Tanta voglia di soia, ma il seme?

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Nonostante le buone intenzioni degli agricoltori, la disponibilità varietale dell’oleaginosa appare ridotta.

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A sentire le intenzioni di semina degli agricoltori, la superficie destinata a soia per il 2013 in Italia viene data in aumento.

Dai 160mila ettari del 2012 si dovrebbe raggiungere quota 200mila, pari a un aumento del 20% circa. Ma il condizionale è d’obbligo perché, andando a verificare la disponibilità di seme di soia, non sembra essercene a sufficienza per coprire gli ettari desiderati.

E la motivazione è abbastanza ovvia. «La stagione 2012 della soia – spiega Piero Ciriani, direttore commerciale presso Sipcam Italia divisione Agroqualità – ha registrato un drammatico calo produttivo che ha coinvolto anche noi sementieri, che pure seguiamo le nostre produzioni con il massimo della cura. Per cui si può stimare una carenza di almeno il 20-25% nella produzione italiana di seme di soia». Se, quindi, fino a pochi mesi fa si pensava che la superficie seminata a soia sarebbe calata in modo anche significativo nel 2013, a seguito in particolare dell’aumento degli ettari a grano, adesso la situazione è cambiata, perché si è seminato un po’ meno grano del previsto e le colture primaverili stanno incontrando difficoltà di semina per le continue piogge. Di conseguenza, è tornata a crescere la ‘voglia’ di soia, che si scontra però con la minore disponibilità di seme. Esiste dunque il rischio che arrivi in Italia seme di provenienza incerta?

«Questo rischio c’è sempre – precisa Ciriani – ma è più probabile che se l’agricoltore non trova seme di soia ripieghi comunque sul mais, soprattutto nel caso in cui si trovi in zona vocata per la soia o dove la soia è parte fondamentale della rotazione, come ad esempio nel Veneziano. In un areale, invece, come quello del Bolognese, anche il sorgo potrebbe essere un’alternativa».

Sulla qualità del seme e sugli eventuali rischi di non germinabilità, Ciriani non ha dubbi. «Il nostro seme è prima di tutto certificato da precisi standard, e quindi dall’Ense, per cui non sussistono problemi di germinabilità. Altro discorso è il rischio di non germinabilità insito nel seme di soia».

Cambiamo ditta sementiera, ma il panorama non cambia. «Confermiamo la forte difficoltà – esordisce Giovanni Toffano della Sis –. Che la soia manchi per condizioni climatiche avverse può anche capitare, ma che questo si verifichi in tutta Europa, è davvero una novità. Quindi siamo un po’ in crisi e la limitata disponibilità delle varietà causata dal calo produttivo 2012, ha determinato un decremento nella disponibilità del nostro fabbisogno di circa il 40%».

PRIMAVERILI IN RITARDO

Facciamo un passo indietro e torniamo ai motivi che hanno portato all’aumento della richiesta di soia. «Più che per la difficoltà nel preparare i terreni e nel seminare, cosa che ha riguardato più la barbabietola e meno il mais – sostiene Toffano – è stato il problema micotossine in tutto l’areale a cavallo del Po ad aver ridotto le intenzioni di semina del mais. Essendo diminuiti anche gli ettari a grano, di conseguenza è cresciuta la richiesta di soia».

Se allora non è disponibile in quantità sufficienti il seme di soia, l’agricoltore dovrà valutare le strade alternative a sua disposizione, se non vuole correre rischi affidandosi a semente di dubbia provenienza con germinabilità a rischio (nè si può pensare, almeno teoricamente, che arrivi seme ogm, come noto bandito dai nostri terreni). Di solito, infatti, ad annate produttive buone corrisponde molta disponibilità di seme di qualità elevata, mentre a seguito di annate negative come il 2012 il prodotto è scarso sia come quantità che come qualità. E quindi si valutano le altre colture di cui sopra. «Effettivamente nelle nostre ultime riunioni questa problematica è emersa in maniera importante – conclude Marco Nardi, direttore di Assosementi –. E seme non ogm al momento è davvero difficile trovarlo. Ma la soia si presta più di altre colture a ingressi non proprio trasparenti, quindi potrebbe essere che alla fine gli agricoltori riescano a rifornirsi. Sicuramente la situazione è particolare, perché a metà marzo le semine primaverili sono ancora tutte da fare. Dando per confermate quelle della bietola, le altre colture probabilmente saranno sparigliate, con il mais che potrebbe perdere meno del previsto (anche in zona riso lo si dà in recupero) e il sorgo outsider interessante. Insomma, i numeri sono ancora tutti da giocare».