Sempre più recupero in viticoltura

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Irroratrici a pannelli sempre più tecnologicamente avanzate e convenienti

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Le irroratrici a recupero di prodotto sono in forte diffusione. Le motivazioni vanno ricercate in più aspetti: –   incremento dell’offerta. Oggi tutte le principali case costruttrici stanno lavorando sul fronte delle irroratrici a recupero di prodotto, introducendo forti miglioramenti tecnologici stimolati dalla situazione di concorrenza. Un incremento dell’offerta che dovrebbe condurre anche ad contenimento dei prezzi delle macchine; –   nuovo piano di azione nazionale sugli usi sostenibili (Pan). I nuovi vincoli introdotti dal Pan giocano a favore della diffusione di attrezzature schermate che permettono di ridurre le fasce di terreno vincolate alla “non irrorazione” di agrofarmaci da 30 a 10 metri. Un’imposizione che che dovrà essere considerata anche da tutte le aziende viticole; –   incremento della superficie aziendale. Negli ultimi 10 anni la superficie media delle aziende viticole italiane è praticamente raddoppiata passando da 0,89 ad 1,59 ettari. Questo dato contribuisce, in modo inversamente proporzionale, alla costituzione della quota annua di ammortamento ad ettaro delle attrezzature e se nei prossimi anni sarà confermato questo trend di crescita il numero delle aziende che troveranno conveniente investire su irroratrici a recupero di prodotto sarà sempre superiore. Un aspetto questo che deve anche essere letto alla luce dalle opportunità offerte dalle irroratrici multifila, che possono essere anche a recupero di prodotto, interessanti per velocizzare i tempi di lavoro riducendo le percorrenze fra i filari.

Costi e convenienza

La convenienza all’acquisto di un’irroratrice a recupero va letta da più punti di vista. Il principale vantaggio è sicuramente quello ambientale che purtroppo, non essendo monetizzabile, acquisisce valore solo nel momento in cui tornano i conti economici. Poter irrorare una fascia di rispetto (no spray zone) di 20 metri in più, come previsto dal Pan, è già di per sè un fattore di tangibile interesse. Troppo spesso la convenienza di un’irroratrice a recupero è calcolata solo in funzione all’effettivo risparmio sul costo degli agrofarmaci. Risparmio in agrofarmaci. La percentuale di recupero di soluzione rispetto al quantitativo effettivamente irrorato varia in funzione della condizione vegetativa del vigneto. Ad inizio stagione si verificano le più alte percentuali di contenimento della dispersione di soluzione, fino all’80%, mentre a fine stagione lo spessore della parete abbassa queste percentuali fino al solo 20%. In linea di massima, anche in considerazione dei differenti volumi di irrorazione adottati nel corso della stagione, il risparmio medio realizzabile con i pannelli di recupero è del 40%. Considerando che il costo medio di agrofarmaci per un ettaro di vigneto si aggira sui 750,00 euro l’anno ne risulta un risparmio di 300,00 euro ad ettaro. In questa fase non entriamo ancora nel merito di eventuali ulteriori risparmi sul dosaggio dei prodotti fitosanitari che potrebbe derivare da una migliore distribuzione del prodotto che, pur essendo un’importante tesi da prendere in considerazione, al momento è ancora tutta da verificare. Risparmio di manodopera. Nelle valutazioni sull’effettiva convenienza all’acquisto di una macchina a recupero di prodotto devono essere considerati anche gli aspetti relativi al confronto con il tipo di attrezzatura precedentemente adottato in azienda. Per le aziende che utilizzano macchine monofila il passaggio ad una attrezzatura bi-fila permette anche un’immediata riduzione dei tempi di lavoro ed una maggiore tempestività di intervento. In linea di massima questo risparmio di manodopera può essere quantificato in 240,00 euro ad ettaro l’anno. Al contrario, per chi adottava una tri-fila il passaggio ad una macchina a recupero da questo punto di vista è leggermente peggiorativo.

