SPECIALE VINITALY 2010 – 44° Salone Internazionale del Vino e dei Distillati

Supplemento al n. 13 di Agrisole del 2-8 aprile 2010
uvaBianca_Portinari.jpg

È bufera sui nuovi controlli Doc

Per i produttori il legame troppo stretto fra controllori e controllati non garantisce l’indipendenza

Partenza in salita per i nuovi controlli Doc. Il sistema di verifiche sui vini a denominazione passato, come previsto dall’ultima riforma dell’Ocm vino, dai consorzi di tutela ad organismi terzi di certificazione stenta a decollare.

Gli organismi di certificazione dovranno operare sulla base di un riconoscimento ministeriale cui spetta la vigilanza sul sistema e (a partire dal prossimo 1 maggio) di un placet rilasciato dall’organismo unico di accreditamento che in Italia si chiama Accredia. Al momento, e nonostante la data dell’1 maggio sia vicina, nessun ente di certificazione del settore vino ha ottenuto il rilascio certificato di conformità alle regole Ue necessario per operare.

Ma al di là degli step procedurali, una vera e propria ondata di critiche si sta riversando sul nuovo sistema di controlli da parte del mondo agricolo, cooperativo e dei consumatori. Per quanto riguarda questi ultimi, Assoutenti, dopo aver sollevato invano una serie di quesiti al ministero per le Politiche agricole, ha scritto direttamente alla Commissione Ue sollevando alcuni dubbi sull’assenza negli organismi di certificazione dei necessari requisiti di indipendenza. Aspetto quest’ultimo che a fronte di un prezzo unitario più elevato, non garantirebbe ai consumatori controlli all’altezza di prodotti a denominazione d’origine.

Le cooperative italiane. da parte loro, in un comunicato congiunto di Fedagri, Legacoop e Agci Agrital, hanno sottolineato la propria preoccupazione per novità che rischiano di rivelarsi troppo onerose per le aziende.

Ancora più esplicite e anche più dure sono state le organizzazioni agricole. Confagricoltura ha evidenziato soprattutto la necessità, sfruttando le norme previste dalla riforma della legge quadro su Doc e Docg, di adattare meglio i piani di controllo previsti dagli organismi di certificazione alla realtà delle singole denominazioni. Una strada che – secondo Confagricoltura – potrebbe dare un primo contributo all’abbattimento dei costi.

La Coldiretti ha messo all’indice l’eccesso di discrezionalità di cui godono gli organismi di certificazione nel definire azioni e relativi costi. E soprattutto ha attaccato il legame troppo stretto che gli enti di certificazione conservano con i Consorzi di tutela, tenuto conto che in molti casi hanno assorbito (con il meccanismo dell’affitto del ramo d’azienda) le strutture di controllo che in passato operavano presso gli stessi Consorzi di tutela. «Così si pongono – spiegano in Coldiretti – pesanti dubbi sul rispetto del requisito della terzietà, presupposto per poter effettuare i controlli».

Tutte accuse rimandate al mittente però da Valoritalia, il principale degli organismi di certificazione in Italia visto che è stato scelto da ben 159 denominazioni (sulle complessive 365) che rappresentano il 71% dei volumi di vino a denominazione d’origine. Valoritalia innanzitutto rivendica di aver finora sempre applicato il piano dei controlli e sottolinea da un lato di aver già incassato le autorizzazioni Mipaaf e in secondo luogo di aver ricevuto le prime visite di Accredita e che finora alcun rilievo è stato formulato. «Ma soprattutto – ha detto l’amministratore delegato di Valoritalia, Ezio Pelissetti – nessuna di quelle che per il mondo agricolo e per i consumatori rappresentano anomalie o rischi per l’indipendenza del nostro organismo, è invece esclusa dalla regolamentazione comunitaria».

 

 


Pubblica un commento