibile senza inzuppare il substrato. Questo tipo di miscele le adoperiamo, ad esempio, per la coltivazione del ciclamino, specie molto suscettibile al ristagno idrico. In alternativa all’argilla c’è la fibra di cocco che garantisce, per le sue caratteristiche, sia una maggiore capacità per l’aria sia una più uniforme distribuzione dell’acqua di irrigazione».
I substrati industriali, infine, sono arricchiti di concimi chimici a lenta cessione in quantità diverse (da 1 a 3 kg/m³) secondo le esigenze e la lunghezza dei cicli di coltivazione.