Ammortamento, la variabile della fila

Il costo di una irroratrice a recupero di prodotto è molto variabile in funzione delle caratteristiche della macchina individuata. Queste molto spesso sono bi-fila anche se esistono versioni monofila particolarmente adatte per le zone collinari dove gli spazi e le irregolarità le rendono più facilmente gestibili. Influiscono sul costo della macchina sia le dotazioni idrauliche od elettroidrauliche di regolazione e tutte le dotazioni elettroniche di comando e controllo. Particolarmente importanti sono il computer di bordo con la possibilità di rapportare la velocità di avanzamento ai volumi di irrorazione ed anche il rilievo istantaneo dei quantitativi di soluzione recuperata. Sul costo della macchina incide anche la versatilità di regolazione della stessa che può permettere interessanti economie quando destinata ad aziende con forme di allevamento, altezze e sesti standardizzati. Macchine che devono potere essere regolate idraulicamente sia in altezza che in larghezza sono sicuramente più complesse ed onerose. La forte evoluzione che sta ancora oggi interessando questo tipo di attrezzature e la loro maggiore complessità rispetto ad altre macchine potrebbe portare ad un più rapido invecchiamento di queste attrezzature per le quali non è il caso di considerare tempi di ammortamento troppo lunghi. La superficie complessiva alla quale queste macchine sono destinate è invece molto importante per la riduzione dell’incidenza di costo dell’irroratrice riferita al singolo ettaro di vigneto. Nella valutazione del costo di ammortamento di queste attrezzature occorre fare molta attenzione al valore di acquisto considerato. Se da un lato è vero che si tratta di macchine più costose rispetto ad attrezzature che si potrebbero considerare convenzionali, dall’altro è allo stesso modo vero che per le aziende che sono nella condizione di cambiare attrezzatura, e magari di passare a macchine multifila, i benefici offerti dalle macchine a recupero dovrebbero essere valutati semplicemente sulla differenza di prezzo fra le due tipologie di attrezzature. Per queste aziende molto spesso il limite di superficie massima che ne giustifica l’acquisto arriva anche a dimezzarsi.

Un esempio concreto

A titolo di esempio proviamo a valutare l’effettiva convenienza per un’azienda viticola della superficie di 10 ettari nel dotarsi di un’irroratrice a recupero di prodotto. Una macchina bi-fila del valore nuovo di 50.000 euro ha un’incidenza di costo di ammortamento ad ettaro, calcolato su di un periodo di ammortamento di 10 anni, pari a 616,15 euro. Questa macchina per contro offre la prerogativa di risparmiare 300 euro di agrofarmaci e 240 euro di manodopera. Ne risulta che il costo effettivo di questa macchina è di soli 76,15 euro ad ettaro. Se però questa azienda avesse già in programma di dotarsi di una nuova irroratrice, magari del costo di soli 10.000 euro, il livello di convenienza economica all’acquisto della macchina a recupero di prodotto si potrebbe calcolare sulla differenza fra il valore delle due macchine (50.000 – 10.000 = 40.000). In questo caso il costo ad ettaro da recuperare con risparmio di prodotto e manodopera scenderebbe a 493,16 (ammortamento in 10 anni di una macchina da 40.000 euro su 10 ettari di superfice) generando un vantaggio economico di 46,84 euro l’ettaro l’anno (300 euro di risparmio di fitofarmaci + 240 euro di risparmio di manodopera = 540,00 euro di risparmio. 540 – 493.16 = 46,84 euro).

Migliora la qualità della distribuzione

Con le irroratrici a recupero di prodotto è sicuramente vero che si genera un miglioramento qualitativo della distribuzione dovuto sia alla schermatura che alla presenza di getti contrapposti che migliorano l’omogeneità e la precisine di distribuzione. L’irrorazione tradizionale molto spesso è in effetti influenzata anche da leggere brezze di vento o dalla velocità di avanzamento della trattrice che aumentando riduce la lunghezza della gittata. La schermatura e la vicinanza del punto di irrorazione alla parete vegetativa azzera questi rischi. Foto di Claudio Corradi Visualizza l’articolo completo di Terra e Vita n. 12/2015