Seminare in proprio conviene ancora?

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Raramente i costi sostenuti dall’azienda agricola sono inferiori alla tariffa agromeccanica

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La corretta epoca di semina è considerata fondamentale per una buona riuscita della coltura: più difficile è stabilire se sia preferibile anticiparla o ritardarla rispetto al periodo canonico.

Sulle colture a ciclo estivo un certo anticipo è spesso consigliabile, per quanto possa esporre la coltura al rischio di ritorni di freddo e a gelate primaverili, un’eventualità invero poco frequente nell’ultimo decennio, caratterizzato da primavere miti e piovose. In assenza di irrigazione un certo anticipo nella semina può favorire il completo sviluppo della coltura prima del grande caldo: un siffatto andamento stagionale premia le semine anticipate e rende ancor più scottante il tema della tempestività di intervento. È questo l’argomento più convincente portato a difesa di chi sostiene la semina in proprio: chi ha i buoi in proprietà, sostiene un antico proverbio contadino, può arare quando gli pare. Nel caso dell’affidamento a terzi – contoterzista o forma associata – ci sono turni da rispettare, che allargano la forbice temporale fra il primo e l’ultimo ettaro, anche se i professionisti della meccanizzazione sono attrezzati per lavorare grandi superfici in tempi assai brevi.

Progresso tecnologico e ammortamento

Con una seminatrice a 4 file si possono seminare una decina di ettari di mais al giorno: ma una coppia di seminatrici “da conto terzi”, dotate di sistemi evoluti di guida satellitare, può lavorare 24 ore su 24, e coprire anche 100 ettari al giorno. Il professionista che ha investito somme considerevoli su questa lavorazione è preparato ad affrontare tutte le evenienze, in primo luogo quelle climatiche: con pneumatici ad alto indice di galleggiamento può entrare in campo anche con terreno umido, allargando la “finestra” temporale disponibile. D’altra parte la (presunta) maggiore tempestività che potrebbe conseguire l’agricoltore che semina in proprio, si scontra con gli aspetti economici: il progresso tecnologico ha un costo che può essere ammortizzato solo su una superficie relativamente ampia.

Il mercato offre tuttora seminatrici di costo contenuto e con ammortamento meno impegnativo, ma si tratta di macchine standard, che danno il meglio di sé solo su terreni accuratamente preparati. Una buona preparazione del letto di semina presuppone una serie di interventi mirati in relazione alla natura del suolo e alla sua umidità, oltre a un parco macchine completo ed efficiente. Queste condizioni non sempre si verificano nelle aziende che puntano al risparmio: la semina viene spesso eseguita su terreni affinati in modo non uniforme, livellati approssimativamente, con tratti costipati alternati ad altri troppo soffici. Gli effetti di questa imprecisione si manifestano già all’emergenza, con ritardi nello sviluppo che portano a investimenti disomogenei, tali da determinare cali produttivi e contrazione dei ricavi, a parità di costi sostenuti.

 

Cantieri a confronto

In verità, i costi sopportati dall’azienda agricola che intende meccanizzare in proprio la semina possono essere comparabili con quelli praticati dalle imprese agromeccaniche solo a precise condizioni, come è possibile verificare esaminando attentamente la tab. 1. Il confronto riguarda due diversi cantieri per la semina a righe su terreno lavorato: uno con seminatrice a cassa fissa da 3 metri di larghezza di lavoro, l’altro con una macchina a 3 corpi a comando idraulico con trasporto pneumatico del seme. Per entrambe le trattrici impiegate per l’azionamento del cantiere, i costi sono stati calcolati impiegando i medesimi criteri e parametri economici, con l’unica differenza che per uso proprio è stato considerato un impiego annuo di 400 ore, contro le 800 ore annue del contoterzista. Di conseguenza, per il contoterzista è stato preso il costo orario per il cliente, comprensivo dei vari oneri fiscali, previdenziali e tributari, per un valore prossimo al prezzo medio applicato alla clientela primaria, su scala nazionale. Per l’impiego della macchina per conto proprio sono stati invece considerati i costi orari puri direttamente sostenuti dall’azienda agricola, ricercando il livello di indifferenza rispetto al prezzo del terzista.

