Sisti: «Parola d’ordine sostenibilità»

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Parla il presidente mondiale degli agronomi: «Una professione al servizio del territorio»

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Un ruolo sempre più centrale, innovativo e impegnativo. È quello degli agronomi e forestali che sono chiamati a creare valore, portare innovazione, aumentare l’attenzione e la sensibilità verso i consumatori e il territorio ma anche a coniugare la produttività di terreni, boschi e paesaggi con la sostenibilità ambientale.

Ne abbiamo parlato con Andrea Sisti, presidente nazionale Conaf (Consiglio nazionale dottori Agronomi e dottori Forestali) e dallo scorso settembre presidente mondiale degli agronomi (WAA, World association of agronomists), la compagine mondiale degli agronomi, con circa 550mila iscritti, di cui 22mila in Italia, intervenuto al convegno “Sostenibilità, sicurezza alimentare e tutela del paesaggio” organizzato a Verona dall’Ordine provinciale degli agronomi e forestali.

«La nostra professione – ha sottolineato Sisti –, per la sua preparazione, è quella che riesce meglio di tutte a tradurre l’impatto delle produzioni sul territorio; oltre che a comprendere le esigenze dei consumatori e quindi proporre loro quella produzione che oggi ha un valore diverso da un tempo. Oggi sono tanti i valori che anche noi abbiamo contribuito a sviluppare: dalla sicurezza delle persone, all’etica, alla capacità che il cibo abbia anche un’identità, perché mangiare prodotti che possano rappresentare dei territori dà simbologia di appartenenza».

Innovazione, ricerca, formazione. Va in questa direzione la professione?

«Il mondo è cambiato nelle città e nelle campagne. La professione dell’agronomo e del forestale è legata ai temi dello sviluppo rurale, della consulenza aziendale, del ruolo degli agronomi nel contrasto ai cambiamenti climatici ma anche, e in veste di project manager, delle reti di imprese agricole e agroalimentari. È necessario, infatti, che avvenga una crescita dimensionale delle imprese, pur mantenendo la propria specificità e individualità, per affrontare il mercato internazionale. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti: chi avrebbe mai pensato che nelle stalle, oggi ristrutturate in agriturismi, avrebbero dormito le persone? Noi lo diamo per scontato, ma questa rivoluzione c’è stata e soprattutto nelle aree più marginali è un modo per le aziende agricole di caratterizzarsi. Così come la trasformazione dei prodotti e la ristorazione sono diventati oggi patrimonio, anche, degli agricoltori».

Qual è il suo impegno in veste di presidente mondiale?

«Come Consiglio nazionale abbiamo capito che per lo sviluppo della professione erano molto importanti gli scenari internazionali. Da lì è iniziata la nostra partecipazione alla struttura europea e la scelta di aderire all’Organizzazione mondiale degli agronomi. Al congresso mondiale a Expo, oltre alla mia nomina, è stata approvata la Carta universale dell’agronomo a dimostrazione che è davvero una figura universale con denominatori comuni. Trattiamo la sostenibilità in maniera diversa da Paese a Paese per condizioni e vantaggi, ma dobbiamo avere regole uniformi, sopportabili da tutti, che non determinino dumping commerciali o ambientali».

Qual è il futuro della vostra professione?

«La sfida degli agronomi per il futuro è incentrata sull’innovazione e sulla ricerca come l’agricoltura di precisione e l’uso di tecnologie informatizzate, droni e satelliti, per migliorare le capacità delle imprese agricole».

 

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