Spazio alla cooperazione mediterranea

MERCATI GLOBALI
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Una politica d’integrazione
agricola tra le
due sponde del Mediterraneo
è da anni obiettivo
prioritario dei processi di internazionalizzazione.
Anche
se spesso sono proprio i paesi
del «bacino» i più temuti
competitor per le produzioni
mediterranee, la logica prevalente
è la collaborazione a
360 gradi. Una spinta in questa
direzione è stata data dal
convegno promosso dalla
Confagricoltura in collaborazione
con il ministero per lo
Sviluppo economico su «Appuntamento
al Centro. L’agricoltura
unisce i paesi del Mediterraneo
».

«Le politiche di internazionalizzazione
– ha spiegato il
presidente di
Confagricoltura Mario Guidi
– possono contribuire a rinsaldare
i rapporti tra due aree
del mondo, cioè tra le due
sponde del Mediterraneo, tramite
un settore, l’agricoltura,
che tanta parte ha nell’economia
e nella società dei paesi
coinvolti». Per il momento la
Confagricoltura, che ha schierato
sul campo le sue migliori
imprese, non ha concluso
intese, ma ha posto le basi
per una cooperazione più
stretta in tutti i campi d’azione,
dalle produzioni biologiche
alle energie rinnovabili,
e in particolare al biogas, dalla
formazione e imprenditoria
giovanile all’agriturismo,
senza escludere innovazione
e trasferimento di tecnologie.

E nella presentazione
del top dell’agricoltura made
in Italy quasi tutti i prodotti
erano targati «Anga»
(Associazione dei giovani
agricoltura).

Guidi ha comunque ricordato
che non si parte da zero.
L’Unione europea infatti da
anni sta rinsaldando i legami
con i paesi del bacino. L’Europa
– ha detto il presidente
di Confagricoltura – ha stipulato
accordi euro-mediterranei
con tutti i paesi. E gli
scambi di prodotti agricoli sono
stati sempre al centro delle
concessioni previste da tali
accordi. Il fatto poi che
questi paesi siano qui per sviluppare
iniziative in campo
agricolo dimostra – ha aggiunto
– che non ci sono solo
competitività e concorrenza
tra le due sponde del Mediterraneo,
ma anche possibilità
di stringere accordi e
scambiarsi know how per
crescere».

E il direttore generale dell’organizzazione
agricola,
Luigi Mastrobuono, ha sottolineato
da parte sua che «occorre
mettersi insieme per fare
business, perché alla base
dei progetti di internazionalizzazione
ci sono le imprese
e le persone». «Dare impulso
ad accordi di libero scambio
– ha ribadito il vice-ministro
dello Sviluppo economico,
Carlo Calenda – deve essere
un priorità».

Alla «due giorni» romana
dunque è stato tracciato un
percorso che ora dovrà essere
rafforzato e portare così
– ha spiegato Giandomenico
Consalvo, componente
della giunta confederale
con delega all’internazionalizzazione
– a un progetto
più ampio che preveda successivi
appuntamenti in ciascun
paese».

Non si è arrivati ancora
alla stipula di accordi, ma
comunque sono stati già individuati
i punti di incontro
che sul fronte agricolo sarà
possibile trovare nei singoli
Stati.

In Libia, per esempio, dove
anche dopo la rivoluzione
l’Italia resta il principale
partner economico, si punta
sull’export di bovini, carni,
ortofrutta, olio e latte. Israele
invece ha manifestato
grande interesse al modello
italiano dell’agriturismo e i
tour operator hanno annunciato
la proposta di «pacchetti
agrituristici» in Italia. Giordania
e territori palestinesi
invece sarebbero più interessati
alla formazione per accompagnare
le imprese locali
verso una sempre maggiore
qualificazione della produzione.

Il Marocco, uno dei grandi
competitor in particolare
nel settore dell’ortofrutta,
vuole fare il grande salto nelle
agroenergie e perciò si prospettano
accordi di partenariato
per la realizzazione di
impianti di biogas. Un supporto
legislativo per quanto
riguarda la produzione biologica
è stato chiesto invece
dalla Tunisia che sta sviluppano
la sua agricoltura verso
la produzione «eco».


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