La tabella ci mostra che, conducendo l’analisi economico finanziaria su basi rigorose, il costo dell’uso in proprio eguaglia quello del servizio agromeccanico per una superficie effettivamente seminata di 65 ettari per la seminatrice convenzionale, che salgono a 210 per la pneumatica. Se consideriamo la superficie media delle aziende agricole a seminativi risultante dalle statistiche, l’acquisto in proprio di una seminatrice semplice ed economica potrebbe essere conveniente solo per aziende di taglia medio-grande.

Degno di nota è però il tempo di ammortamento nelle due ipotesi: i 6 anni necessari al contoterzista, equivalenti al periodo di ammortamento fiscale, diventano ben 36 anni per l’azienda agricola, per entrambi i cantieri. Trentasei anni sono tanti, troppi per impostare un piano finanziario, per di più su un bene mobile soggetto a una rapida evoluzione: ogni 10-15 anni cambiano le norme sulla sicurezza delle macchine agricole, mentre il progresso tecnologico avanza inesorabile. Legarsi a una macchina specifica – come la seminatrice – significa credere che per i prossimi decenni il mercato richiederà le stesse colture di oggi: una bella illusione, ma nessuna certezza.

L’affidamento del lavoro all’impresa agromeccanica non comporta rischi di questo tipo, dato che l’agricoltore non deve fare investimenti a lungo termine ed è libero di cambiare il proprio ordinamento aziendale quando vuole. Per lo stesso terzista, d’altra parte, sei anni sono un lasso di tempo ragionevole; inoltre una macchina articolata può contare su un mercato dell’usato di respiro internazionale, mentre una seminatrice di piccola taglia può rivelarsi difficilmente commerciabile.

Tempestività

La gestione della semina in proprio rimette in discussione la questione della tempestività: come abbiamo visto, un’azienda azienda agricola che debba seminare 65 ettari (che in Italia sono già una bella partita) richiede una cinquantina di ore di lavoro, in una fase stagionale in cui la durata del giorno è limitata. Le cinque giornate necessarie al cantiere convenzionale possono richiedere una semina in due tempi, se incombe la cattiva stagione; nelle stesse condizioni un contoterzista con guida satellitare potrebbe completare il lavoro in meno di 24 ore. È opportuno aggiungere che la capacità di adattamento al profilo del terreno, che può assicurare una macchina a telaio articolato, è assai superiore a quella di una a struttura rigida; la quota di terreno calpestato dalle ruote della trattrice, pur considerando le gomme larghe richieste dal cantiere più pesante, diminuisce a vantaggio dell’uniformità di emergenza.

Come avviene per le lavorazioni di tipo puntuale – che si verificano cioè in precisi momenti dell’anno – anche la semina in proprio conviene solo ad aziende agricole di dimensioni ben superiori alla media. Limitandosi alle sole macchine di tipo convenzionale, la semina in proprio di 25 ettari avrebbe un costo orario superiore ai 70 euro, quale effetto dell’impiego puntiforme della macchina nel corso dell’anno: un onere eccessivo anche per i sostenitori del “chi fa da sé…”. Si potrebbe aggiungere che l’impiego di macchine usate, di valore commerciale modesto, non migliora di molto la soglia minima di accesso: anche in questi casi l’equivalenza rispetto al prezzo del contoterzista si raggiunge solo oltre i 20 ettari annui.

La valutazione è stata condotta considerando i maggiori costi per la manutenzione, che nelle macchine più datate incide in modo sensibile, e in particolare la manodopera necessaria. Il riferimento all’usato non tiene però conto del divario tecnologico che esiste fra un usato semplicemente “marciante” e uno costantemente aggiornato: le differenze ci sono ed hanno un valore reale. Capita infatti che anche i contoterzisti più aggiornati abbiano in linea, accanto a macchine dell’ultima generazione, qualche seminatrice anziana solo dal punto di vista anagrafico, ma tecnicamente identica a quelle più moderne, per superare senza scosse gli inevitabili picchi di lavoro, particolarmente frequenti in caso di rottura del tempo. In questi casi il costo di esercizio della macchina, da tempo ammortizzata, è composto solo dagli oneri di manutenzione e di aggiornamento, necessari per mantenerne e migliorarne l’efficienza e la produttività, garantendosi un ragionevole margine di affidabilità e sicurezza.

Roberto Guidotti