Strategie complesse per olivi in buona salute

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Funghi e insetti alla ripresa primaverile mettono a dura prova l’olivicoltore, costretto a fare i conti quest’anno anche con un inverno particolarmente mite. I consigli per la difesa basati sull’integrazione di più mezzi di lotta

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L’inverno appena concluso è da considerare tra quelli più caldi mai registrati in Italia, con temperature superiori di 1,42 °C rispetto alla media di riferimento. Ad aggravare la situazione è intervenuto anche l’andamento delle precipitazioni, scarse fin dall’autunno 2015, con i bacini idrografici ai minimi storici in tutta la penisola. Queste condizioni meteorologiche purtroppo non sono di ostacolo agli organismi nocivi dell’olivo. Infatti le basse temperature caratteristiche degli inverni rigidi provocano una naturale mortalità delle forme svernanti degli insetti e prolungano il periodo di stasi vegetativa dei funghi fitopatogeni.
Tra le pratiche agronomiche utili anche dal punto di vista della difesa fitosanitaria si ricorda che la potatura invernale favorisce la riduzione dell’inoculo di molti temibili patogeni del legno come la rogna o le carie. Inoltre migliora la ventilazione della chioma ed elimina porzioni di chioma infette contenendo lo sviluppo di altre malattie fogliari (occhio di pavone, cercosporiosi, lebbra).

I funghi nemici del legno
Tra i patogeni che attaccano il legno ma che si manifestano dapprima con sintomi fogliari si ricorda la verticilliosi, causata dal fungo vascolare Verticillium dahliae. Questo patogeno polifago è capace di attaccare numerose specie erbacee ed arboree, conservandosi a lungo nel terreno ed infettando le piante ospiti non appena le condizioni sono favorevoli. Penetra nelle piante di olivo attraverso le radici e colonizza i tessuti vascolari. Il sintomo principale di disseccamento di singoli rami o branche è provocato da una tracheomicosi che impedisce la circolazione della linfa nei vasi legnosi compromettendo una porzione della pianta (foto n. 1) o più raramente l’intera vegetazione. Le infezioni di giovani piante sono le più pericolose perché possono condurre a morte anche repentina gli olivi in fase di allevamento (decorso apoplettico). Le piante adulte, che hanno già raggiunto la dimensione voluta della chioma, su cui si esegue unicamente una potatura di produzione, sono comunque suscettibili agli attacchi del patogeno; in questo caso tuttavia la dinamica ospite-patogeno porta ad un andamento cronico della malattia con disseccamenti parziali e successiva emissione di nuova vegetazione. L’asportazione delle parti sintomatiche può rallentare il decorso della malattia; gli interventi devono tenere conto dell’equilibrio complessivo della pianta per evitare che la spinta vegetativa si concentri nella parte interna della chioma con produzione unicamente di succhioni vegetativi originatisi dal tronco e dai rami. Il patogeno può essere trasmesso attraverso gli attrezzi di potatura che vanno accuratamente sterilizzati con il fuoco o con prodotti idonei (sali quaternari di ammonio, fungicidi rameici ecc.). Se possibile è sempre consigliabile eliminare le piante infette che costituiscono una fonte pericolosa di inoculo.
L’olivo è soggetto anche ad altre malattie del legno determinate dalla presenza nel tessuto vascolare delle piante di funghi tracheomicotici appartenenti ai generi Phaeoacremonium e Phaeomoniella. I sintomi sono costituiti da striature brune del legno con vari gradi d’estensione e di gravità delle aree necrotizzate (foto n. 2), in alcuni casi lunghe oltre un metro, che si accompagnano a clorosi delle foglie, filloptosi e seccume dei rametti; raramente le infezioni sono state associate a disseccamenti più o meno estesi della vegetazione. Alcuni autori riportano che agli inizi degli anni ‘80, Phaeoacremonium parasiticum, originariamente descritto come Phialophora parasitica, è risultato agente di gravi disseccamenti dell’olivo in Grecia; le piante colpite, cv Megaritiki, presentavano anche forti infestazioni di ilesino (Hylesinus oleiperda) e fleotribo (Phloeotribus scarabeoides). Anche il genere Fomitiporia, fungo basidiomicete agente di carie bianca del legno, è stato riscontrato su piante di olivo. Nel complesso sia i funghi tracheomicotici sia quelli cariogeni sono comunemente associati alla sindrome del mal dell’esca della vite.

 

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